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La Roma di Don Oronzo

“La Roma di Don Oronzo” – di Enzo Sasso, Edizioni Mediterranee Roma 1967

“… Pugliese Oronzo, con la sua abitudine di citarsi declinando prima il cognome e poi il nome, con la sua insistenza a discorrere di Turi e dei vigneti e della campagna e della squadra del Foggia, con le sue smanie sulla panchina. Un uomo schietto e onesto, e questi in una valutazione corrente sono valori irrilevanti; economo, colorito e furbo.

In una sua maniera bertoldesca. Fu un’amicizia difficile quella tra lui e tifosi della Roma, e certo Pugliese Oronzo differiva profondamente dal ritratto più comune dell’allenatore di città, santone, misurato, allusivo. E Pugliese Oronzo era troppo autentico per inserirsi in quel ritratto, e dopotutto, allenatore di città non era stato mai.

Il Foggia aveva rappresentato il suo massimo exploit, il Siena la squadra più settentrionale di una carriera condotta salvo quella parentesi senese, presso società del Sud più piccole che grandi. E così ci si fece l’idea che Pugliese Oronzo non potesse essere un allenatore di campioni, e magari non lo volesse neppure, quasi una discrepanza religiosa lo separasse da quegli dèi degli stadi…”.

Sono queste le prime righe che si possono leggere sul volume “La Roma di Don Oronzo”, parole di Sergio Valentini de La Gazzetta dello Sport.

Oggi lo si ricorda come “Il Mago di Turi”, in netta contrapposizione ad un altro mago del calcio, Helenio Herrera. I due “Maghi” si incontrarono e scontrarono nel corso degli anni Sessanta, su tutte si ricorda la partita del 31 gennaio 1965 quando i satanelli sconfissero 3-2 l’Inter campione d’Europa e del Mondo. Un grande trionfo per quel piccolo Foggia e un trionfo enorme per Pugliese anche dal punto di vista mediatico con quel suo modo colorito con cui si interfacciava con i giocatori e i giornalisti, ma anche con l’approccio verso i gesti scaramantici.

L’autore, Enzo Sasso, nella premessa dichiara l’obiettivo del libro:

“Ci troviamo […] di fronte ad uno dei personaggi più notevoli che il calcio italiano di tutti i tempi abbia presentato alle folle ed all’opinione pubblica. Ma appunto perché tale, e tenendo conto degli aspetti diciamo così folkloristici della sua personalità, parlando di lui è indispensabile evitare quei luoghi comuni e quelle esasperazioni coloristiche che tanto piacciono ai suoi improvvisati ed occasionali biografi. Perché insistere nelle «sambe» di Pugliese in panchina, portare alla ribalta i suoi atteggiamenti, riferire le sue frasi dialettali, è sin troppo comodo ma di scarsa utilità, per capire l’uomo e, dopo averlo capito, poter rispondere con cognizione di causa alle domande più pressanti che su di lui tutti si pongono. La domanda ad esempio più importante è questa: perché Pugliese, le cui qualità di allenatore sono ora fuori discussione, ha tanto penato per imporsi nell’ambito del calcio nazionale? Ed ancora: sin dove hanno contribuito appunto i suoi atteggiamenti a dilatare la sua fama sino a farne un vero “personaggio”? Son domande alle quali nelle pagine che seguono ho cercato di dare una risposta ricostruendo nelle linee essenziali la sua carriera e sforzandomi soprattutto di scoprire il motivo che ha impedito a don Oronzo di emergere come tanti suoi colleghi, certo meno bravi, e solo più fortunati. E la conclusione alla quale sono arrivato è che solo una incredibile, assurda fatalità ha frenato l’ascesa di Pugliese sino a confonderlo in un anonimato che l’uomo non meritava. È questa una modesta opera dedicata ai tifosi romanisti ma anche ai pugliesi, sportivi e no, i quali conoscono bene l’attuale allenatore giallorosso e lo considerano uno dei loro… […] Lo hanno chiamato in molti modi negli ultimi anni. Il “Mago dei poveri” oppure “Herrera del Sud”. Ma in realtà Pugliese, anzi al commendator Pugliese, piace essere chiamato Don Oronzo perché nella sua terra il “don” si mette solo davanti al nome delle persone importanti. Certo Pugliese ha fatto molto per la Roma e per i romani riportando nella Capitale un gusto per il calcio che le ultime delusioni sembravano aver completamente distrutto. Ecco perché, comunque vadano le cose, di questo i tifosi romanisti gli saranno sempre grati”.

Un gran bel libro, arricchito all’interno da 16 foto in bianco e nero a grandezza pagina. Un libro che vale la pena di leggere con passione, romanisti e non.

Si ringrazia il Gruppo Editoriale Edizioni Mediterranee per la cortesia dimostrata nei nostri confronti, e per averci dato la possibilità di inserire nell’Emeroteca de GliEroidelCalcio questo splendido libro

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