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6 giugno 1978: l’Italia batte l’Ungheria 3 a 1

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6 giugno 1978: la vittoria dell’Italia contro l’Ungheria

La seconda partita che l’Italia affronta nel mondiale argentino è quella che la vede contrapposta all’Ungheria il 6 giugno 1978. La vigilia di questa gara per gli italiani non è la stessa di quella vissuta 4 o 5 cinque giorni prima, approssimandosi il match contro la Francia.

In quel caso era un esordio assoluto e bisognava rompere il ghiaccio al cospetto di una nazionale ritenuta obbiettivamente forte e di valore, come in effetti lo era, ovvero la compagine transalpina, che era considerata come la più “naturale” antagonista per il passaggio del turno (ponderando, comunque, che l’Argentina si sarebbe classificata, di riffa o di raffa). Averla poi battuta, sia pure con qualche patema d’animo per causa della circostanza del subitaneo vantaggio francese dopo appena 44 secondi dal fischio d’inizio, e pur, per ammissione dei medesimi protagonisti italiani, non avendo dato il massimo, era un buon viatico in prospettiva della seconda gara, che era valutata come la più “facile” tra quelle da giocare.

Un successo che gli vale la qualificazione

E l’Italia con la seconda vittoria consecutiva avrebbe raggiunto la qualificazione a uno dei gironi che avrebbero designato le finaliste. Quindi la nostra nazionale poteva valutare e preparare la partita da giocare contro i magiari con la massima determinazione, insieme con la tranquillità vantabile da chi era più forte.

L’Italia, cosi, poteva dare il massimo (e avrebbe dato il massimo) contro una nazionale che solamente 30 o 25 anni prima era imbattibile e contro cui nel 1938 era scesa in campo per la finale mondiale a Parigi, vincendola per 4 a 2. In altre parole, l’Ungheria era una ex grande nazionale, ma ormai in declino, specie dalla seconda metà degli anni sessanta (precedente ultima qualificazione mondiale nel 1966). Ma per quanto in fase calante, la nazionale del paese fra i Balcani e il mondo germanico viveva un relativo periodo di prestigio fra metà anni settanta e l’inizio del successivo decennio, quando staccava il pass per accedere sia al mondiale argentino che a quello spagnolo (successivamente non avrebbe partecipato ad alcun torneo iridato).

Gli azzurri confermarono lo stesso XI della formazione con la Francia

Tra l’altro, al primo mondiale in ordine cronologico ci perveniva mercé lo spareggio con la Bolivia, perché era previsto che dai gironi europei si qualificassero 9,5 squadre, nel senso che la peggiore prima classificata dei 10 gruppi del vecchio continente doveva sostenere lo spareggio contro la terza delle squadre del CONMEBOL: vincendo poi l’Ungheria, la stessa diventava la decima europea a giocare la fase finale, mentre se avesse prevalso la Bolivia, il Sud America avrebbe contato una terza partecipante per “merito”, escludendo l’Argentina, ammessa in quanto paese organizzatore.

L’Italia confermava la formazione iniziale che aveva battuto la Francia, con esclusione di Cabrini. Al suo posto Cuccureddu (Cabrini sarebbe entrato a partita in corso). Dopo le solite schermaglie dei primi minuti di partita, l’Italia prende il sopravvento che con il passare del tempo diventa netto e incontestabile. Il dominio azzurro è chiaro in ogni settore del campo e gli azzurri arrivano facilmente al tiro con soluzioni variegate.

Brilla la coppia d’attacco Rossi-Bettega

E soprattutto brilla la nuova coppia d’attacco Rossi-Bettega, una gran sorpresa, forse dapprima neanche immaginata, ma che con l’avallo delle ottime prestazioni sul campo si impone all’attenzione degli sportivi. E contro i magiari innanzitutto segna Rossi, con un classico gol di rapina, dopo una respinta a seguito di botta di Tardelli, e dopo due minuti raddoppia l’attaccante bianconero, il quale durante la partita coglie tre legni. Nasce, dunque, una grande coppia d’attacco, ma sorge una squadra capace di tutto e con giocatori dalla forte dose di intercambiabilità. Vede la luce, soprattutto, una compagine formata da un gruppo di solidi amici.

Il terzo gol di Benetti è la ciliegina sulla torta di una partita quasi perfetta, nella quale, peraltro, ed è un’altra cosa positiva, si nutre la convinzione che ancora altri margini di miglioramento siano possibili. L’Italia si scopre grande. Sarebbe servito per coronare un sogno fino a qualche giorno innanzi da soppesare quasi come follia?

GLIEROIDELCALCIO.COM (Francesco Zagami)

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Nato nel 1971 a San Gavino Monreale. Da sempre interessato a temi calcistici e storici. Fondamentalmente autodidatta. All'attivo 3 libri. Un quarto testo, relativo alla Storia della Repubblica sociale Italiana in corso di pubblicazione. Ora al lavoro per un libro relativo al mondo arabo e per uno riguardante il periodo d'oro della Roma di Liedholm 1979-1984.

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