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Storie di Calcio

17 maggio 1972 – La prima Coppa Uefa è vinta dal Tottenham

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) –

Nel 1972, la Coppa UEFA prendeva il posto della Coppa delle Fiere. Anche se, a dire il vero, non c’è un legame formalmente diretto tra le due competizioni, visto che né la UEFA né la FIFA hanno mai riconosciuto l’ufficialità della Coppa delle Fiere. Tuttavia, tra i due tornei c’è un nesso cronologico indiscutibile, dato che la fine di uno coincide con l’inizio dell’altro. Inoltre, la formula della Coppa UEFA ricalcava in buona parte proprio quella della Coppa delle Fiere che l’aveva preceduta.

Va anche detto che, rispetto alla Coppa dei Campioni e alla Coppa delle Coppe, trofei che erano attribuiti alla vincente di una finale “secca”, la Coppa UEFA aveva la particolarità di prevedere la finale in due partite: una di andata e una di ritorno. Nella configurazione della nascente competizione, gli organizzatori avevano attribuito da 1 a 4 posti per ciascuna federazione a secondo del “rating” di ogni rispettivo paese e, alla fine, il nuovo trofeo andò ai londinesi del Tottenham, usciti vittoriosi dalla doppia finale con il Wolverhampton.

Tra le 64 squadre, che avevano partecipato alla prima edizione, troviamo club rinomati come: Aberdeen, Amburgo, Anderlecht, Athletic Bilbao, Atletico Madrid, Basilea, Bruges, Colonia, Dinamo Zagabria, Ferencváros, Hertha Berlino, Juventus, Leeds, Legia Varsavia, Milan, Napoli, Porto, Rapid Vienna, Real Madrid, Saint Étienne, Southampton, Spartak Mosca, Tottenham e Wolverhampton.

La strada della conquista del trofeo da parte del Tottenham passò per le vittorie contro gli islandesi del Keflavík (6 a 1 all’andata e 9 a 0 al ritorno). Seguirono poi le eliminazioni del Nantes (pareggio all’andata e vittoria per uno a zero al ritorno), del Rapid Bucarest (battuto due a zero e tre a zero) e dei romeni dell’UT Arad (grazie ad una vittoria per due a zero dei londinesi in trasferta ed un pareggio casalingo, finito uno a uno). Poi, l’eliminazione del Milan, a seguito delle due partite di semifinale (vittoria all’andata 2 a1, e pareggio 1 a 1 al ritorno) permise al Tottenham di arrivare in finale ed affrontare i compatrioti del Wolverhampton.

Il Wolverhampton Wanderers, dal canto suo, arrivò in finale grazie alla eliminazione dell’Academica di Coimbra, degli olandesi dell’Ado dell’Aia e del Carl Zeiss Jena. Nel prosieguo della competizione, il Wolverhampton eliminò la

Juventus, nei quarti, e gli ungheresi del Ferencváros in semifinale. Le due partite tra le finaliste inglesi si tennero dunque in Inghilterra, rispettivamente il 3 e il 17 maggio del 1972.

PRIMA FINALE

Dapprima, una doverosa annotazione sulle condizioni del campo: non piove durante il match, ma deve sicuramente avere piovuto abbondantemente nelle ore precedenti  alla  partita, perché  il  terreno,  pur  non presentando pozze vistose, è decisamente bagnato.

Il Tottenham ha già una grande occasione a pochi minuti dall’inizio del match. Al 5′, il numero 11 Ralph Coathes parte dal lato destro del campo, si accentra, avanza di una ventina di metri scartando due avversari e guadagna un calcio di punizione dal limite. Splendida esecuzione di sinistro di Chivers: un tiro potente che sfiora l’incrocio del sette alla destra del portiere, senza che il numero uno del Wolverhampton abbia il tempo di accennare a una reazione.

Non passa neanche un minuto e ancora Chivers riceve, su altro calcio di punizione battuto da Knowles, un cross al centro dell’area. Il centravanti colpisce di testa e la palla va alta, ma non di molto, sulla traversa. Poi, gradualmente, sono i Wanderers ad imporsi con le loro offensive: al 10′, c’è infatti la prima azione pericolosa del Wolverhampton, che costringe la difesa avversaria al corner. Il calcio d’angolo, però, non è sfruttato dai padroni di casa. Al 13′, altra azione pericolosa dei “Wolves” nell’area piccola del Tottenham, ma il portiere, Jennings, esce tempestivamente e risolve la situazione. Al 17′, il Wolverhampton fa ancora una pericolosa incursione con Dougan nell’area del Tottenham. Phil Beal, giocatore del Tottenham, è costretto all’intervento in copertura e alla deviazione sul fondo: secondo corner per i padroni di casa. Ma, anche in questo caso, il corner è poco efficace e la palla finisce direttamente al portiere.

Al 29′ azione di straordinaria intensità: Richards, numero 10 dei Wanderers, si rende protagonista di una pericolosa discesa sulla fascia sinistra. Il portiere del Tottenham è costretto ad uscire dall’area e rinviare forte di piede. La palla arriva a centrocampo. Lì all’interno del cerchio del terreno di gioco c’è Danny Hegan. Il centrocampista del Wolverhampton si impossessa del pallone e fa partire un tiro di 55 metri verso il sette del palo sinistro della porta del Tottenham. Jennings è costretto a rientrare di corsa in porta e riesce a salvare deviando alto sulla traversa: terzo corner per il Wolverhampton (finora il Tottenham non ne ha ancora battuti). La partita prosegue e, nei 25 minuti seguenti, è fondamentalmente il Wolverhampton a condurre il gioco, tanto da costringere spesso gli “spurs” ad interventi  fallosi  (due  cartellini  gialli  per  loro  in meno di 10 minuti). Il primo tempo, comunque si chiude a reti inviolate.

All’inizio della ripresa, azione molto bella dei padroni di casa: tutto parte dal lato destro della difesa dei Wanderers: passaggio di Munro a Hegan, questi taglia trasversalmente il campo, all’altezza del centrocampo, e passa a Taylor sul lato opposto. Taylor dal centrocampo fa un lancio in verticale di una quarantina di metri e serve Dougan sul lato sinistro dell’area Tottenham. La mezzala dei Wanderers resiste alla carica di un avversario, poi crossa al centro dell’area piccola per il centravanti della sua squadra: Richards è solo davanti al portiere e potrebbe facilmente andare al tiro. Ma, a quel punto, arriva il terzino del Tottenham, Cyril Knowles, che con un intervento in scivolata da dietro manda la palla sul fondo. Per i Wanderers è solo calcio d’angolo. Ed è il quarto corner a loro favore. Poi, sugli sviluppi del corner, battuto corto sulla sinistra, tiro fortissimo di un giocatore dei Wanderers: Hibbitt. Ma, fortunatamente per gli “spurs”, un loro uomo, Phil Beal, salva deviando in corner di testa. Quinto calcio d’angolo a favore del Wolverhampton, seguito poco dopo da un sesto e da un settimo tiro dalla bandierina, di cui gli ultimi quattro in meno di due minuti. E proprio in questa fase della partita, caratterizzata da una fortissima spinta dei “Wolves”, è  invece il Tottenham  che, nella prima azione offensiva della ripresa, passa in vantaggio al 57′.

Coates subisce fallo sulla tre quarti di destra dei “Wolves”. England si incarica di battere la punizione con un lungo tiro a rientrare. Il tiro pesca il compagno Chivers al centro dell’area avversaria e il centravanti del Tottenham colpisce forte di  testa,  mettendo  la  palla  sul sette alla sinistra di Parkes. “Spurs” in vantaggio uno a zero e palla al centro.

Tre o quattro minuti dopo la situazione si ripete: punizione a favore del Tottenham e Chivers riceve nuovamente palla in area avversaria. Questa volta, però, il suo colpo di testa è meno preciso e la palla finisce un po’ alta. Verso il 72′ c’è una furibonda mischia in area del Tottenham, con almeno quattro tiri di seguito effettuati dai “Wolves”. Al quinto tiro, l’arbitro rileva un fallo di mano, fuori dall’area, di Alan Mullery, capitano del Tottenham. La punizione dal limite è battuta rapidamente da Danny Hegan. Tutto questo quando la difesa del Tottenham non si è ancora schierata. La palla arriva sulla sinistra a Jim McCalliog che colpisce da dentro l’area a botta sicura, con un tiro alla destra di Jennings. Il tiro è davvero potente, e finisce in fondo alla rete, dopo che il numero uno del Tottenham è riuscito a toccare di mano, ma non è riuscito a bloccare la palla.

La partita continua sullo stesso tenore: il Wolverhampton attacca, arriva diverse volte al tiro e conquista il nono e il decimo corner. Ciò nonostante, in quella fase della partita, la porta del Tottenham corre rari e seri pericoli. Si registra solo un tiro di Munro su passaggio di Hegan e una deviazione involontaria verso la propria area da parte di Pratt (entrato da poco nelle file del Tottenham al posto di Coates). Jennings, comunque, fa il proprio dovere di portiere attento e reattivo e si  fa  trovare  pronto  in  entrambe  le circostanze. Ma non si può certo parlare di salvataggi miracolosi.

L’unico vero grande pericolo per il club londinese è all’83’, con l’ennesima azione del Wolverhampton innescata da un calcio di punizione sulla tre quarti. E il calcio di punizione, ancora una volta, è battuto da Hegan. La palla arriva al suo compagno Munro, al centro dell’area del Tottenham. Da lui, con un passaggio di collo destro, il pallone giunge a Dougan, spostato sul lato sinistro dell’area dei londinesi. A quel punto, la mezzala dei “Wolves” fa partire un tiro basso e potente che lambisce il palo alla sinistra di Jeggins.

Dal 70′ in poi, il Tottenham raramente aveva portato pericoli alla porta dei Wanderers. Al 85′, però, gli “Spurs” vanno di nuovo in rete. Chivers guadagna una palla sulla tre quarti laterale sinistra, si accentra un po’ e poi fa partire una bomba di destro da almeno 25 metri. È un tiro che si insacca alla destra di Parkes. Il portiere dei Wanderers può solo accennare a una reazione che è comunque tardiva. La partita finisce quindi 2 a 1 per il club londinese.

Tra i migliori dei Wanderers, da segnalare Danny Hegan, scozzese di nascita ma titolare della squadra nazionale dell’Irlanda del Nord, nazionale dove giocava insieme ad un certo George Best. Hegan era un centrocampista, allora quasi trentenne, che negli anni precedenti aveva dato il meglio di sé nella squadra dell’Ipswich Town, tanto che, a fine carriera, sarebbe entrato a far parte della “Hall of Fame” di quel club. Nella finale del 3 maggio 1972, questo giocatore diede prova di essere un buon centrocampista, capace di fare bene la fase difensiva, ma in grado anche di proporsi sia come attaccante sia come suggeritore.

Nelle file del Tottenham, buona la prestazione di Ralph Coates, fino alla sua sostituzione, avvenuta al 68′. Coates era arrivato quell’anno al Tottenham, proveniente dal Burnley, ed era divenuto subito un idolo per i tifosi. Giocatore di non facile inquadramento: nella finale del 3 maggio 1972, giocava con la maglia numero 11, partiva quasi sempre dalla fascia destra del campo, in posizione di ala, ma amava spesso accentrarsi per fare assist, tiri e verticalizzazioni.

E poi, indiscutibilmente, tra gli “Spurs” c’è Chivers che merita una citazione speciale. È lui l’uomo partita: è suo uno splendido tiro di punizione nel primo tempo. Ma, soprattutto, è doveroso rendere merito alla sua prestazione perché questo giocatore, nel secondo tempo, ha fatto quello che fa un vero centravanti col fiuto del gol: sfruttare al massimo le poche occasioni da gol che gli erano capitate. Con la precisazione, a suo merito, che, nel secondo caso, l’occasione non è “capitata” per caso ma se l’è creata lui stesso.

SECONDA FINALE

Per la partita di ritorno, a differenza di quella di andata, non possiamo basarci su una visione diretta del match (a parte alcuni brevi filmati), ma sui giudizi della stampa italiana e britannica e, in particolare, su quelli de “La Gazzetta dello Sport” e del giornale inglese “Express & Star”, con l’avvertenza che quest’ultimo  è  stampato  a  Wolverhampton,  quindi si tratta sicuramente di una testata di parte.

Partiamo quindi dal resoconto di questo giornale delle Midlands, per poi passare a quello più probabilmente obiettivo del maggiore quotidiano sportivo italiano.

Il giornale inglese, a commento della partita esce con un titolo che, a grandi linee, si può tradurre in: “La Gloria va al Wolverhampton e la Coppa al Tottenham”.
L’articolo del giornale di Wolverhampton si apre poi ricordando come anche nel match di ritorno siano stati i Wanderers a giocare meglio e come sia un vero rammarico aver perso l’occasione storica di vincere la prima edizione di Coppa UEFA. Detto questo, l’autore dell’articolo, Phil Morgan, riconosce i meriti del Tottenham, ammettendo che nel calcio ciò che più conta è segnare.

Subito dopo, però, quasi a correggere il tiro, Morgan sottolinea la grande prestazione di Jennings, portiere del Tottenham, autore di due provvidenziali interventi che, tra il 61′ e il 70′, vanificano i tentativi di andare al gol di Frank Munro e Jim McCalliog. Tra l’altro, sempre secondo la ricostruzione di Morgan, in quella stessa fase della partita ci sarebbe da segnalare anche un gol del Wolverhampton annullato per posizione irregolare: calcio di punizione di Wagstaffe,  la  palla  arriva  a  Richards  e poi da lui a Dougan che segna. La rete, però, è appunto annullata per fuorigioco.

Ma il giornalista britannico, riavvolgendo il nastro al primo tempo, ci ricorda anche come Wagstaffe aveva già lasciato il suo segno nella partita, quando al 41′ era scappato a Knowles e aveva fatto partire un tiro da oltre 20 metri. Tiro effettivamente molto bello, che si era stampato sulla parte interna e alta del palo sinistro e aveva superato il portiere del Tottenham. In questo modo, era dunque arrivato il pareggio dei Wanderers, dopo che, al 30′, il capitano degli “Spurs”, Alan Mullery era stato abile a colpire su cross di Martin Peters, segnando il gol del momentaneo vantaggio. Mullery era stato davvero abile nell’anticipare l’uscita  del  portiere  del  Wolverhampton,  Phil  Parkes,  e l’intervento di Danny Hagen, uomo di grande esperienza dei Wanderers.

In tutti i casi, per citare le testuali parole scritte nell’articolo dell’Express & Star, alla luce dell’andamento del match, si poteva dire che la formazione del Wolverhampton era risultata essere la squadra migliore nell’incontro di quella serata.

Prima di riassumere il contenuto dell’articolo apparso nella Gazzetta dello Sport, vorrei fare una breve considerazione, per così dire, di tipo sociologico: la collocazione dell’articolo, all’interno del giornale italiano, e il contesto in cui esso è inserito, ci fanno capire come la Coppa UEFA, ai suoi esordi, non godesse di grande considerazione. Lo spazio dedicato a Tottenham-Wolwerhampton, a pagina 6, è meno della metà di quello che la “Rosea” dedica ad una squadra di serie D come il Montevarchi o, per prendere un altro termine di paragone, lo stesso spazio dedicato ad una partita riguardante il Seregno.

Comunque, per tornare alla finale UEFA tra le due formazioni inglesi, il giornalista italiano, a parziale scusante per entrambe le squadre, sottolinea il fatto che, sicuramente, esse sono arrivate stremate alla fine della stagione. Ma, fatta questa precisazione, Molinari ricorda come, aldilà dei due gol, resti poco da ricordare  di  questa  partita. Del secondo tempo, secondo il cronista italiano, c’è poco o niente da raccontare.

Paragonata a quella inglese, la valutazione della Gazzetta potrebbe sembrare dura e severa. Ma non certo per il giudizio sul primo tempo che, a giudicare dalle immagini disponibili, ha effettivamente offerto poche emozioni, ad eccezione dei gol. Io, però, della prima parte di quell’incontro, ricorderei anche una clamorosa occasione mancata dal numero sette del Tottenham, Alan Gilzean, che spreca malamente un tiro a meno di cinque metri dalla porta dei Wanderers.

Invece, in mancanza di immagini disponibili sul secondo tempo o, per essere più precisi, avendo a disposizione solo brevi filmati, possiamo dare il beneficio del dubbio al cronista di Wolverhampton e ipotizzare che il giornalista della Gazzetta rimuova, o minimizzi, i due interventi importanti del portiere del Tottenham (a salvataggio del risultato) e l’episodio del gol annullato. Situazioni che sono invece dettagliatamente descritte sull’Express & Star, con relative indicazioni de i minuti in cui si sono verificate.

In conclusione, possiamo dire che il match di andata non è stato eccelso da un punto di vista tecnico, anche a causa delle pessime condizioni del campo. Ciò nonostante si sono potute sicuramente apprezzare alcune azioni davvero belle. E la partita è stata nel suo complesso gradevole a vedere, anche per quel fascino antico, tipico del calcio inglese. Un calcio fatto di combattività, atletismo, fisicità, agonismo e tifo incessante in tutti i settori, con gli spalti gremiti e con i tifosi a bordo  campo  che,  in  occasioni  dei  falli  laterali,  recuperano  il  pallone  e  lo restituiscono personalmente ai giocatori. Il match di ritorno è stato decisamente più povero di emozioni. In un tipo di calcio come quello inglese, in cui la fisicità, combinata all’agonismo, è una cifra importante di questa scuola calcistica, la stanchezza  di  fine  stagione deve avere finito per condizionare negativamente la spettacolarità dell’incontro.

Dalla visione della prima partita e dalla lettura dei resoconti sulla seconda, mi sono fatto l’idea che, se dovessi sintetizzare complessivamente la sfida tra questi due club, assegnando un aggettivo ad ognuna, giudicherei il Wolverhampton più generoso, soprattutto nel primo incontro (salvo disattenzione o errori di conteggio da parte mia, il computo totale dei corner, all’andata, dovrebbe essere stato di 10 a 0 a favore dei Wolves), mentre il Tottenham lo definirei spietatamente chirurgico.

foto uefa.com

TABELLINO DELLA PARTITA DI ANDATA

3 maggio 1972, ore 20:30, Wolverhampton. Molineux Stadium (38 362 spettatori).

Wolverhampton-Tottenham 1-2

Marcatori: McCalliog, 72′; Chivers,  57’, 87’.

Arbitro:  Tofiq Bəhramov

WOLVERHAMPTON

Phil Parkes, Bernard Shaw, Gerry Taylor, Danny Hegan, Frank Munro, John McAlle, Jim McCalliog, Kenny Hibbitt, John Richards, Derek Dougan. David Wagstaffe. Allenatore: Bill McGarry.

TOTTENHAM

Pat Jennings, Joe Kinnear, Cyril Knowles, Alan Mullery, Mike England, Phil Beal, Alan Gilzean, Steve Perryman, Martin Chivers, Martin Peters, Ralph Coates (68’: John Pratt). Allenatore: Bill Nicholson

TABELLINO DELLA PARTITA DI RITORNO

17 maggio 1972, ore 20:45, Londra.

White Hart Lane (54 303 spettatori).

Tottenham Wolverhampton 1-1

Marcatori: Mullery, 30′; Wagstaffe 41’.

Arbitro:  Laurens Van Ravens.

TOTTENHAM

Pat Jennings, Joe Kinnear, Cyril Knowles,
Alan Mullery, Mike England, Phil Beal, Alan Gilzean, Steve Perryman, Martin Chivers, Martin Peters, Ralph Coates. Allenatore: Bill Nicholson

WOLVERHAMPTON

Phil Parkes, Bernard Shaw, Gerry Taylor,
Danny Hegan, Frank Munro, John McAlle, Jim McCalliog, Kenny Hibbitt, John Richards, Derek Dougan. David Wagstaffe. Sostituzioni: Mike Bailey 55’; Hugh Curran,84′.Allenatore: Bill McGarry.

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classe 1963, genovese e Genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020 , della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020; coautore del libro di didattica dell'italiano "Imbarco Immediato", Fanalex Publishing, Ginevra 2021 e, infine, del romanzo "Dieci Racconti di una Lucertola del Porto di Genova", Urbone Publishing, 2021. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio.com”.

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