ESCLUSIVO – Intervista a Katia Serra: “Una carriera importante ma caratterizzata dagli infortuni. Questione portiere o portiera? Al momento va declinata al femminile" - Gli Eroi del Calcio
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ESCLUSIVO – Intervista a Katia Serra: “Una carriera importante ma caratterizzata dagli infortuni. Questione portiere o portiera? Al momento va declinata al femminile”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – L’urlo di gioia finale, quando Donnarumma ha neutralizzato l’ultimo rigore degli inglesi, è stato quello di milioni d’italiani, che hanno potuto festeggiare dopo 53 anni la vittoria di un Europeo. Infatti con quell’urlo spontaneo Katia Serra, la prima donna in assoluto a commentare una finale dei Campionati Europei, aveva scaricato tutta la tensione che si era accumulata in quei 120′ vibranti.

La finale di Wembley è stata la ciliegina sulla torta che ha valorizzato al cento per cento le sue competenze, frutto di una conoscenza del mondo del calcio a trecentosessanta grandi. Infatti l’ex centrocampista bolognese ha calcato i campi da calcio per 25 anni, vincendo uno scudetto e una supercoppa con Modena, tre Coppa Italia con Lugo nel 1995/1996, Foroni Verona nel 2001/2002 e Lazio nel 2002/2003 e nei primi anni Duemila ha indossato la maglia azzurra. E dopo essersi ritirata ed aver intrapreso la carriera di commentatrice ed opinionista televisiva, ha arricchito le sue conoscenze frequentando, e superando brillantemente, i corsi di Coverciano per allenatore UEFA A, Match analyst e Direttore sportivo. Senza dimenticare che dal 2004 al 2021 è stata la Rappresentante dell’AIC per il calcio femminile.

Come si avvicina al mondo del calcio?

“Ho iniziato a giocare nel 1986, a tredici anni, nel Bologna, con cui ho esordito subito in serie B. Tempo dopo venni a scoprire che sostanzialmente mi avevano fatto scendere in campo con un escamotage perché per essere tesserate bisognava avere minimo quattordici anni. Sia io che la mia famiglia, però, eravamo ignari di tutto ciò. D’altronde per me era già un sogno poter giocare a calcio e quindi non mi ero posta domande”

Poi come si articola la sua carriera?

“Ho cambiato tante squadre perché all’epoca, purtroppo, molte erano meteore in quanto duravano qualche anno e poi fallivano. Dopo cinque stagioni al Bologna sono passata al Lugo dove nel 1995/1996 ho vinto il mio primo trofeo, la Coppa Italia (nella finale di andata contro il Fiammamonza fu l’assoluta protagonista mettendo a segno tre reti nel 5-0 finale ndr). Poi ho indossato la maglia di Modena, Foroni Verona, Lazio, Bergamo, Oristano, Agliana e Cervia perché nella stagione 2005/06 iniziai con la squadra toscana e poi passai nella formazione romagnola, Reggiana, Roma ed infine nel Levante in Spagna”

Il suo percorso di atleta si è intrecciato più volte con quello dell’attuale Ct della Nazionale. Infatti inizialmente siate state compagne nel Modena e nel Foroni Verona. Com’era Milena Bertolini da giocatrice?

“Milena Bertolini era una difensora centrale. Non era una giocatrice di impostazione ma una pura marcatrice anche molto dura negli interventi. Questo era il suo stile di gioco ma chiaramente fuori dal campo era tutta un’altra cosa. Ricordo bene soprattutto gli anni nel Foroni, dove l’ho avuta prima come compagna e l’anno successivo come vice di Leo Donella.

Proprio lui ci coinvolgeva entrambe sia nella gestione degli allenamenti sia nel dare suggerimenti alla squadra e alle compagne, pur nel rispetto dei ruoli. Infatti sia io che Milena eravamo le uniche che avevamo le competenze sia come percorso universitario nell’ISEF che come patentino di allenatore. In quegli anni a Foroni allenavo anche l’Under 16, che partecipava alla serie C senza fare classifica perché all’epoca non esistevano i campionati giovanili”

Invece nella stagione 2006/07 Milena Bertolini è stata la sua Coach nella Reggiana…

“Nella Reggiana era agli inizi della sua carriera da allenatrice. A quel tempo, a livello tattico, utilizzava il 3-5-2 e non era tanto disposta a metterlo in discussione perché lo riteneva il sistema di gioco migliore. Era un’allenatrice molto professionale e che aveva grandi conoscenze. Le sue sessioni di allenamento erano piacevoli e divertenti perché dietro c’era un’accurata preparazione, programmazione e strutturazione”

Quando decise di appendere le scarpe al chiodo? Come maturò questa decisione?

“La mia ultima squadra è stata il Levante, che avevo accettato dopo tanti anni di corteggiamento da parte loro. Infatti in precedenza avevo rifiutato perché sentivo che non era ancora arrivato il momento di vivere un’esperienza di quel tipo.

Quando mi trasferii in Spagna provenivo da un anno di stop perché nella Roma mi ero rotta il tendine d’Achille. In generale la mia carriera è stata caratterizzata da tanta sfortuna, perché ho subito dei brutti infortuni già a partire da quando avevo 15 anni. Mi sono operata sei volte, in più di un’occasione alle ginocchia e poi per l’appunto al tendine. Per non parlare poi delle varie distorsioni ed anche della pubalgia, che a quel tempo era una rarità.

E quindi l’avventura in Spagna era nata perché a quel punto, a 37 anni, era l’unica esperienza che mi mancava da vivere e per una persona come me che ama le sfide e che le piace raggiungere obiettivi sempre più grandi era arrivato il momento giusto per fare questa esperienza. A fine stagione ero ancora molto competitiva a livello atletico ma per mantenere quegli standard era un calvario continuo. Insomma erano più le ore che quotidianamente impiegavo per la prevenzione piuttosto che per l’allenamento vero e proprio perché il fisico, non per l’età ma per i problemi legati ai precedenti infortuni, non mi dava più la possibilità di reggere quei livelli. Nei due anni successivi ho ricevuto proposte da tutta Italia ma non li ho mai prese in considerazione. O giocavo al top altrimenti – visto anche l’età – era giusto concentrarsi sul futuro”

Dopo aver smesso col calcio giocato ha scelto la strada di diventare commentatrice e opinionista televisiva. E proprio l’anno scorso Lei è stata la voce tecnica che ha raccontato il trionfo dei ragazzi di Mancini.

Quest’anno, invece, tocca alle Azzurre, che a luglio, sempre in Gran Bretagna, prenderanno parte alla UEFA Women’s Euro 2022. A quale traguardo può ambire la nostra Nazionale?

“Premesso che l’Europeo è più difficile del Mondiale, mi aspetto che passiamo il girone perché abbiamo, secondo me, le opportunità per riuscirci. Per noi il sorteggio è andato abbastanza bene perché siamo finiti in un raggruppamento che è alla nostra portata, infatti ritengo che saranno l’Italia e la Francia ad accedere ai quarti di finale. Superare la fase a gironi è assolutamente il risultato minimo che dobbiamo portare a casa. Poi, sinceramente, dipenderà dagli incroci e dalle combinazioni che si verranno a creare nel tabellone della fase ad eliminazione diretta”

Quali sono le nazionali che, secondo Lei, partono come favorite per la vittoria dell’Europeo?

“Non vedo una squadra che sia nettamente superiore rispetto alle altre. Come pretendenti al titolo inserisco Inghilterra, Spagna, Germania, Francia e Paesi Bassi e pertanto mi aspetto che da una di queste cinque esca la vincitrice”

Quale, invece, potrebbe essere la sorpresa del torneo?

“Mi auguro che sia l’Italia come lo è stata al Mondiale perché vorrebbe dire andare oltre le aspettative iniziali”

Infine quale è il suo pensiero sulla questione linguistica sorta durante l’ultimo Mondiale relativo al termine più corretto da utilizzare tra portiere o portiera?

“Io sono per la declinazione al femminile anche nei ruoli perché mi sono confrontata con delle esperte linguiste, le quali sostengono che per un cambio culturale e per un cambio delle abitudini le parole hanno una centralità strategica fondamentale in quanto le parole non solo hanno potere, per la sostanza che rappresentano, ma perché esse creano anche abitudini. Aggiungo che all’estero declinano al femminile con molta più naturalezza, un po’ grazie all’origine di alcune lingue che sono neutre e pertanto risulta molto più agevole rispetto a noi. Quindi ritengo che al momento l’utilizzo della declinazione al femminile sia un’esigenza per le ragioni che ho spiegato. Poi, quando si sarà creata l’abitudine, sarà naturale pensare che dire portiere o portiera è la stessa cosa.

Ma in questo periodo storico, e da qui al prossimo decennio, la forzatura nell’impiegare la declinazione al femminile aiuterebbe anche nel far compiere un salto culturale a questo sport”

La documentazione fotografica è stata tratta dalla pagina Facebook e dal sito ufficiale di Katia Serra

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Per chi volesse approfondire l’argomento:

Giovanni Di Salvo “Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile con particolare riferimento a quello siciliano” della GEO Edizioni.

Giovanni Di Salvo “Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

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Ingegnere palermitano con la passione per il giornalismo e il calcio femminile. Autore di due libri: "Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista" e "Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile".

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