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Alberto Malesani: “il mio era un calcio all’avanguardia”

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Alberto Malesani

Alberto Malesani ed il suo calcio…

Alberto Malesani, ex allenatore che ha guidato Parma, Fiorentina, Chievo Verona ed altri club, è stato intervistato da Il Secolo XIX. L’ex tecnico si è raccontato ricordando le sue imprese più importanti come la qualificazione in Champions con i clivensi ed altri momenti. Ecco alcuni estratti:

[…]La gente la ricorda con simpatia.

“Mi ricordano perché ho vinto. Se arrivi secondo o terzo, ti dimenticano in fretta. Poi qualche idea credo di averla avuta. La finale di Coppa Uefa con il Marsiglia è citata da tutti come l’esempio di un calcio all’avanguardia. Ancora oggi sarebbe una buona promozione per il calcio.”

Il risultato di cui va più fiero?
“Sicuramente è uno. Ma nella mia vita ho toccato tanti mondi.”

Parliamone.
“Da imprenditore ho visto il mio vino dentro ristoranti importanti. Prima del calcio avevo creato un ufficio import export alla Canon Italia. Vengo da una famiglia di operai, sono stato operaio, geometra, impiegato. E da allenatore ho portato un piccolo borgo come Chievo dal nulla alla Champions League.”

Una favola ripetibile?
“Difficile, anche se nulla è impossibile. Oggi le squadre sono società per azioni. Le idee contano, certo, ma come dicevano l’avvocato Agnelli e il grande Silvio Berlusconi: se vuoi avere, devi spendere.”

Ha girato tante squadre: dove si è trovato meglio?
“Al Chievo. Era una gestione orizzontale, ciascuno metteva a disposizione quello che aveva nel proprio settore.”

Lei si occupava anche della campagna abbonamenti.
“Facevo di tutto. All’inizio distribuivo persino i biglietti agli amici, perché nessuno veniva al campo. Ma siamo arrivati a fare sold out per il derby con il Verona, per cui si scomodò anche la Cnn. Quelli sono successi.”

Come salvare il Bologna.
“Come non mi riuscì a Verona dove non ci pagavano gli stipendi. Fu una bella stagione: non avevamo punte tranne Di Vaio, era una squadra corale, fluida, duttile, tatticamente interessante.”

Che vinse anche 2-0 a Torino con la Juve: doppietta di Di Vaio…
“Fece una grande stagione. Ma la Juve l’ho battuta spesso, nella mia carriera.”

Poi c’è il capitolo esultanze
“Le ho sdoganate. Quella del derby nacque da una scommessa con Gigi Del Neri, gli dissi che se avessi vinto avrei corso sotto la curva del Verona. Io allenavo l’Hellas, eravamo sotto 2-0 e vincemmo 3-2. Era gioia, non uno sberleffo, l’avrei fatto ovunque. Ora vedo esultare per molto meno…”[…]

[…]La conferenza stampa infuriata al Panathinaikos gira ancora su Internet.

“Fu solo uno sfogo. Il vero Malesani non è quello lì. In Grecia fra l’altro mi trovai molto bene, la squadra la gestivamo io e il presidente: nessun direttore sportivo, niente procuratori…”

Che cosa le ha fatto male?
“Vedere il Chievo ferito e abbandonato. C’è qualcosa di strano nel mondo in cui è stato fatto fuori, non hanno considerato la storia. Io sarei stato più clemente. Lo dico da veronese che ha amato sia il Chievo sia l’Hellas e ha avuto la fortuna di allenare entrambe. È stato brutto per la città.”

Quale squadra le sarebbe piaciuto allenare?
“La Nazionale. E il Milan, di cui sono tifoso. Quello dell’epoca di Berlusconi e Galliani. A un certo punto le strade si sono anche incrociate. Ma non è successo.”

Che allenatori ammira?
“Tutti, dai dilettanti in su. È un ruolo difficile, la gente spesso lo sminuisce. Prima vengono i calciatori, ma l’allenatore è importante. Non deve essere protagonista, ma un condottiero silente.”

Nomi non ne facciamo?
“Ancelotti e Del Bosque. Hanno vinto tanto. E sono silenti. Carlo ha vinto molto di più di tanti altri che sono molto reclamizzati, gli manca solo un Mondiale, gli auguro di cuore di vincerlo con il Brasile. Dopo Mancini, altro grande allenatore, meriterebbe la panchina azzurra.”

Come allenatore Malesani ha dato il massimo?
“Di sicuro ci ho provato. Ho trasmesso quello che avevo da trasmettere. Tanti non ci riescono: per paura, timidezza, pigrizia. Io ho sempre avuto il coraggio di farlo e la gente, anche i campioni, mi ha seguito.”

Quale era il messaggio?

“Che la vita è fatta di obiettivi, e bisogna raggiungerli.”

Fonte: Il Secolo XIX

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