Renato Zaccarelli: "Il mio Torino combatteva contro tutte"
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Renato Zaccarelli: “Il mio Torino combatteva contro tutte”

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Renato Zaccarelli racconta il suo Torino

Renato Zaccarelli, storica bandiera del Torino, è stato intervistato dal quotidiano Il Foglio. L’ex giocatore ha ripercorso la sua avventura con la maglia granata ricordando i momenti più belli della stagione 1975-1976: quella dello Scudetto. Ecco alcuni estratti:

[…]Da Novara a Verona in Serie A e poi finalmente, nel 1974, torna alla base. A Torino resterà per 15 anni, diventandone una bandiera. L’esordio al Comunale è fortunatamente più tranquillo di quello burrascoso in Mitropa Cup. Vittoria per 2-0 contro il Cesena e nessuno strascico a posteriori…

“Esordire in casa con la maglia granata è stata un’emozione incredibile. Io non ero ancora un tifoso del Toro, ma già sentivo il peso di una maglia, che era leggenda. La tragedia di Superga era ancora fresca. Noi ci allenavamo al Filadelfia e le porte di accesso erano sempre aperte. Eravamo a contatto con i tifosi e ne sentivamo tutto il calore. La maggior parte di loro aveva vissuto da vicino l’epopea della squadra irripetibile, che aveva giocato in quello stesso stadio, e aleggiava sempre nell’aria il suo ricordo e insieme il paragone, a priori impietoso, con noi, suoi indegni eredi. Non era facile reggere il peso di quell’impari raffronto.”

A Torino nel 1976 arriva il settimo scudetto, il primo e l’unico dopo Superga. Oltre a lei ci sono Pulici, Claudio Sala, Pecci e Graziani. Qual era la vera forza di quella squadra?

“Non siamo partiti per vincere il campionato. Era andato via Edmondo Fabbri e gli era subentrato Gigi Radice. Credo che sia stato lui l’artefice massimo di quell’impresa. Ci ha dato, mi consenta l’espressione impropria, da mangiare nel modo giusto. Arrivavamo da allenamenti per così dire tradizionali e ci siamo, quasi all’improvviso, trovati di fronte a una vera propria rivoluzione metodologica, basata sull’intensità e sull’aggressività. C’è voluto tempo per assorbire la novità. All’inizio abbiamo fatto fatica.

È stato un percorso via via più entusiasmante e in quella escalation è stata determinante il cambio di posizione di Claudio Sala, spostato sull’esterno, sia di sinistra che di destra. Le opportunità per le due punte Graziani e Pulici, innescate da Claudio Sala in quella nuova posizione, sono state infinite, incredibili e grandiose. Io di gol in quell’anno ne ho realizzati cinque, compreso uno dei due importantissimi, con cui abbiamo sbancato San Siro contro il Milan.” […]

[…]A proposito di gol, lei ne ha realizzati due in extremis contro la Juventus, che sono entrati nella storia gloriosa dei derby della Mole …

“Il primo è quello della vittoria per 3-2, dopo una rimonta pazzesca. Un rimpallo dentro l’area di rigore e la mia stoccata è vincente. L’altro è quello con cui pareggiamo un derby che sembrava perso. Sono quei gol, che non riesci neppure a spiegarti. C’è un calcio di punizione. Il tiro è diretto in porta e io mi butto d’istinto in avanti, nello stesso istante in cui parte il pallone, oltre i difensori e ogni altro ostacolo, e arrivo per primo a colpirlo, dopo la respinta del portiere.”

Quale è il giocatore a cui è rimasto più affezionato e quale il più forte al cui fianco ha giocato?

“Affezionato è una parola grossa perché, quando le luci della ribalta si spengono, tutti si spostano di qua e di là e ci si perde di vista. Io posso dirle che le qualità che possedeva Paolino Pulici non le ho mai riviste in nessuno. Riusciva a fare gol di destro, di sinistro, in acrobazia, di testa e in tutti i modi immaginabili e non. Se penso a un goleador, penso a Pulici e a nessun altro.” […]

[…]Le luci della ribalta si sono spente, ma lei non si è spostato da nessuna altra parte. È rimasto a Torino …

“Mia moglie è di Torino. I miei figli sono nati a Torino. Io sono, è il caso di dirlo, torinese d’adozione e con il tempo ho imparato ad amare, questa città bellissima, che mi ha dato tutto.”

A Torino c’è anche la Juventus …

“La rivalità con la Juventus la senti sulla pelle e ti resta per sempre. Con il tempo si è, come tutto, affievolita, ma, se penso agli anni dello scudetto e dei secondi posti, rimane l’orgoglio di essere stati una grande avversaria della Juve e di tutte le altre squadre d’Italia.”

Il giorno dello scudetto le fa ancora compagnia?

“Di quel giorno ricordo tutto. Anche il rammarico per un pareggio, che ci dava la sicurezza matematica del titolo di campioni d’Italia, ma ci impediva di chiudere il campionato con l’incredibile record dell’en plein delle vittorie casalinghe. L’immagine, che conservo, più di tutte le altre, nel cuore, è quella di quando grido tutto il mio entusiasmo al microfono di un malcapitato giornalista della Rai. Urlavo come un assatanato, come se temessi che non mi sentissero. Gridavo, perché era una felicità che non avevo provato mai. E che non avrei mai più provato.” […]

Fonte: Il Foglio

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