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Storie di Calcio

11 maggio 1977: l’Amburgo vince la Coppa delle Coppe

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L’Amburgo vince la Coppa delle Coppe

Quell’edizione del 1976-1977 era iniziata con un turno preliminare tra Cardiff City e Servette di Ginevra. La partita di andata in Galles il 4 agosto (vinta uno a zero dai padroni di casa, con gol di Tony Evans, a due minuti dalla fine) e match di ritorno a Ginevra la settimana seguente, con vittoria dei ginevrini per due reti a uno.

Una vittoria, quella del club elvetico, che comunque non evita di l’eliminazione a beneficio della squadra gallese.

In un articolo intitolato “Réveil Méritoire Mais Trop Tardif “ (risveglio meritevole ma troppo tardivo), e con un sottotitolo in cui si precisa come i gallesi si siano qualificati grazie al gol segnato in trasferta, possiamo leggere che i 21.500 spettatori dello stadio di Charmilles sono sicuramente passati per differenti stati d’animo: dall’amara delusione alla folle speranza e poi nuovamente alla rassegnazione.

Anche perché questo match di ritorno era stato sicuramente di livello inferiore a quello dell’andata, soprattutto per la non eccelsa prestazione del Servette.

Questo anche per l’atteggiamento dei gallesi i quali, lungi dal trincerarsi in difesa, per tutto il primo tempo operavano un pressing alto nei confronti dei granata ginevrini che apparivano invece contratti.

Anzi, gli ospiti erano andati addirittura in vantaggio al 35’, grazie ad un gol del loro centravanti, Derek Showers. Paradossalmente, quando al gol subito in trasferta ha fatto seguito quello preso nel match casalingo, il Servette, che schierava l’ex Tottenham Martin Chivers, ha cominciato finalmente a giocare bene e a mettere in difficoltà gli avversari. Al 52’, dopo una serie di tiri ginevrini in area gallese, c’è un tocco di mano di un difensore del Cardiff.

Rigore per i granata, ma Pfister si fa ribattere il tiro. Poi, al 63’, arriva il pareggio del Servette con gol di Bizzini che devia in rete una respinta di testa di Thouvenel. A quel punto cambia l’impostazione tattica della partita e il Cardiff City assume un atteggiamento più difensivista nel tentativo di preservare il risultato, mentre il Servette comincia a portare attacchi da tutte le zone del campo.

Nonostante l’arroccamento gallese, il Servette riesce a segnare il secondo gol, con Pfister che così riscatta il suo errore dal dischetto. Ma ormai mancano solo quattro minuti alla fine e dopo il due a uno il risultato non cambia più.

Il tabellino della partita.

Ginevra, Stadio Charmilles, 11 agosto 1976.

Servette-Cardiff City 2-1 (primo tempo 0-1).

Marcatori: 35’, Showers (C); 63’, Bizzini (S); 86’, Pfister (S).

Arbitro: Heinz Aldinger (RFT).

Servette: Engel, Guyot, Valentini, Bizzini, Schnyder (75’, Barriquant), Barberis, Hussner (47’, Thouvenel), Marchi, Pfister, Chivers, Muller.

Cardiff City: Healey, Pethard, Larmour, Morgan (66’, Pontin), Charles, Campbell, Livermore, Sayer, Showers (71’, Anderson), Evans, Alston.

L’Amburgo e le altre ai sedicesimi

Con la vittoria del Cardiff City nel preliminare, i sedicesimi di finale possono quindi cominciare con la partecipazione di AIK, Amburgo, Anderlecht, Apoel, Arris Bonnevoie, Atlético Madrid, Boavista, Bodø/Glimt, Bohemians, Cardiff City, Carrick Rangers, CSU Galați, Dinamo Tbilisi, Floriana, Esbjierg, Galatasaray, Hajduk Spalato, Heart of Midlothian, Iraklis, Keflavík ÍF, Lahden Reipas, Levski Spartak, Lierse, Lokomotive Lipsia, MTK/VM Budapest, Napoli, Olympique di Marsiglia, Rapid Vienna, Roda, Śląsk Wrocław, Southampton, Sparta Praga.

In questo libro la storia sportiva è spesso accompagnata dalla storia sociale, dalla storia politica e dalla storia militare.

Per tale motivo, rispetto a questo girone dei sedicesimi, anziché ricordare gli incontri di squadre celebri, come Anderlecht, Atletico Madrid e Olympique di Marsiglia, preferisco citare un match che si collega alla guerra tra Grecia e Turchia per la questione di Cipro.

Un evento bellico che risaliva ad un paio di anni prima di questa Coppa delle Coppe 1977, edizione in cui si giocò appunto una sfida di andata e ritorno tra Apoel Nicosia e Iraklis Salonicco.

Per la rievocazione degli aspetti storici, ma anche per quelli sportivi, mi baserò sul lavoro di un amico e compagno di casa editrice. Mi riferisco a Vincenzo Paliotto e al suo libro sulla Coppa delle Coppe.

Nel lavoro di Vincenzo, possiamo leggere che dal 1967 al 1973, la “Dittatura dei Colonnelli” volle la partecipazione, al massimo campionato greco, della squadra cipriota più forte per ogni stagione.

L’intento di questa iniziativa era chiaramente nazionalistico: avvicinare ulteriormente Cipro alla Grecia, rafforzandone anche i legami sportivi in chiave anti-turca.

Ai tempi della Coppa delle Coppe 1977, proprio a causa della sconfitta dei Colonnelli nella guerra greco-turca di Cipro, la dittatura era già caduta, e con essa era andata in disuso anche la partecipazione di una squadra cipriota al massimo campionato greco (Alpiha Ethniki).

Ma, ai tempi, il cambio di formula della massima serie greca era ancora abbastanza recente e la sfida tra la squadra di Nicosia e quella di Salonicco assumeva quasi i contorni di un derby.

Come ricorda Vincenzo nel suo libro, in Coppa delle Coppe l’Apoel di Nicosia aveva un precedente disastroso: una partita risalente al novembre 1963, quando la squadra di Cipro aveva perso 16 a 1 contro lo Sporting Lisbona in Portogalllo.

Nel 1977, invece, le cose andarono decisamente meglio e i ciprioti eliminarono i “cugini” di Salonicco: dopo avere pareggiato zero a zero in trasferta l’Apoel si impose in casa con una vittoria per due reti a zero (doppietta di Markus Markou, con gol al 17’ e al 40’).

Dopo la disputa dei match di quel turno, agli ottavi arrivano: Amburgo, Anderlecht, Apoel, Atlético Madrid, Boavista, Bohemians, Cardiff City, Carrick Rangers, Galatasaray, Hajduk Spalato, Heart of Midlothian, Levski Spartak, MTK/VM Budapest, Napoli, Śląsk Wrocław, Southampton.

L’Apoel, di cui abbiamo appena parlato, è eliminato dal Napoli. A Cipro, il Napoli acciuffa in extremis un deludente pareggio, soffrendo molto più del previsto: rete di Leonidas al 37’ e gol dell’1 a 1, su rigore battuto all’87’ da Savoldi. Penalty giusto, per un fallo commesso ingenuamente da un difensore cipriota che devia di mano un passaggio di Speggiorin per Savoldi.

Ma, i partenopei vincono al ritorno al San Paolo, su un terreno reso pesante dall’intensa pioggia. Un terreno al limite dell’impraticabilità, soprattutto nel corso del primo tempo. Reti di Speggiorin e Massa, rispettivamente al 9’ e al 25’.

L’indomani “La Gazzetta dello Sport”, titolerà: “Un buon Napoli sul fango”, anche se nel commento dell’inviato si legge che la vittoria era stata più difficoltosa del previsto.

Il tabellino della partita di ritorno.

Napoli, Stadio San Paolo, 4 novembre 1976. Spettatori: 30.000 circa.

Napoli-Apoel 2-0 (primo tempo 2-0).

Marcatori: 5’, Walter Speggiorin; 25’, Giuseppe Massa.

Arbitro: Luís Porém (Portogallo).

Napoli: Carmignani, Bruscolotti, La Palma, Burgnich, Vavassori, Orlandini, Massa, Juliano (46’, Vinazzani), Savoldi, Esposito, Speggiorin. Allenatore: Bruno Pesaola.

Apoel: G. Pantziaras, Menelaou, Kolokasis, Lillos, N. Pantziaras, Antoniou, Leonidas, Markou, Kritikos, Stylianou. Allenatore: Savvas Partakis.

I quarti di finale…

Oltre al Napoli, ai quarti di finale arrivano Amburgo, Anderlecht, Atlético Madrid, Boavista, MTK/VM Budapest, Śląsk Wrocław, Southampton. Da segnalare che i belgi dell’Anderlecht passano il turno battendo 5 a 1 il Galatasaray sia all’andata che al ritorno.

Ai quarti di finale si registrano i passaggi al turno successivo di Amburgo, Anderlecht, Atlético Madrid e Napoli. Passaggi alla fase successiva ottenuta rispettivamente ai danni di MTK/VM Budapest, Southampton, Levski Spartak e Śląsk Wrocław.

I tedeschi, dopo avere pareggiato uno a uno in trasferta a Budapest, vincono in casa il 16 marzo per 4 a 1. Primo gol tedesco grazie a un colpo di testa di Willi Reimann sugli sviluppi di un calcio di punizione.

Ancora dagli sviluppi di un calcio di punizione nasce il secondo gol dell’Amburgo e a segnare è nuovamente Willi Reimann, ma questa volta al termine di una specie di triangolazione che lo manda al tiro da distanza ravvicinata su respinta del portiere. Nella ripresa, ancora un’altra rete su calcio di punizione, questa volta di Manfred Kaltz, con tiro direttamente in porta. Poi, quarta rete con un bel gol di Klaus Zakzyc che controlla di petto un lungo traversone, entra in area ungherese e supera il portiere avversario con un bel tiro di sinistro, potente e angolato.

Infine, gol della bandiera, per gli ungheresi, con rete su calcio di punizione tirato da János Siklósi.

I belgi dell’Anderlecht affrontano la trasferta di ritorno con il Southampton forti del due a zero ottenuto nel match casalingo (reti di di Peter Ressel e Rob Rensenbrink).

Nella partita di ritorno, al “The Dell” di Southampton, gli inglesi segnano un gol nel primo tempo con Channon, ma la rete viene annullata. Nella ripresa, i padroni di casa vanno in vantaggio per un rigore fischiato per un fallo su Channon.

Lo batte David Peach che abilmente spiazza il numero uno dell’Anderlecht: portiere a sinistra e palla alla sua destra. Poi, raddoppio inglese, con gol di McDougall dalla distanza ravvicinata, su uno spiovente arrivato da destra.

Ma proprio quando il Southampton assapora la speranza legata al pareggio del risultato aggregato, a sei minuti dalla fine, al termine di una lunga azione manovrata, Van der Elst segna la rete che garantisce il passaggio del turno.

L’Atlético Madrid passa con gli stessi risultati dell’Anderlecht ma a turni invertiti, nel senso che lasqaudra spagnola prima perde due a uno a Sofia con il Levski Spartak e poi vince due a zero al ritorno a Madrid.

A Sofia, in uno stadio da tutto esaurito, i bulgari erano partiti all’attacco e e avevano messo subito in difficolta i madrileni. Dopo solo nove minuti il Levski Spartak era passato in vantaggio. Sugli sviluppi di un corner e relativa mischia, Georgi Tsvetkov si era ritrovato la palla all’interno dell’area piccola e l’aveva messa dentro.

Gli spagnoli avevano protestato vivacemente per una carica al loro portiere, José Pacheco. Ma l’arbitro aveva convalidato il gol. La squadra di Sofia era poi riuscita a raddoppiare con Iordan Iordanov.

Ma in seguito l’Atlético aveva segnato il gol che, nell’economia dei due incontri, si sarebbe rivelato decisivo. Bermejo era sceso sulla fascia di destra, aveva crossato al centro dove c’era Ayala che con un colpo di testa aveva segnato il gol (secondo il telecronista spagnolo il marcatore era Bermejo, ma i tabellini indicano invece il nome di Ayala).

Nella partita di ritorno, due gol di Ayala, entrambi su rigore, chiudono la pratica. Nel secondo caso, al di là della perfetta esecuzione, è molto bella l’azione che porta all’assegnazione della massima punizione: una manovra che parte dal portiere spagnolo, è proseguita da quattro o cinque giocatori, dalla difesa al centrocampo, per poi arrivare, grazie a un doppio dribbling e una verticalizzazione, nell’area dei bulgari, dove viene appunto commesso il fallo che porta al rigore.

È il 69’ e, dopo l’esecuzione senza esitazioni da parte di Ayala, il risultato non cambia più: Atlético Madrid due, Levski Spartak zero. Spagnoli in semifinale.

Il Napoli, dopo un pareggio a reti inviolate in Polonia, passa il turno grazie a una rotonda vittoria per due a zero a Napoli, contro lo Śląsk Wrocław. Già nei primi minuti di gioco si registra un attacco alla porta avversaria condotto da Massa, ma l’uscita tempestiva del portiere polacco sventa il pericolo.

Poi, al nono minuto del primo tempo, c’è un cross di Vavassori dalla sinistra. Nell’area polacca c’è nuovamente Giuseppe Massa che però, questa volta, supera il numero uno polacco con un colpo di testa: Napoli uno Slask zero. I polacchi premono per ottenere il pareggio ma Carmignani, Burgnich e Bruscolotti fanno buona guardia e il Napoli non rinuncia certo al contrattacco, come nel caso di un’azione di Vinazzani.

Sotto la regia di un ottimo Juliano, i partonepei raddoppiano nella ripresa. Il secondo gol è di Luciano Chiarugi che batte una punizione con precisione chirurgica. Finisce due a zero per i padroni europei.

Per la prima volta, il Napoli accede a una semifinale europea. Insieme a lui troviamo Amburgo, Anderlecht e Atlético Madrid. Il calendario dice Amburgo-Atlético Madrid e Anderlecht-Napoli.

La sfida tra Amburgo e Atlético Madrid fu una sfida ricca di gol: tre a uno per gli spagnoli nella partita di andata a Madrid e tre a zero per i tedeschi al ritorno in Germania. In Spagna il risultato si era concretizzato nella ripresa.

Al 52’, Rubén Cano aveva portato in vantaggio i padroni di casa con un gol di testa sugli sviluppi di un corner battuto da Ayala. Ma, al 56’, gli ospiti si erano riportati sul pareggio con Magath. Anche lui era andato in rete di testa ma, nel suo caso, sugli sviluppi di un calcio di punizione.

Poi, però, L’Atlético Madrid aveva segnato altri due gol: al 60’, con Eugenio Leal su assist di Rubén Cano (con un bel tiro basso e angolato) e poi al 69’, nuovamente con Rubén Cano.

Quest’ultimo, gol un po’ fortunoso: un cross di Hernandez colpisce l’arbitro e rimpalla in area tedesca, Bermejo ne approfitta e fa partire un tiro angolato che il numero uno tedesco riesce solo a respingere. Poi, sulla respinta interviene Rubén Cano che, con un tiro da distanza ravvicinata, la mette dentro.

Al ritorno, per usare le parole del quotidiano “Mundo Deportivo”,
notte nera per i rossobianchi che partono male ma avrebbero meritato di più nel finale. Nel quotidiano iberico, a commento della partita, possiamo leggere che “Le speranze sono state deluse.

Sembrava che per l’Atlético sarebbe stato abbastanza facile conservare i suoi due gol di vantaggio ottenuti all’andata di fronte all’Amburgo, e invece non solo non ha potuto mantenere questo vantaggio ma ha subito tre gol (senza farne neanche uno). Risultato che lo costringe ad interrompere il suo viaggio per Amsterdam, città nella quale si terrà la finale di Coppa delle Coppe tra Amburgo e Anderlecht”.

L’articolo continuava segnalando la pessima prova della difesa spagnola, con tre gol subiti in nove minuti (più un palo colpito dai tedeschi): sul primo gol fatale una indecisione di Reina in una uscita; poi autorete di Capón, nel tentativo di deviare in corner un tiro di Kaltz; infine una incomprensione ancora Reina e Capón.

A quanto scritto nell’articolo, possiamo aggiungere qualche nota personale nata dalla visione delle immagini della partita. Tra l’altro il video permette di riscontrare un’incongruenza fatta dal cronista spagnolo della carta stampata: a differenza di quanto riportato nel pezzo sopraccitato, l’autorete di Capón è relativa alla prima marcatura tedesca, avvenuta al 20’, e non alla seconda, a seguito di un calcio di punizione battuto da Kaltz.

Poi, tre minuti dopo Reimann va in gol, ma più che errore della difesa spagnola, io metterei in evidenza la bravura dell’attaccante tedesco che da posizione decentrata, rispetto alla porta spagnola, indovina un diagonale capace di superare Reina. Nel terza rete al 27’, invece, c’è una responsabilità della difesa spagnola e in particolare del portiere madrileno che dapprima accenna un’uscita e poi si ferma, facilitando la trasformazione in gol da parte di Keller.

L’Atlético Madrid è dunque eliminato. Dopo la finale di Coppa dei Campioni persa col Bayern nel 1974, un’altra squadra tedesca, questa volta in semifinale, impediva al club di Madrid di vincere un trofeo continentale.

L’altra semifinale, come già detto, vedeva il Napoli affrontare i belgi dell’Anderlecht. Per quanto riguarda la partita di andata al San Paolo, possiamo partire dal resoconto del Quotidiano “Stadio”, uscito all’indomani del match. In questo giornale sportivo, il titolo recita: “Juventus alla distanza. Napoli in extremis” (i partenopei avevano segnato all’81’). Poi, continuando a scorrere la pagina leggiamo: “Bruscolotti annulla Rensenbrink e fa il gol”.

Quanto all’incipit dell’articolo, il suo autore evidenzia che “Il Napoli voleva vincere ad ogni costo e la prima uscita nella semifinale di Coppa delle Coppe gli ha dato ragione. Una vittoria striminzita, d’accordo.

Ma che condizionerà un poco, ora, il gioco che dovrà fare l’Anderlecht nella partita di ritorno”. L’andamento dell’incontro -continuava Virgilio Cherubini nel suo pezzo- aveva mostrato la volontà dell’Anderlecht di addormentare la partita: retropassaggi, possesso di palla fine a se stesso e rarissimi attacchi portati dai suoi giocatori.

Era evidente che i belgi cercavano di chiudere l’incontro con un pareggio e dal tabellino della partita, in testa all’articolo, si può constatare che Pesaola aveva cercato di cambiare l’andamento del match: dapprima, al 22’, con l’inserimento di Speggiorin per Luciano Chiarugi e poi, al 79’, con il cambio di Orlandini a sostituzione di Massa. Semplice casualità o mossa effettivamente azzeccata? Sia quel che sia, resta il fatto che a meno di due minuti dall’ingresso di Orlandini, il Napoli finalmente si riesce a sbloccare.

In effetti, passando dal resoconto della carta stampata alla visione dei filmati di repertorio, possiamo dire che il Napoli aveva attaccato per buona parte della partita ma l’Anderlecht era riuscito a difendersi piuttosto bene, annullando quasi tutti i pericoli.

Questo fino a quando a una decina di minuti dal termine, su assist di Totonno Juliano, Bruscolotti realizzava un gol molto bello con un tiro in diagonale: un gol nato da un suo inserimento in area belga sulla fascia di destra.

Ma, nell’economia dei due incontri di andata e ritorno, il match in Belgio si rivelerà decisivo. Per questo motivo, la ricostruzione di questa partita sarà più dettagliata.

Diciamo subito che il Napoli si presenta allo Stadio Emile Versé con due assenze importanti, quelle di Bruscolotti e di Chiarugi. Inoltre, pure Orlandini ha qualche problema fisico e deve partire dalla panchina.

Anche Vavassori non è al massimo della forma, ma Pesaola decide comunque di schierarlo dal primo minuto. In quegli anni le squadre italiane erano prive di giocatori stranieri.

L’Anderlecht, invece di stranieri ne schierava tre, ed erano stranieri di peso: gli olandesi Rensenbrink e Haan (entrambi nazionali) e il portiere Jan Ruiter.

Il primo tempo. Dopo solo due minuti, Speggiorin va in gol. Ma l’arbitro annulla per un presunto fallo napoletano commesso in una mischia in area belga.

Il Napoli continua ad attaccare e, un minuto dopo l’annullamento del gol, Vinazzani va nuovamente al tiro. Ma, questa volta, il pallone finisce a lato, alla destra del portiere dell’Anderlecht.

Al 6’, Juliano innesca Massa che va via sulla fascia ma è atterrato scorrettamente da Vandendaele. Ma sul calcio di punizione battuto da Juliano il pallone finisce nelle mani di Jan Ruiter. Al 13’, Esposito indovina uno splendido tiro a pallonetto che supera il portiere dell’Anderlecht e va a colpire l’incrocio dei pali. Dopo 3′, Speggiorin tenta la soluzione dalla distanza, ma il suo tiro finisce lontano dalla porta dei padroni di casa. Carmignani, al 18′, esce con perfetta scelta di tempo su Van der Elst, imbeccato da un calcio di punizione battuto sulla fascia di destra. L’uscita di Carmignani è corretta ma, nell’impatto, Van der Elst resta a terra. Il portiere partenopeo getta la palla fuori per permettere le cure del belga.

Ma, alla ripresa del gioco, anziché restituire la cortesia e rimettere il pallone agli ospiti, i giocatori dell’Anderlecht vanno all’attacco e conquistano un calcio di punizione all’altezza dell’area napoletana.

Comunque la difesa napoletana è attenta e sulla battuta di Van der Elst viene allontanato il pallone. Poco dopo Van der Elst batte un nuovo calcio di punizione (questa volta dal lato opposto del campo).

Juliano intercetta il tiro muovendosi prima del fischio dell’arbitro e per questo viene ammonito. La punizione viene ribattuta dai belgi ma non produce nessun effetto. Al 22’ è Haan ad essere ammonito per un’entrata scorretta ai danni di Juliano.

Due minuti dopo, un altro tiro di Massa finisce sul fondo. E arriviamo al primo gol dei padroni di casa. Fino a quel momento il Napoli non aveva corso grandi pericoli. Ma, al 29’, Vinazzani commette un fallo su Van der Elst. Siamo sulla trequarti di destra.

Del calcio di punizione si incarica Coeck che fa partire un traversone verso l’area dei napoletani. Lì, Thissen devia di testa spiazzando il portiere del Napoli.

Tra il 32’ e il 35’ l’Anderlecht, che già aveva battuto due corner, ne batte altri tre a seguito di respinte e deviazioni sul fondo dei difensori napoletani. Poi, al 36’, Esposito scende sulla sinistra e fa un cross per Juliano che colpisce di testa. Ma la palla finisce alta sopra la traversa della porta di Ruiter. Degli ultimi minuti c’è poco da segnalare. A parte una ripartenza di Speggiorin potenzialmente pericolosa che però è fermata dall’arbitro per fuorigioco.

Il secondo tempo.

La ripresa inizia con l’Anderlecht all’attacco. Al 47’, sul limite dell’area napoletana, Haan scappa a La Palma che lo atterra e il calciatore partenopeo rimedia un giallo.

Il fallo è fuori discussione ma non è cattivo: La Palma ostacola Haan con il corpo e con un colpo di spalla. L’ammonizione appare una decisione severa.

Un minuto dopo Savoldi dribbla due belgi, percorre un corridoio centrale e serve splendidamente Speggiorin sulla sinistra che si ritrova solo davanti al portiere.

Ma l’arbitro ferma di nuovo per fuorigioco. Al 54’, Juliano (già ammonito) è graziato dall’arbitro che si limita a fischiare un suo grave fallo su Dockx ma non lo sanziona con una seconda ammonizione.

Il calcio di punizione è battuto bene da Coeck: un tiro basso, teso e angolato a cui Carmignani risponde con un bell’intervento. Al 56’, c’è un fallo di Catellani su Rensenbrink poco fuori dal vertice destro dell’area del Napoli.

Il tiro di Haan è insidiosissimo, forse anche a causa di un rimpallo, però Carmignani è bravo a deviare sul fondo: sesto corner per i padroni di casa. Ma sulla sua battuta, Burgnich subisce un fallo e la palla passa al Napoli.

I partenopei ripartono all’attacco e Speggiorin lanciato sulla fascia destra subisce un fallo sulla trequarti dei belgi. Al tiro va lo stesso Speggiorin che reclama la distanza dei giocatori dell’Anderlecht e che per questo viene ammonito. In effetti, il tiro è ribattuto dalla barriera belga e, nonostante la fresca ammonizione, Speggiorin fa notare nuovamente all’arbitro che la distanza non era stata rispettata. Nel frattempo, l’azione era continuata e l’arbitro aveva fischiato un fuorigioco del Napoli. I belgi passano al contrattacco ed è Vavassori a commettere fallo su Haan, poco fuori il lato sinistro dell’area del Napoli. Sugli sviluppi del calcio di punizione, battuto da Ressel, la palla finisce sul lato opposto dell’area napoletana. Lì, c’è Rensenbrink che la crossa al centro davanti alla porta di Carmignani e per Van der Elst è facile metterla dentro di testa: Anderlecht 2, Napoli 0.

Poco dopo Haan tenta un pericoloso pallonetto, con il pallone che sembra dirigersi verso la traversa della porta di Carmignani. Il portiere però riesce a deviare alto.

È il settimo corner per i padroni di casa. Lo batte ancora Ressel. Haan colpisce di testa e la palla termina fuori. Al 64’, Haan serve sul limite Coeck che fa partire un tiro terminato fuori di poco. Carmignani, comunque, aveva intuito la traiettoria.

Al 69’, a seguito di un’azione iniziata da Esposito e continuata da Vinazzani, Speggiorin si trova da solo davanti al portiere avversario. Ma la sua soluzione, una girata al volo, non è efficace e il numero uno dell’Anderlecht para con facilità.

Al’72’, in un azione di attacco belga vicino alla bandierina di destra, Ressel scambia con Coeck. Interviene Burgnich che mette in angolo.

È l’ottavo corner dell’Anderlecht. Corner, del resto, che non produce niente, perché sulla sua battuta (da parte di Ressel), Thissen commette fallo su Burgnich.

Al 74’, altra decisione poco chiara da parte dell’arbitro. Su un rimpallo fortunoso di Juliano, Savoldi si ritrova il pallone in area in buona posizione per andare al tiro, ma l’arbitro ferma il gioco per un precedente fallo di Vinazzani che sembra proprio non esserci stato.

Subito dopo, bellissima azione dei belgi: Van der Elst triangola sulla trequarti con Ressel, riceve nuovamente la palla, entra in area e cerca di andare al tiro ma Carmignani esce bene su di lui e poi Vavassori mette fuori: corner numero nove per l’Anderlecht.

Corner che non produce nulla di fatto perché sulla sua battuta La Palma allontana. Il successivo contrattacco del Napoli costringe il portiere Ruiter ad uscire quasi fino al centro del campo per rinviare.

Sul rinvio del portiere la palla sta per arrivare a Rensenbrink ma interviene Burgnich fallosamente e rimedia un giallo che appare severo (giusto fischiare il fallo ma ammonizione eccessiva). Subito dopo, Orlandini entra al posto di Vinazzani.

L’Anderlecht riparte all’attacco: Haan serve un bell’assist a Ressel in area napoletana e costringe Vavassori a un intervento difensivo provvidenziale. All’85’, un tiro di Van der Elst finisce alto di poco sulla traversa. All’89’, un altro attacco di Van der Elst costringe Catellani alla deviazione in angolo. Corner numero dieci per i padroni di casa. Sulla sua battuta la palla finisce nelle mani di Carmignani e poco dopo l’arbitro fischia il termine della partita.

Finisce due a zero per l’Anderlecht. Il Napoli ha giocato la prima mezz’ora non solo alla pari ma rivelandosi superiore all’avversario. Poi, però, deve inchinarsi al club belga detentore della Coppa delle Coppe e della Supercoppa (vinta contro il
Bayern di Monaco). Anche il punteggio dei corner è in qualche modo indicativo della supremazia dei padroni di casa, ma va detto che non poche decisioni arbitrali hanno penalizzato la squadra del Napoli. Concludo questa parte segnalando le buone prove di Vavassori, Burgnich e Catellani.

Il tabellino.

20 aprile 1977. Stade Emile Versé.

Anderlecht-Napoli 2-0 (primo tempo 1-0).

Marcatori: 30’, Jean Thissen; 58’, François Van der Elst.

Arbitro: Robert Mathewson (Inghilterra).

Calci d’angolo: Anderlecht-Napoli 10-0 (primo tempo 5-0).

Ammoniti: Juliano, Haan, La Palma, Speggiorin, Burgnich.

Anderlecht: Jan Ruiter, Hugo Broos, Erwin Vandendaele, Jean Thissen, Jean Dockx, Gilbert Van Binst, Arie Haan, Ludo Coeck, Rob Rensenbrink, Peter Ressel, François Van der Elst. Allenatore: Raymond Goethals.

Napoli: Pietro Carmignani, Sauro Catellani, Giovanni Vavassori, Antonio La Palma, Tarcisio Burgnich, Salvatore Esposito, Antonio Juliano, Claudio Vinazzani (76’, Orlandini), Walter Speggiorin, Giuseppe Massa, Giuseppe Savoldi. Allenatore: Bruno Pesaola.

In virtù dei risultati delle due semifinali, a giocarsi il trofeo ad Amsterdam vanno l’Amburgo e l’Anderlecht. Il club belga, con le vittorie nel campionato, nella coppa nazionale, nella Coppa delle Coppe e nella Supercoppa, era una realtà calcisticamente importante da diversi anni. L’Amburgo invece, dopo aver ottenute vittorie in periodi lontani, stava per iniziare un ciclo di circa un decennio costellato da vittorie nazionali e internazionali e, all’interno di questo percorso, la Coppa delle Coppe del 1977 rappresenta uno snodo importante.

La finale.

Primo tempo.

Già a partire dall’inizio del match si vede l’approccio fisico dei tedeschi: al primo minuto, l’Anderlecht si porta in avanti con Rensenbrink sulla fascia sinistra, l’olandese subisce fallo ma l’arbitro fa proseguire per il vantaggio, la palla arriva a Haan e anche questo olandese viene atterrato da Nogly che rimedia un giallo.

I primi cinque minuti vedono i belgi in attacco andare al tiro con Vandendaele, che però non mette in grande difficoltà Kargus, e poi con Ludo Coeck, con due conclusioni che escono a lato.

Al 9’, Vandendaele scende sulla fascia di destra e serve Ressel che tira verso la porta tedesca e costringe Kargus alla deviazione sul fondo. Primo corner a favore dei belgi.

Sulla sua battuta, Kargus non riesce a trattenere la palla ma, fortunatamente per lui, i suoi compagni della difesa riescono a liberare. Al 12’, è invece l’Amburgo ad ottenere un corner che però viene battuto in modo inconcludente.

Subito dopo Ressel e Arie Haan portano un nuovo attacco alla porta tedesca inserendosi ancora una volta sulla fascia di destra. La loro azione però termina fuori.

Al 15’, prima grande emozione del match e prima occasione da rete per i tedeschi. Volkert riceve palla a centrocampo, percorre tutta la fascia sinistra superando due difensori dell’Anderlecht, arriva al limite dell’area belga e, anticipando l’intervento di un terzo difensore rivale, va al tiro.

Il pallone però esce a lato del palo sinistro della porta di Ruiter. L’azione fa capire che, di fronte ai campioni in carica, i tedeschi non sono lì solo per difendersi ma anche per colpire rapidamente non appena possibile.

Infatti, quattro minuti dopo c’è un’altra occasione da gol per l’Amburgo: Kaltz passa sulla trequarti a Steffenhagen che subisce fallo.

Sugli sviluppi del calcio di punizione la palla arriva a Volkert sulla sinistra, cross in area dell’attaccante tedesco e Nogly da distanza ravvicinata tira a botta sicura ma è fermato da una respinta provvidenziale di Ruiter.

L’Amburgo prende sempre più fiducia in se stesso. Al 20’, Steffenhagen subisce un altro fallo vicino alla bandierina di destra. Del calcio di punizione si incarica Kaltz. Di fatto è una specie di corner a distanza ridotta.

Kaltz pennella un cross nell’area piccola ma il pallone è deviato fuori dalla difesa dell’Anderlecht: secondo corner per i tedeschi. Alla bandierina va Memering. Tiro di sinistro a rientrare. Mischia in area. Respinta di pugno del numero uno dei belgi.

E poi la palla, arrivata sul limite, è calciata forte dal sinistro di Magath. Ma, ancora una volta, Ruiter è attento e para con quello che i francesi chiamano “plongeon”: tuffo orizzontale in avanti con le due mani ad afferrare il pallone per serrarlo sul petto.

Due minuti dopo ottimo lavoro di Steffenhagen sulla fascia di sua competenza, cross al centro per Magath che dribbla due belgi, entra in area e su un successivo contrasto va a terra. Ma, l’arbitro fa segno di proseguire.

Dal 15’ al 24’ l’Anderlecht ha subito le offensive dell’Amburgo e raramente si è reso pericoloso in avanti. Ma, al 25’, Memering perde un pallone in difesa.

Rensenbrink ne approfitta per servire un ottimo assist à Van der Elst che colpisce di destro a botta sicura e supera Kargus.

Sfortunatamente per i belgi, il pallone si stampa sul palo a portiere battuto e poi finisce sui piedi di Kaltz che lo passa al proprio portiere.

L’Amburgo però non ci sta a farsi mettere sotto, riparte all’attacco e costringe Vandendaele alla deviazione in calcio d’angolo.

Del corner s’incarica nuovamente Memering che questa volta, però, lo batte male: lungo sul secondo palo e palla ai belgi.

Sulla ripartenza Ludo Coeck si ritrova la palla sul limite, tenta il tiro di forza, palla respinta dalla difesa tedesca e corner numero due a favore dell’Anderlecht. Corner battuto da Haan ma la palla finisce ai belgi.

Poco dopo Steffenhagen percorre una settantina di metri indisturbato sulla fascia sinistra, poi entra in area avversaria e costringe la difesa tedesca alla deviazione sul corner.

Al 29’, un’azione sulla sinistra di Memering è finalizzata da Magath, il cui tiro finisce di poco a lato della porta di Ruiter grazie alla deviazione di un difensore dell’Anderlecht: quinto corner tedesco, seguito subito dopo da un sesto corner perché il tiro di Volkert viene deviato.

E poi, in rapida successione, da un settimo calcio d’angolo dovuto ad un colpo di testa di un altro difensore dell’Anderlecht che mette la palla sul fondo. Al 30’, Kaltz dalla trequarti effettua un ottimo assist per Reinmann.

L’attaccante tedesco controlla in scivolata di sinistro e calcia di destro all’interno dell’area piccola. Ma, ancora una volta, il decisivo intervento di Ruiter evita il gol con una deviazione sul corner.

Al 35’, l’Anderlecht si rifà vivo in avanti con un attacco di Dockx, ma il suo tiro termina fuori. Al 42’, Magath percorre un corridoio di una cinquantina di metri lungo la fascia sinistra.

Su di lui va Van Bist che manda la palla sul fondo. L’Amburgo batte il suo nono corner. Ma la difesa dell’Anderlecht libera bene. Negli ultimi tre minuti non ci sono azioni importanti da segnalare: il primo tempo finisce a reti inviolate.

La prima frazione di gioco è stata gradevole ed equilibrata, con molti capovolgimenti di fronte. L’occasione più clamorosa è il palo dell’Anderlecht, ma anche i tedeschi sono andati vicini al gol almeno un paio di volte.

Inoltre, a parte i primi quindici minuti a prevalenza dei belgi, il resto del primo tempo ha visto i tedeschi maggiormente all’attacco. Da questo punto di vista, i nove corner tedeschi contro i due dei belgi sono a loro modo un’evidenza dell’andamento del match.

Secondo tempo

Dopo i primi cinque minuti di gioco della ripresa in cui non si registrano grandi emozioni, l’Anderlecht si riporta in attacco con una bella ripartenza e Steffenhagen va al tiro, anche se Kargus para piuttosto agevolmente.

Al 55’, un attacca di Haan sulla fascia di destra, porta all’ottenimento di un corner da parte tedesca. Lo batte lo stesso Haan ma l’arbitro ferma il gioco per scorrettezze reciproche nell’area belga e ordina la ripetizione del calcio d’angolo.

Al tiro va nuovamente Arie Haan ma l’Amburgo perde subito palla e, sulla ripartenza, l’Anderlecht guadagna un calcio di punizione sul limite dell’area tedesca. Magath va al tiro ma il pallone finisce di poco sopra il sette del lato di porta alla destra di Ruiter.

Al 60’, altro fallo sul limite dell’area tedesca ai danni di Volkert e calcio di punizione che batte lui stesso. Passaggio a Nogly che fa partire un tiro potente. Ruiter riesce solo a respingere e sulla respinta la palla rimane pericolosamente nei pressi della sua porta.

Ma fortunatamente per lui l’arbitro fischia il fuorigioco di un belga. Al 61’, Steffenhagen entra in area e a seguito di un contrasto è atterrato.

L’intervento del difensore tedesco lascia dei dubbi, ma non all’arbitro che fa segno di continuare. Dopo il caso di Magath nel primo tempo, per la seconda volta la richiesta tedesca del penalty è rifiutata.

Sì arriva al 65’, senza che l’Anderlecht abbia fatto un solo tiro nella porta di Kargus e neppure un’azione offensiva degna di nota. Al 69’, Magath si inserisce tra due difensori dell’Anderlecht, punta la porta e sembra essere agganciato di piede da uno dei due.

Ma questa non è l’opinione dell’arbitro inglese che ancora una volta non vede gli estremi per la massima punizione. Il gioco continua e l’Amburgo ottiene il decimo corner (primo della ripresa).

Lo batte Magath che dà troppa forza al suo tiro e il pallone si perde oltre il secondo palo.

Comunque i belgi sono chiaramente in difficoltà: al 70´, Steffenhagen tenta un’incursione nell’area dell’Anderlecht e viene messo giù poco fuori dal limite a causa di un intervento falloso di Capitan Vandendaele.

Al 72’, altro corner a favore dei tedeschi. Poi, al 78’, arriva il gol del vantaggio tedesco: lunga discesa sulla fascia di destra di Steffenhagen che entra in area e si appresta al tiro ma è atterrato. Stavolta anche l’arbitro ravvisa gli estremi del penalty.

Sul dischetto va Volkert e spiazza il portiere: Ruiter si getta alla sua sinistra e il pallone passa alla sua destra.

A quel punto, nel tentativo di recuperare lo svantaggio Raymond Goethals leva un centrocampista (Jean Dockx) e fa entrare un attaccante (Ronny van Poucke).

Ma, a parte un tiro di Haan che non centra la porta non ci sono altri attacchi di marca belga. All’87’, un attacco di Rensenbrink porta all’ottenimento di un corner.

Del tiro si incarica Ressel. Ma l’occasione sfuma perché l’arbitro fischia a favore della squadra tedesca. Due minuti dopo Volkert va via sulla fascia sinistra, si accentra nei pressi dell’area piccola e passa a Magath con un tocco di esterno destro.

Magath si allunga forse un po’ troppo il pallone e sembra perdere lo spunto giusto, ma alla fine riesce comunque a metterla dentro. Poi, non c’è neanche il tempo di riprendere il gioco che l’arbitro fischia la fine.

Dalla visione della partita emerge una squadra tedesca con ottimi elementi in tutti i reparti: Volkert all’ala sinistra, Steffenhagen alla destra, Magath al centro, Kaltz e Nogly attenti in difesa ma anche capaci di proporsi in avanti e infine un Memering duttile e polivalente.

Vittoria tedesca meritatissima: nel secondo tempo l’Anderlecht non fa neanche un tiro in porta.

Il tabellino

Amsterdam, 11 maggio 1977, Olympisch Stadium. Spettatori: 66.000.
Amburgo-Anderlecht 2-0

Marcatori: 78’, Volkert (su rigore); 89’, Magath.

Arbitro: Patrick Partridge (Inghilterra).

Calci d’angolo: Amburgo-Anderlecht 11-5 (primo tempo 9-2).

Amburgo: Kargus, Kaltz, Nogly, Memering, Hidien, Ripp, Steffenhagen, Keller, Reimann, Magath, Volkert.

Anderlecht: Ruiter, Van Binst, Broos, Vandendaele, Thissen, Dockx (Van Poucke, 80’), Van Der Elst, Haan, Ressel, Coeck, Rensenbrink.

GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati)

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Laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Studi Post-Laurea, nel 2004 e nel 2005, presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università di Ginevra, nell’ambito del DEA (Diplôme d’Etudes Approfondies) e, nel 2017, al St Clare’s College di Oxford (Teacher of English Language and Literature). Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora per il Dipartimento dell’Istruzione Pubblica del Cantone di Ginevra. Pubblicazioni: “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, Fratelli Frilli Editori, 2004. “I Racconti del Grifo. Quando Parlare del Genoa è come Parlare di Genova”, Nuova Editrice Genovese, 2017. “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019. “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020. Seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando Parlare del Genoa è come Parlare di Genova” Urbone Publishing, 2020. Coautore di “Imbarco Immediato. Didattica della Lingua Italiana”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021. “Dieci Racconti di una Lucertola del Porto di Genova”,  Urbone Publishing, 2021. “Il Calcio Anni ’70. Primo Volume 1969-1974”, Urbone Publishing,  2022. «Les Suisses Pionniers du Football Italien», Mimésis Éditions France, 2022. Terza edizione de “I Racconti del Grifo. Quando Parlare del Genoa è come Parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2022. Ha scritto anche numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893.” e “GliEroidelCalcio”. I suoi libri fanno parte delle collezioni della Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, della Biblioteca Nazionale Svizzera di Berna, dell’Università di Friburgo, della Società Dante Alighieri di Basilea, della Biblioteca dello Sport di Ginevra e della Civica Biblioteca Berio di Genova. Prossima uscita editoriale: Massimo Prati, «Il Calcio Anni ‘70. Secondo volume, 1975-1977», Urbone Publishing.

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