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Sinner, Panatta è brutale: le sue parole sono durissime

Rocco Grimaldi 7 Ottobre 2025
Sinner si ritira

Jannik Sinner costretto al ritiro a Shanghai (Foto IG @eurosportitalia - glieroidelcalcio.com)

Parole dure scuotono il mondo del tennis dopo quanto accaduto a Shanghai, sul ritiro di Sinner Panatta è brutale.

C’è un’aria pesante, non solo per il caldo e l’umidità, ma anche per le polemiche che hanno investito il Master 1000 di Shanghai. In queste ore, infatti, il tennis internazionale sta facendo i conti con una serie di episodi che lasciano poco spazio ai dubbi: qualcosa, in Cina, non ha funzionato.

Gli atleti sono apparsi stremati, provati, alcuni addirittura costretti ad abbandonare il campo. E quando un campione come Jannik Sinner è costretto al ritiro, è chiaro che il problema va ben oltre la semplice sfortuna o una giornata no.

Sinner: il ritiro era inevitabile

Il torneo asiatico, che doveva rappresentare una tappa spettacolare del circuito, si è trasformato in una vera catastrofe. Tutto è iniziato con lo svenimento di Marton Fucsovics, un episodio che ha subito fatto capire che le condizioni non erano delle migliori. Poi sono arrivati i malori di Taylor Fritz e di Arthur Fils Mpetshi Perricard, visibilmente in difficoltà per la calura.

Anche Francisco Comesana e persino Novak Djokovic hanno accusato giramenti di testa, segno che qualcosa non andava davvero. E infine, in ordine cronologico, è toccato a Sinner: l’azzurro, stremato, ha dovuto dire basta nel match contro l’olandese Tallon Griekspoor, un ritiro che ha lasciato tutti con l’amaro in bocca.

Sinner crampi in Cina
Il torneo in Cina si rivela una catastrofe (Foto IG @janniksin – glieroidelcalcio.com)

Non si è fatto attendere il commento di Adriano Panatta, che senza mezzi termini ha puntato il dito contro le condizioni di gioco. Le sue parole sono state durissime: “Le condizioni di gioco a Shanghai erano brutali. A Shanghai l’ho visto molto provato, ma non solo lui, tutti i giocatori. Ci sono stati ritiri, svenimenti… Ci sono 36-37 gradi e si gioca all’aperto, non al coperto. C’è un tasso di umidità del 95% e un tasso di inquinamento dell’84%, che è indicato come malsano ed è sconsigliata l’attività sportiva”.

Parole che non lasciano scampo e che, senza ombra di dubbio, fanno riflettere sull’organizzazione di certi tornei. Perché è evidente che il problema non riguarda solo la prestazione sportiva, ma la salute stessa dei giocatori. Sinner, visibilmente provato, ha provato a resistere fino all’ultimo, ma il fisico ha detto basta. E non è il primo, né probabilmente sarà l’ultimo, a cadere sotto i colpi di un clima diventato insostenibile.

Il dibattito è aperto e c’è chi chiede già all’ATP di intervenire. Perché se il tennis è sacrificio e resistenza, non può però trasformarsi in un rischio per la salute. E quando persino un atleta allenato e preparato come Jannik Sinner è costretto a fermarsi, è chiaro che il limite è stato superato. Shanghai doveva essere una festa del tennis, ma si è trasformata in un monito. E questa volta, le parole di Panatta suonano più come un avvertimento che come una semplice critica.

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