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Zeman: ”Il sistema convinse Sensi che con me in panchina non avrebbe mai vinto nulla”

Redazione 13 Novembre 2022

Zeman al Corsera …

Roma è la sua città d’adozione.
“Vivo qui da 25 anni, ho allenato entrambe le squadre, e sia i laziali sia i romanisti mi vogliono ancora bene”. […]

Nel 1997 ad allenare la Roma andò lei.

“La Lazio mi aveva esonerato. Suona il telefono: ‘Sono il presidente Sensi’. Buttai giù: ‘E io sono Napoleone’. Era Sensi per davvero”.

Come andò con la Roma?
“Il campionato 1998-1999 fu un calvario di torti arbitrali, che costarono alla mia Roma almeno 21 punti. A Udine ci inventarono un rigore contro. Avevamo un attaccante, Fabio Junior, immeritatamente detto l’Uragano blu, che non segnava mai; quando finalmente fece un gol, glielo annullarono, non si è mai capito perché. Episodi assurdi. I calciatori videro che i loro sforzi erano inutili, e qualcuno mollò. La quartultima giornata perdemmo 4 a 5 con l’Inter all’Olimpico. Si disse che l’Inter avesse contattato tre dei miei in vista dell’anno successivo. Ebbi l’impressione che alcuni fossero distratti, c’erano difensori che facevano i centravanti… Così con Sensi decidemmo di fare nuovi acquisti”.

Invece Sensi la mandò via.
“Il sistema lo convinse che con me in panchina non avrebbe mai vinto nulla”.

Arrivò Capello, e nel 2001 vinse lo scudetto.
“Ma con spese folli, tipo i 70 miliardi per Batistuta trentunenne, che costarono a Sensi il tracollo finanziario. E Capello non partecipò alla festa al Circo Massimo, che io non mi sarei perso per niente al mondo […]”.

Il giocatore più forte che ha mai avuto?

“Totti. Pareva avesse quattro occhi, due davanti e due dietro. Gli ho visto fare cose che sorprendevano tutti, anche me dalla panchina. Un’intelligenza calcistica prodigiosa. L’ho allenato due volte, quando aveva ventun anni e quando ne aveva trentasei, al mio ritorno alla Roma. Mi ha sempre seguito. E non abbiamo ma litigato”.

 

Tags: prima-pagina zdenek zeman

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