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La Penna degli Altri

Il Mito è “O Rei”

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IL FATTO QUOTIDIANO (Paolo Ziliani) – […] Quando Pelé smise di giocare, nel 1974, dopo 19 stagioni trascorse indossando la maglia del Santos, del Brasile e di nessun altro, in Italia la tv a colori non esisteva ancora; e il bianco e nero stava tenendo duro anche quando Pelé, tre anni dopo, celebrò l’addio ai Cosmos di New York […]

avremmo voluto godercelo di più il mostruoso Pelé, e lustrarci gli occhi come facemmo per Maradona, a oggi suo unico epigono, venuto dal cielo in terra a miracol mostrare a inizi anni […] Lo avrebbe meritato O Rei.

[…] gol, dipinti per vent’anni da Pelé […] A cominciare […] dai gol di testa che O Rei, a dispetto del suo metro e 72, realizzava con stacchi e gesti atletici imperiosi: come nella finale Brasile-Italia del Mundial messicano 1970, minuto 18, rimessa di Tostao (n. 9), cross al volo di sinistro di Rivelino (n. 11) ed ecco apparire in area lui, Pelé (n. 10), appeso al cielo un metro sopra Burgnich – il Marc Chagall della situazione, anche se parliamo del più forte difensore del tempo –, mentre attende il pallone refrattario a ogni legge di gravità e poi lo colpisce con una frustata della fronte e lo scarica in rete alle spalle di Albertosi, che ancora oggi ricorda solo una fiammata. “Prima della partita mi ripetevo: tranquillo, anche lui è fatto di carne e ossa. Ma mi sbagliavo”, avrebbe detto Burgnich anni dopo rielaborando il trauma.

[…] Pelé, 172 cm. per 75 kg., nel suo prezioso contenitore aveva tutto […] “È un mostro di coordinazione, velocità, potenza, ritmo, sincronismo, scioltezza e precisione”, lo fotografò un giorno, perfettamente, Gianni Brera. […] Pelé aveva tutto, a cominciare dalla precocità. Nella classifica dei “Gol del Secolo” stilata dalla Fifa, dove al primo posto troviamo l’inenarrabile serpentina di Maradona in Argentina-Inghilterra 1986, al terzo troviamo un gol di Pelé: con la differenza che trattasi di gioiello che il giovane Edson compì all’età di 17 anni, in un Brasile in cui era quasi esordiente e nientemeno che in una finale mondiale: quella del 1958 in Svezia, vinta 5-2 contro Liedholm & C., il 3-1 che sigillò il match, stop di petto in area, difensore scavalcato col sombrero e con lo stesso piede, il destro, tiro a rete senza lasciar ricadere la palla a terra. Un balletto in un fazzoletto.

A 17 anni Pelé si laureava campione del mondo […] e dodici anni dopo, nella finale vinta 4-1 contro l’Italia, lo diventava per la terza volta: nessuno ci è mai più riuscito. Solo in partite ufficiali Pelé ha segnato 761 gol in 821 incontri. Fosse davvero nato mezzo secolo dopo, con il regolamento modificato a punire aspramente il gioco duro, chissà che starebbe combinando oggi […]

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