Alberto Zaccheroni: "Al Milan c'era da cambiare il piano del gioco"
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Alberto Zaccheroni: “Al Milan c’era da cambiare il piano del gioco”

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Alberto Zaccheroni parla del suo Milan

La Gazzetta dello Sport ha intervistato l’ex allenatore del Milan Alberto Zaccheroni che ha parlato della sua esperienza in rossonero. Ecco alcuni estratti:

 Zaccheroni, dunque anche cambiando tanto si può vincere subito?

“Il Milan che presi io nei due anni precedenti arrivò decimo e undicesimo con Sacchi e Cappello, dunque qualche problema l’aveva per forza. Non è il caso di questo Milan, che per me ha fatto molto bene. E non è una squadra consumata. Allora c’era da cambiare anche sul piano del gioco, bisognava ridurre il campo d’azione dei giocatori, perché la loro qualità non si discuteva ma la quantità sì essendo in là con gli anni. Mi sono basato sullo zoccolo duro, Maldini, Costacurta,e Albertini. Ho detto che avevo un’idea per risalire e loro mi risposero: ci convinca e le verremo dietro. Beh, hanno trascinato tutti. Poi qualcun si è anche adattato come Leonardo, che misi a destra. E tanto tempo dopo mi disse: “Non ho mai fatto tanti gol e assist come in quella stagione”. Ora giocano tutti a piedi invertiti.”

Zoccolo duro del Diavolo ma anche della sua Udinese: con lei, ecco Bierhoff e Helveg.

“Non li chiesi io, li prese Galliani. Ma mi hanno aiutato conoscendo il 3-4-3. Helveg copriva tanto campo, Bierhoff segnava facile.”

Tra i nuovi, grande impatto, ma non subito, di Gugllelminpietro, sbarcato dal Gymnasia di La Plata

“Lui era un attaccante e come attaccante ne avevo di più forti. Ma Guly aveva una gran gamba, quello che mi serviva a sinistra del centrocampo. Così l’ho reimpostato lì. Non è vero che eravamo scarsi, avevamo qualità, altrimenti non vincevamo. Ma dovevamo modificare qualcosa.”

E poi Ambrosini, tornato dal Vicenza. Con lei è sbocciato?

“Decisivo. Avevamo bisogno di uno che coprisse 80 metri di campo, bravo negli inserimenti. Lui ha permesso ad Albertini di giocare davanti alla difesa.”

Tanti nuovi però li utilizzò poco. Come mai?

“Diverse ragioni. Per dirne uno, Ayala. Billy giocava in maniera straordinaria, con me ha fatto tre anni stupendi. Alla faccia di chi diceva che ormai era un ex. Dunque Ayala era chiuso. Ho fatto giocare chi dava più garanzie. Mi sono concentrato sempre sulla qualità, e cambiando di ruolo a parecchi giocatori. L’avevo fatto anche a Udine.”

 C’è anche chi non doveva mai giocare ed è diventato titolare, come Abbiati che arrivava dal Monza. Ci racconta?

“Lehmann era il primo ma ha perso il posto alla 2ª giornata a Cagliari. Non si era inserito nel gruppo, troppo importante. Così ho messo Rossi, ma dopo che Abbiati lo ha sostituto causa lunga squalifica non l’ho più tolto perché era una garanzia. E pensare (ride, ndr.) che nelle partitelle lo facevo giocare centravanti e gli dicevo che se andava male in porta ci stava bene come 9 in Cl.”

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