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Fabio Grosso, dall’Eccellenza al Mondiale 2006

Andrea Gioia 4 Luglio 2021

GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

Favole calcistiche dettate dalla disperata ricerca di un obiettivo incredibilmente grande, apparentemente irraggiungibile. Quella di Fabio Grosso parte da una serie minore del calcio italiano, quell’Eccellenza in cui spesso crescono, e rischiano di non sbocciare, talenti puri, cristallini, meritevoli di palcoscenici più importanti.

Da Roma all’Abruzzo il passo è breve. Se poi ci si sposta in Umbria, ancora di più.

E poi la fortuna di incontrare un perugino dalla voce rauca e la grinta senza eguali, tale Serse Cosmi, come lui arrivato al calcio importante soltanto per caso, dopo un sicuro impiego come professore di educazione fisica. Serse lo trasforma da trequartista in terzino. Troppa concorrenza agguerrita sulla trequarti, meglio spostarsi dietro. Mai intuizione fu più azzeccata. Nel giro di un triennio, Grosso diventa uno degli esterni difensivi più forti e tecnici del campionato italiano; con il Palermo entusiasmante di inizio millennio, conquista la convocazione in una nazionale intenta ancora a leccarsi le ferite mondiali ed europee.

E poi arriva il 2006 e quel Mondiale tedesco partito senza troppe speranze e attanagliato dall’onta di Calciopoli.

Fabio Grosso diventa l’uomo del destino, come Rossi nel 1982. Si procura un rigore al minuto ’90 della durissima sfida contro l’Australia e gioca una partita sontuosa nella semifinale contro i tedeschi. Il capolavoro stilistico lo compie nei tempi supplementari, con un tiro a giro di incredibile difficoltà, di prima, imparabile per l’incolpevole Lehmann.

Lippi lo aveva capito che quel fantasista, travestito da terzino, era il prescelto. L’ultimo rigore è il suo, la gloria assoluta nella finale contro i francesi.

Un favola partita dall’Eccellenza e arrivata fino al sogno mondiale.

Tags: Fabio grosso italia germania mondiale 2006

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