Gli Eroi del Collezionismo

La splendida collezione di maglie, e non solo, di Francesco De Santis: DNA GialloRosso

Published

on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – C’è un uomo che per seguire la sua passione è costretto a fare la spola tra Viterbo e Roma, tra la Città dei Papi e la città dove risiede da sempre il Papa, tra la Tuscia e la Città Eterna.

C’è un uomo che insegue giornalmente, da anni ormai, questo fuoco che arde dentro di lui alla ricerca del “pezzo” unico, alla ricerca della reliquia da campo. Francesco De Santis, questo il nome, brucia sotto il fuoco “sacro” della passione per la maglia della Roma.

Chi è quindi “costui” che vive a Viterbo con il morbo giallorosso? “Ho quasi quarant’anni”, ci dice Francesco, “sposato con Laura da pochi mesi e padre di Niccolò. Mi sono laureato in Economia e Commercio e dopo la discussione della tesi ho aiutato i miei nell’attività di famiglia in ambito Ortopedia e Sanitaria. Pensavo fosse una situazione momentanea, invece mi sono appassionato e sono diventato Tecnico Ortopedico, davvero orgoglioso ora di farne parte. Siamo alla quarta generazione in ottant’anni di storia della nostra azienda”. La voce di Francesco è un misto di fierezza e passione mentre ci racconta dell’azienda familiare.

Come può un bambino diventare della Roma in una terra colma di laziali e juventini? “Sono sempre stato una mosca bianca da queste parti…” continua Francesco, “…a mio padre non interessava e non interessa il calcio, mentre mio nonno era calciatore e per giunta tifosissimo della Roma, ma venne a mancare quando io avevo solo quattro anni. Talmente romanista, mi hanno raccontato, che quando passava davanti all’unica gelateria che c’era in centro a Viterbo tirava dritto perché il titolare era juventino. Ecco sono diventato romanista perché probabilmente era scritto nel mio DNA. Mio nonno, Santini Remo, era appunto un calciatore che giocò nella Viterbese con un discreto bottino di presenze e gol come documentato nel libro “Viterbese!” di M. Mascolo.

Mio padre mi portava a vedere la “Formula 1”, ma a me dava fastidio anche solo l’odore della benzina che si sentiva nell’aria. Poi, sotto mia insistenza e insieme con altri amici, mi portò a vedere quella che per me è stata la mia prima partita, Roma – Verona: vincemmo 1-0 con gol di Carnevale, era il 26 gennaio 1992. Ovviamente ho il biglietto di quella partita. 

Poter vedere Voeller dal vivo fu un’emozione grandissima per me che lo avevo immaginato, sino a quel momento, solo ascoltando la radio. Erano le domeniche che trascorrevo a casa di mia nonna: profumi domenicali di pietanze al forno, camino rigorosamente acceso. Al centro della sala un grande tavolo dove io e mia nonna giocavamo a carte …la radio di nonno Remo che trasmetteva le partite …”… qui arriva la commozione…

La radio di nonno Remo

“Ho giocato un po’ a calcio dai pulcini agli esordienti”, continua Francesco, “ero bravino ma con un carattere poco espansivo che non mi agevolava. Ho fatto anche Basket ma il calcio è sempre rimasto nel mio cuore, così come la Roma. C’è stata una partita che ha contrassegnato il mio essere romanista, l’essenza del romanismo oserei dire: Roma – Brescia 2-3 del Novembre 1992, una partita assurda. Cominciai poi a frequentare lo stadio entrando qualche volta anche con l’abbonamento di un altro amico, all’epoca si poteva fare. Poi cominciai a frequentare in maniera più assidua la curva. In quel periodo “raccoglievo” magliette di tutte le squadre, dovunque andavo cercavo di procurarmi una maglia della squadra di quella città, ma non sapevo nemmeno cosa fosse il collezionismo, ma la maglia mi piaceva. Mi sono chiesto spesso perché sono diventato collezionista, e perché proprio le maglie abbiano sempre attirato un fascino su di me. Ho sempre pensato che quella foto di mio nonno con la maglia della Viterbese, vista e rivista tutti i giorni, mi abbia inconsciamente condizionato.

Remo Santini

Poi c’è stata una sorta di evoluzione, qualcosa che è scattato in me. Lo scudetto della Roma è stato in qualche modo lo spartiacque per la mia modalità di collezionare. Iniziai con un’asta di beneficenza di una maglia indossata da Samuel, un salto di qualità da Store a Match Worn. Era una maglia della stagione 2001/02, quella con lo scudetto sul petto. Cominciai quindi anche a rendermi conto delle differenze tra maglie da campo e da negozio: in questo caso quelle da campo avevano lo scudetto cucito all’interno della maglia invece in quelle da negozio era solo “appiccicato” sopra. Nel 2005 la svolta: le maglie in lanetta. Entrai in possesso della maglia di “MaraZico” Bruno Conti utilizzata in Genoa-Roma: fu il mio ingresso nel vero mondo del Collezionismo, con la “C” maiuscola. Decisi poi di collezionare solo le maglie senza sponsor, quindi sino alla stagione 80/81. Ora ho circa settanta maglie di quel periodo, oltre a felpe, tute e divise ufficiali di rappresentanza. 

Ho anche maglie storiche e speciali di annate successive come la numero 7 di Conti utilizzata in Roma-Liverpool o la numero 2 indossata da Nappi in Ipswich-Roma  in cui si giocò senza sponsor. Io credo che lo sponsor rovini la maglia, gli toglie poesia. Salverei solo lo sponsor storico Barilla”.

Tra le tante vicende, e le tante maglie, ci s’imbatte anche nella storia di un’azienda brasiliana produttrice di maglie, l’Athleta: “Una storia molto particolare quella dell’azienda brasiliana e di Giuseppe Carlo Bulgarelli, proprietario tra gli anni ’60 e ’70. L’azienda in quegli anni forniva le maglie sia alla Seleçao sia alla gran parte delle squadre brasiliane. Il proprietario chiedeva ai giocatori di scambiare le maglie con i giocatori di altre squadre, e quindi prodotte da altre aziende, in modo particolare fuori dal Brasile. Questo gli consentiva di raffrontare le diverse lavorazioni con le proprie e poter apportare eventuali modifiche e comunque verificarne i materiali per trovare nuovi spunti e idee. In seguito l’enorme collezione accumulatasi negli anni fu ceduta a un grande collezionista brasiliano. Tra le tante maglie c’erano quella indossata da Renato Cappellini in Roma-Corinthians del 21 maggio 1972 e quella molto probabilmente utilizzata da Antonio Valentin Angelillo in Roma-Santos del 15 giugno 1963. Si proprio l’argentino che qualche giorno fa ci ha lasciato…! Un grandissimo calciatore. Queste due maglie, grazie all’intermediazione di un altro grande collezionista, sono ora nella mia collezione.

Per un’altra maglia, quella di Zigoni indossata il 24 giugno 1972 nella finale vincente del Torneo Anglo Italiano, ho fatto per oltre dieci anni “la corte” a un altro grande collezionista, Gabriele Pescatore (vedi qui la sua intervista).Tante offerte che lui ha sempre rimandato al mittente. Poi un giorno misi sul piatto una serie di “pezzi” e alla fine la spuntai. Una trattativa davvero lunga ma divertente con un amico, perché Gabriele è un collezionista e un amico.

Sono in possesso anche degli scarpini e i parastinchi di Eraldo Monzeglio, grandissimo calciatore degli anni ’30 Campione del Mondo nel ’34 e nel ’38. La famiglia li ritrovò nella vecchia casa del calciatore a Roma, risalgono probabilmente proprio al periodo trascorso nella Capitale dove chiuse la carriera militando nella compagine giallorossa dal ’35 al ’39. Mi piace pensare che quella terra ancora attaccata agli scarpini provenga da Campo Testaccio.

Tramite poi l’ex giallorosso Armando Colafrancesco, che ringrazio, sono entrato in possesso di alcuni oggetti che si riferiscono alla partita con il Gornik Zabre, semifinale di ritorno di Coppa delle Coppe, giocata il 15 aprile 1970 a Katowice. Chi ha vissuto quella partita ha ancora in mente quel maledetto rigore regalato ai polacchi, e quel bolide di Scaratti che gonfia la rete quando tutto sembrava ormai compromesso. Poi tutto finì a Strasburgo con quella monetina…Comunque della partita del 15 Aprile a Katowice sono entrato in possesso del pallone di rappresentanza scambiato a inizio gara tra le due squadre con tutti gli autografi dei giocatori polacchi. Il pallone era contenuto in una retina e portato dai giocatori durante l’ingresso in campo. Ho anche il gagliardetto del Gornik Zabre donato a tutti i giocatori della rosa e il programma della partita.  

Altra bella storia di collezionismo e amicizia è quella con Antonio Sellitri, calciatore della Roma Primavera anni ’70, mi ha aiutato a ricostruire storie, vicende e aneddoti di quegli anni. Ha giocato con calciatori quali Ranieri, Sandreani, Conti e Di Bartolomei, solo per citarne qualcuno. Ho avuto l’immenso piacere di averlo anche ospite a casa mia.

Ringrazio mia moglie per la pazienza che dimostra e che ha dimostrato nei miei confronti verso questa mia grande passione. Certo prima di sposarmi avevo un armadio a cinque ante solo per la mia collezione…ora un po’ di meno…”.

Passano gli anni, cambiano le situazioni, si crea una famiglia, nascono i figli…ma la passione, quella, non cambia mai.

Grazie Francesco

più letti

Exit mobile version