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La Penna degli Altri

Tre momenti in cui ci siamo rialzati. Tre rinascite: può succedere ancora?

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Paolo Colombo per la rivista “Vita e Pensiero Plus”, il quindicinale online gratuito del bimestrale “Vita e Pensiero”, individua tre momenti storici che hanno segnato poi una rinascita, “… i momenti nei quali l’umanità (o una parte di essa) torna a riemergere da una situazione pesantemente critica che pareva averla sommersa. Dalle crisi si è alla fine sempre usciti (e sempre si uscirà)”, si legge nell’articolo dal titolo Tre rinascite. Può succedere ancora?

I tre momenti individuati dall’autore sono molto diversi tra loro ma in ognuno di essi sono presenti dei “momenti di scatto in avanti di mente e animo che guidano alla rigenerazione di un qualche valore che pareva perduto: a una rinascita”.

Il primo “momento” individuato dall’autore ha una data precisa, l’11 maggio 1946, quando i quotidiani pubblicano una lista di undici brani musicali: è il programma della Scala che riapre “dopo cinque lugubri anni di guerra, fame, sofferenze, angoscia, morte; in un paese soffocato da un ventennio di dittatura, occupato/liberato da eserciti stranieri e devastato da bombardamenti che nell’agosto del ’43 hanno semi-distrutto anche lui, il teatro lirico forse più famoso del mondo”.

Il terzo “momento”, il secondo lo tratteremo dopo, arriva nei primi giorni dell’Aprile del 1986: i quotidiani rendono pubblici i nomi di una sessantina di aziende vinicole convolte nello scandalo del “Metanolo”: Un sinistro caso di sofisticazione alimentare: per aumentarne il tasso alcolico, si è aggiunto al vino un carburante a bassissimo prezzo, il metanolo, appunto. Muoiono 19 persone e altre restano menomate nella vista […] La solita immagine dell’Italia disonesta, inaffidabile e truffaldina prevale. Il Governo rafforza le azioni di prevenzione e repressione delle sofisticazioni. Si istituisce l’Anagrafe vitivinicola regionale e l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi. S’impongono controlli e rispetto delle regole. I produttori rispondono con consapevolezza: cresce la competenza e la cultura”. Oggi siamo il “Top” nel mondo”.

Arriviamo infine ad un tema a noi caro, il calcio. Infatti l’altro “momento” della nostra stoia individuato dall’autore sono i Mondiali di Spagna ’82, il successo dell’Italia di Bearzot dopo gli anni di Piombo e il calcio scommesse. Un Mondiale iniziato nelle peggiori condizioni …

Il Ct italiano Enzo Bearzot, in particolare, è accusato da più parti, neppur troppo velatamente, di limitatezza – se non addirittura di incapacità – mentale. In ogni caso d’incompetenza. Più di ogni altra cosa gli si rimprovera di aver ignorato il capocannoniere romanista del campionato, Roberto Pruzzo, preferendogli lo juventino Paolo Rossi, squalificato per due anni in seguito allo scandalo del calcio scommesse, rientrato solo nelle ultime tre giornate del torneo, agli occhi di tutti completamente fuori condizione e probabilmente ormai un giocatore finito”.

Non solo … Bearzot ha provato a portare Bettega al Mundial e lo ha atteso sino alla fine che recuperasse da un infortunio. Quando si rende conto che non lo può recuperare convoca Franco Selvaggi.

Parte una pressione mediatica molto forte verso Bearzot in primis e poi su Paolo Rossi Le prestazioni sbiadite del magro centravanti nelle partite preparatorie e nei primi tre incontri […] gettano benzina sul fuoco. Capita che il tono delle insinuazioni su Pablito (non solo corrotto e finito, ma addirittura troppo intimo frequentatore del compagno di stanza Antonio Cabrini) si alzi ben oltre il livello del buon gusto”.

Bearzot lo difende, lo schiera sempre e lo aspetta, si fida del giocatore e in primis dell’uomo.

Insomma, ci qualifichiamo a fatica nella prima fase a gironi, si supera l’Argentina con una grande prova di orgoglio e poi: “Il 5 luglio, in una partita decisiva e data assolutamente per persa contro l’eccelso Brasile di quell’anno, Rossi segna tre goal e contro tutte le aspettative l’Italia va in semifinale, dove sconfiggerà la Polonia 2-0, con due goal… indovinate di chi? Di Paolo Rossi. E in finale, contro le Germania, chi apre la strada al trionfo azzurro (3-1) segnando la prima, fondamentale, rete? Paolo Rossi, il giocatore finito, quello che non stava più in piedi, quello che si era venduto, quel debosciato viziato e pervertito. Campione del mondo, capocannoniere del torneo, di lì a poco Pallone d’oro. Rimasto nel cuore di tutti gli italiani da lì in poi, per generazioni, come uomo per bene, di valori semplici e veri, capace di risorgere dall’inferno.

La vittoria in quel mondiale, lo raccontano ormai un po’ tutti gli storici, assurgerà a simbolo della ripartenza dell’Italia intera, data invece per finita e sfinita proprio come il suo campione, dopo i cupi anni di piombo. Terrorismo, crisi economica, violenza politica, inflazione, fanatismo ideologico, corruzione: tutto messo alle spalle. Sulle ali dei goal di Pablito prenderà il via un nuovo boom, tanto effimero e inconsistente quanto desiderato e ubriacante”.

La morale? “Non è vero che siamo sempre e solo disonesti e inaffidabili. Abbiamo imparato dai nostri errori. Eravamo finiti e siamo rinati. Possibile non possa più succedere?”

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