17 maggio 1974: la Coppa dei Campioni va al Bayern Monaco - Gli Eroi del Calcio
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17 maggio 1974: la Coppa dei Campioni va al Bayern Monaco

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Il cammino del Bayern Monaco in Coppa Campioni

Iniziamo con qualche dato statistico. Nella storia della Coppa dei Campioni e, in particolare, nella storia del suo Albo d’oro, si possono rintracciare dei cicli, perlomeno dalla metà degli anni Cinquanta fino agli inizi degli anni Ottanta. Nelle prime edizioni ci furono il ciclo spagnolo del Real Madrid (1955-1960), il ciclo portoghese del Benfica (1960-1962) e poi quello italiano di Milan e Inter (1962-1965). Dopo una nuova stagione segnata dalla vittoria del Real Madrid, si registrò un ciclo britannico di Celtic e Manchester (1966-1968) il quale, dopo una seconda affermazione del Milan, fu seguito dal ciclo olandese di Feyenoord e Ajax (1970-1974). La vittoria del Bayern Monaco, nel 1974, non segnò solo la prima conquista tedesca di questo trofeo ma, grazie alle vittorie dei bavaresi nelle due edizioni seguenti, portò alla nascita anche di un ciclo tedesco.

E, per concludere questa panoramica, non resta che ricordare come, in virtù delle vittorie negli anni seguenti di Liverpool, Nottingham Forest e Aston Villa, dopo quello germanico ci sarà un lungo ciclo inglese che va dal 1976 al 1982.

Il Bayern Monaco e le altre pretendenti

Detto questo, possiamo entrare nel merito della Coppa dei Campioni nel 1974.  Per quanto riguarda i partecipanti di quell’anno, oltre al Bayern, che risulterà la squadra vincitrice, tra i club di rilievo storico e geografico possiamo citare Ajax (che in quanto detentore del titolo partì dal secondo turno, cioè gli ottavi di finale), Atletico Madrid, Basilea, Benfica, Bruges, Celtic, CSKA Sofia, Dinamo Bucarest, Galatasaray, Juventus, Liverpool, Olympiakos, Stella Rossa.

Il primo turno si giocò il 19 settembre del 1973 (partite di andata) e il 3 ottobre dello stesso anno (partite di ritorno). Dei club importanti, che ho appena citato, quasi tutti passarono al turno seguente, a parte l’Olympiakos che perse le due partite di andata e ritorno con il Benfica e la Juventus, eliminata dai tedeschi orientali della Dinamo Dresda: nella partita esterna, la Juventus si era ritrovata sotto due a zero già a partire dal primo tempo (reti di Kreische, al 29′, e di Schade al 42′) e il risultato non era più cambiato. Al ritorno ci fu una vittoria casalinga per tre a due: i bianconeri erano passati in vantaggio al nono minuto con Furino, ma erano stati raggiunti dai tedeschi, al 24′, a causa di un gol di Rau.

Nel prosieguo della partita, si erano portati sul tre a uno, grazie ai gol di Altafini al 25′ e di Cuccureddu al 31′. Si era andati quindi sull’intervallo con il risultato di tre a uno e nella ripresa, un quarto gol juventino avrebbe permesso il passaggio del turno. Invece, ad un quarto d’ora del termine, furono i tedeschi orientali a segnare di nuovo con un gol di Sachse. Con un risultato di due a zero all’andata e di due a tre al ritorno la Dinamo Dresda andava agli ottavi a spese della Juventus.

Il cammino dagli ottavi di finale

Dagli ottavi di finale, disputati tra il 24 ottobre e il 7 novembre del 1973, uscirono vincenti, Atletico Madrid, Basilea, Bayern, Celtic, CSKA Sofia, Spartak Trnava, Stella Rossa e Uipest. In questa fase della competizione, due sconfitti di “lusso” che dovettero inchinarsi al calcio dell’Europa orientale furono il Liverpool (eliminato dalla Stella Rossa di Belgrado) e l’Ajax (eliminato dal CSKA di Sofia, nei tempi supplementari). Sempre a proposito di calcio dell’Europa orientale, ma con esiti differenti, c’è da segnalare la Dinamo Dresda, che fu appunto eliminata dal Bayern, in ragione di una sconfitta all’andata per quattro a tre, mentre al ritorno ci fu un pareggio per tre a tre.

In effetti, come abbiamo appena visto, la Dinamo Dresda aveva eliminato i bianconeri della Juventus. Ma, dovette arrendersi nel turno seguente ai bavaresi del Bayern. Anche se lo fece dopo una strenua lotta che, sia all’andata che al ritorno, li aveva visti momentaneamente in vantaggio. Nella partita di andata, all’Olympiastadion, i tedeschi orientali erano stati in vantaggio per uno a zero con gol di Hansen, al 13′;  erano stati raggiunti e superati dal Bayern, a seguito delle reti di Hofmann e Dürnberger (al 17′ e al 26′); avevano pareggiato e si erano portati sul tre a due con gol di Sachse e Heidler (al 34′ e al 42′); ma poi, come abbiamo visto, fu quattro a tre per il Bayern grazie alle reti di Roth e  di Müller,  rispettivamente al 72′ e all’83’.

Anche al ritorno, nel Dynamostadion, i tedeschi orientali avevano rimontato: si erano trovati sotto, sul risultato di due a zero a favore del Bayern (doppietta di Hoeness al 10′ e al 12′), ed erano riusciti a portarsi sul momentaneo vantaggio di tre reti a due, tra il 42′ e il 56′, grazie ai gol di Wätzlich, Schade e Häfner. Ma poi, al 60′, arrivò il pareggio di Müller che decretò l’eliminazione della Dinamo Dresda.

Il cammino dai quarti

Tra il 27 febbraio e il 21 marzo del 1974, si giocarono i quarti di finale. Il calendario mise di fronte i cecoslovacchi dello Spartak Trnava contro gli ungheresi dell’Uipest. Passarono questi ultimi dopo che, a causa di un doppio pareggio, si dovettero tirare i calci di rigore. Altra sfida, di quella fase della competizione, fu quella tra Celtic e Basilea. Passarono gli scozzesi dopo che, alla fine del match di ritorno, si dovettero giocare i tempi supplementari. Una partita di cartello, in quel girone, fu sicuramente quella tra la Stella Rossa e l’Atletico Madrid. Gli spagnoli si qualificarono grazie alla vittoria per due a zero all’andata, a Belgrado, e il pareggio interno del ritorno a Madrid, per zero a zero.Chiudiamo questa panoramica ricordando che il Bayern di Monaco eliminò il CSKA di Sofia vincendo 4 a 1 in casa e perdendo 2 a 1 in trasferta

Il cammino del Bayern Monaco in semifinale

Le semifinaliste furono l’Ujpest, che giocò contro il Bayern di Monaco e il Celtic che affrontò l’Atletico Madrid.

Il Bayern arrivò in finale grazie ad un pareggio esterno per uno a uno e una vittoria in casa per tre a zero e anche l’Atletico si garantì la finale, ai danni del Celtic,  con un pareggio esterno e una vittoria interna, sebbene con risultati differenti: zero a zero all’andata e due a zero al ritorno. La sfida di semifinale all’andata, con gli scozzesi, è passata alla storia come una battaglia soprannominata dalla stampa britannica «la partita della vergogna», soprattutto per le scorrettezze dei madrileni che subirono dieci ammonizioni (compreso il portiere) e, a causa delle tre espulsioni di Ruben Ayala, Ruben Diaz ed Enrique Hernandez, finirono il match giocando in otto.

Alla fine, comunque, furono gli spagnoli e i tedeschi a giocarsi la sfida decisiva per la Coppa dei Campioni. La sfida era fissata allo Stadio Heysel di Bruxelles, per il 15 maggio del 1974.

LA PRIMA FINALE.

I bavaresi, guidati dal plurititolato Udo Lattek, avevano probabilmente il favore del pronostico: tra le loro file si annoveravano infatti molti giocatori della nazionale tedesca. Giocatori di una nazionale che, di lì ad un paio di mesi, sarebbe divenuta Campione del Mondo: Maier, Beckenbauer, Breitner, Schwarzenbeck, Hoeness e Müller. Oltre a loro, un paio di stranieri ben inseriti nel gruppo: il difensore danese Johnny Hansen e l’attaccante svedese Conny Torstensson.

Si diceva  dei favori del pronostico attribuiti al Bayern. Ma, come vedremo, il 15 maggio del 1974 nello stadio di Bruxelles le cose andarono diversamente. Prima di entrare nel merito di quegli eventi, però, è doverosa anche una presentazione dei madrileni.

Nell’Atletico di Madrid, due nomi arrivati fino ai posteri sono quelli del numero uno Miguel Reina (padre di Pepe che, in anni recenti, ha giocato nel Napoli, nel Milan e nella Lazio) e di Luis Aragonés che, da allenatore della nazionale spagnola, vinse il Campionato Europeo del 2008.

Poi, va ricordato il Mister che quell’anno guidava i “colchoneros”: l’argentino Juan Carlos Lorenzo, che in Italia giocò con la Sampdoria e allenò Roma e Lazio, mentre da allenatore nel suo paese sedette sulle panchine di tutti i grandi club di Buenos Aires.

Reina è ricordato dai tifosi dell’Atletico per le frequenti uscite di pugno e i suoi lanci di mano che arrivavano a coprire una distanza di una cinquantina di metri.

Luis Aragonés ai tempi era quasi a fine carriera (sarebbe passato nei mesi successivi ad essere proprio l’allenatore dei “colchoneros”, vincitori della Coppa Intercontinentale), ma era ancora un attaccante prolifico che, tra l’altro, lasciò il segno in questa finale e che, più in generale, fu uno dei più grandi goleador del campionato spagnolo.

Oltre a loro, della difesa degni di nota sono José Luis Capón, nazionale spagnolo, difensore versatile capace di giocare a destra e a sinistra; Heredia, nazionale argentino e libero di qualità; Eusebio Bejarano, difensore centrale che fece quasi tutta la sua carriera nell’Atletico Madrid.

A centrocampo, tre elementi di qualità erano Ufarte, Salcedo e Adelardo. Ufarte era un galiziano che aveva iniziato la propria carriera in Brasile, giocando nel Corinthians e nel Botafogo. Salcedo era un centrocampista che aveva anche discreta capacità realizzativa. Adelardo era una bandiera dell’Atletico, con uno dei più alti numeri di presenze nel club madrileno. Giocatore dalle spiccate caratteristiche offensive, Adelardo giocava da tre quartista ma fu anche schierato come ala destra. Infine, Irureta: un attaccante con discreta propensione al gol che annoverava anche qualche presenza nella nazionale spagnola.

Finita questa panoramica sulle due squadre, e in particolare su quella spagnola, forse meno conosciuta al lettore italiano, possiamo passare alla cronaca della partita.

Primo tempo.

Intorno al 12′ il Bayern si rende pericoloso con un’incursione in area di Roth, ma Reina esce con tempismo e il centrocampista tedesco, nel tentativo di superarlo, si porta fuori la palla. Verso il 20′, punizione dalla destra di Hansen e colpo di testa di Hoeness che però Reina riesce a parare. Un minuto dopo e Gerd Müller a chiamare Reina all’intervento, con un forte tiro angolato che il numero uno madrileno riesce a bloccare in due tempi.

Nell’altro versante, a metà del primo tempo, Aragonés scende sulla destra, entra in area tedesca e tira, ma il pallone finisce alto sulla traversa.

Al 30′, Kapellmann impegna Reina con un forte tiro basso e angolato. Il numero uno spagnolo salva in due tempi. Poi, al 35′, si registra un tiro fuori porta dell’Atletico.

Poco dopo, prima parata di Maier:  tiro dal limite di Salcedo e il numero uno tedesco si salva deviando alla propria destra. Nei tre minuti successivi ci sono due attacchi tedeschi neutralizzati da uscite fatte con perfetta scelta di tempo di Miguel Reina. Poi l’arbitro fischia la fine del primo tempo.

Secondo tempo.

Al 57′ bella azione sulla destra di marca spagnola, iniziata da Adelardo e continuata da Ufarte. Lo spagnolo entra in area e fa partire un tiro che finisce di poco sul lato a sinistra della porta di Maier.

Al 71′ il Bayern avrebbe anche segnato. Reina esce su un spiovente in area e respinge di pugno malamente perché disturbato dal suo compagno di squadra Eusebio. La palla arriva a Gerd Müller che era vicino ad Eusebio. L’attaccante tedesco tira in porta. Reina corre dietro la palla che non riesce a raggiungere e il pallone entra in rete. Ma Müller aveva spinto vistosamente Eusebio che, a causa di questa spinta, aveva involontariamente disturbato il suo numero uno proprio nella respinta di pugno.

Pochi minuti dopo, buona occasione per l’Atletico Madrid. Punizione da una trentina di metri sulla fascia destra del campo. Batte Aragonés alla destra per Heredia, cross nel centro dell’area tedesca e colpo di testa di Salcedo che finisce di poco al lato del palo sinistro.

Passano un paio di minuti, siamo al 76′ e un’altra incursione spagnola costringe Beckenbauer al recupero e alla deviazione sul fondo. In quel momento (salvo errori da parte mia), il computo dei corner e cinque a quattro per l’Atletico Madrid. Corner battuto lungo dalla destra, deviazione di testa di un tedesco sul fondo e assegnazione di un altro corner sull’altro lato del campo. Questa volta il calcio d’angolo è battuto corto, la palla arriva a Salcedo, il suo tiro passa alto sul lato destro della porta tedesca.

All’82’ azione gol dell’Atletico: scambio in area tedesca tra Salcedo e Irureta. Ma, quest’ultimo non riesce a finalizzare e tira in modo poco incisivo. Irureta, tra l’altro viene ammonito pochi minuti dopo e dovrà saltare la seconda finale.

All’87’, invece, si registra un capovolgimento di fronte: incursione di Hoeness sulla destra dell’area spagnola, cross al centro verso Gerd Müller ma Reina esce ed anticipa tutti. Sul contrattacco, gli spagnoli ottengono un corner. Siamo ormai all’89’ e, prima di procedere all’esecuzione del calcio d’angolo, Lorenzo decide un cambio: entra Fernández per Salcedo. Ed è proprio il nuovo entrato ad incaricarsi del corner ma non fa neanche in tempo a batterlo che l’arbitro fischia la fine dei tempi regolamentari.

I supplementari.

Primo tempo.

L’Atletico si rende pericoloso al primo minuto con un tiro spiovente nella porta avversaria, verso il sette alla destra di Maier. Un tiro che costringe il portiere tedesco alla deviazione sopra la traversa. Al 95′, si registra un tiro dalla destra di Aragonés che finisce alto sulla porta di Maier.

Al 103′, grazie ad una triangolazione, Melo entra in area tedesca ma è atterrato. Probabilmente era rigore, ma l’arbitro non lo concede. Il primo tempo supplementare finisce quindi con le porte ancora inviolate.

Secondo tempo.

Al 105′ minuto del secondo tempo supplementare c’è un bel tiro basso e angolato di Capón, ma la traiettoria passa di poco alla destra del palo. Poco dopo è il Bayern a reclamare un rigore. Ma, anche in questo caso, l’arbitro fa proseguire.

Al 114′, l’Atletico di Madrid passa in vantaggio: splendida punizione di Luis Aragonés, nel lato sinistro dell’area tedesca. Con un tiro a rientrare, l’attaccante spagnolo scavalca la barriera dei giocatori bavaresi e piazza la palla alla destra di Maier.

Ma per i madrileni la gioia dura poco. Minuto 119′: a trenta secondi dalla fine Schwarzenbeck segna il gol del pareggio con un tiro di destro da fuori area. Da segnalare però che, da almeno un minuto, c’era un giocatore spagnolo accasciato nell’area tedesca.

A quei tempi, in caso di pareggio dopo i supplementari, non erano previsti i rigori ed è per questo che, per la prima volta, una finale di Coppa Campioni fu ripetuta. La data fu fissata per due giorni dopo: il 17 maggio 1974.

IL TABELLINO DELLA PRIMA FINALE tra Bayern Monaco e Atletico Madrid

Heysel Stadium, Brussels, 15 maggio 1974. Spettatori: 49.000.

Bayern Monaco-Atletico Madrid 1-1 (dts).

Marcatori:  Aragonés (A.M.) 114′; Schwarzenbeck (B.M), 119′.

Arbitro: Vital Loraux (Belgio).
Bayern Monaco. Maier, Hansen, Breitner, Schwarzenbeck, Beckenbauer (capitano), Roth, Zobel, Hoeness, Torstensson (Dürnberger, 76′), Müller, Kapellmann. Allenatore: Udo Lattek.

Atletico Madrid. Reina; Melo, Capón, Adelardo, Heredia; Aragonés (capitano), Eusebio, Irureta; Ufarte (Bezerra, 69′), Garate, Salcedo (Fernandez, 90′). Allenatore: Juan Carlos Lorenzo.

LA FINALE (RIPETIZIONE).

Primo tempo.

Le prime fasi di gioco sono di studio reciproco. Aragonés raccoglie di testa  un cross dalla destra ma il suo tiro finisce a lato. All’8′, punizione a destra dell’area tedesca. La batte Salcedo ma l’azione sfuma. Mentre un minuto dopo c’è una buona occasione per l’Atletico: Heredia riceve palla da Fernández, poco oltre la  la metà di campo tedesca, e con un diagonale pesca Garate nel centro dell’area avversaria. L’attaccante spagnolo ha una buona scelta di tempo ma colpisce in modo impreciso con un tiro di sinistro che finisce alto di poco.

Al 10′ primo corner per i tedeschi. Breitner calcia una punizione dalla tre quarti di destra: la palla arriva nel centro dell’area tedesca ed Eusebio devia di testa sul fondo. Sulla battuta del conseguente corner, la difesa spagnola però libera facilmente. Un minuto dopo, bellissimo cross da destra di Hoeness che pesca Müller in area. Il centravanti tedesco però controlla male.

Al 14′, grandissima occasione per il Bayern. Splendida e lunga triangolazione: da centrocampo, Hoeness punta la porta dopo aver passato a Müller sulla tre quarti di destra, il centravanti riceve palla e crossa nel centro dell’area spagnola dove, proprio a chiusura della triangolazione, era arrivato Hoeness. Questi salta Reina ma, nel farlo, si ritrova un po’ defilato e il suo tiro a porta sguarnita finisce alto sulla traversa. Il telecronista tedesco esclama “die ganz grosse Möglichkeit”. Cinque minuti dopo c’è un’altra grandissima occasione tedesca.  Citiamo ancora il commentatore tedesco: “die zweite grosse Möglichkeit”. Müller riceve in area un cross dalla sinistra e colpisce bene di testa, ma la palla si stampa sul palo alla destra di Reina.

Nel contracco spagnolo, l’Atletico conquista una punizione sul limite dell’area tedesca. Il tiro è ribattuto dalla barriera, la palla resta nell’area piccola. Nella mischia che ne consegue cade a terra Garate, ma l’arbitro fa continuare e nel successivo capovolgimento di fronte si registra un bello scambio tra Müller e Zobel che però tira altissimo sulla traversa.

Al 22′, Hansen interviene su Bezerra che si era lanciato sulla fascia di destra: il difensore del Bayern manda sul fondo il pallone: l’Atletico ottiene così il primo corner.

Sulla sua battuta c’è nuovamente una respinta sul fondo e gli spagnoli ottengono un secondo calcio d’angolo. Ma, anche questo non è da loro sfruttato a dovere, perché il pallone finisce saldamente nelle mani di Maier. Al 24′, grande occasione degli spagnoli. l’Atletico batte una punizione dalla tre quarti di destra tedesca, per un fallo su Capón. Al tiro va Salcedo che pesca in area Aragonés. Fortunatamente per i tedeschi, Schwarzenbeck riesce tempestivamente deviare sul fondo. Terzo corner per gli spagnoli che, anche questa volta, si conclude in un nulla di fatto.

Al 26′, grazie ad una azione degli stranieri del Bayern Monaco, iniziata da Hansen e continuata da Torstensson, Breitner si ritrova con il pallone nell’area piccola degli spagnoli, ma il suo tiro è “murato” da tre difensori iberici che si schierano a protezione della porta di Reina.

Al 28′, gol del Bayern Monaco. L’Atletico è in attacco. Salcedo gioca bene una palla e passa a Garate. L’attaccante spagnolo però controlla male, si allunga il pallone che finisce nei piedi di Breitner. Il difensore tedesco scavalca l’intero schieramento spagnolo con un lungo lancio, che finisce poco oltre il cerchio di centrocampo. Lì c’è Hoeness che punta indisturbato la porta, entra in area e la mette dentro con un tiro che passa in mezzo alle gambe del numero uno spagnolo.

L’Atletico ha una reazione immediata e si porta all’attaco. Aragonés entra in area tedesca e fa partire un tiro dalla sua destra. Il pallone è ribattuto sul fondo da Roth: quarto corner per gli spagnoli. L’Atletico però continua a non sfruttare i calci d’angolo e Beckenbauer libera facilmente di testa.

Il taccuino registra ancora un tiro da fuori area di Roth al 35′ che finisce alto sulla traversa. Un minuto dopo c’è una grandissima occasione di pareggio per l’Atletico con un tiro in scivolata, da distanza ravvicinata di Aragonés. Maier, però, esce con perfetta scelta di tempo.

Al 40′, Bezerra fa a sportellate con i difensori del Bayern sul limite dell’area tedesca. Alla fine riesce a girarsi e a tirare. Ma il suo tiro viene deviato. Quinto corner per gli spagnoli. E ancora una volta un loro calcio d’angolo non produce granché, poiché l’arbitro fischia una carica ai danni di un difensore tedesco. Al 44′, Roth interviene su Adelardo poco fuori dal limite dell’area tedesca. Per l’arbitro è fallo. Müller non condivide la decisione arbitrale, scaglia il pallone a terra con rabbia e viene ammonito. Il calcio di punizione battuto dai madrileni finisce comunque nelle mani di Maier.

Il secondo tempo.

Nei primi cinque minuti non ci sono situazioni importanti da segnalare. Si registra solo una bella incursione sulla sinistra di Breitner che però alla fine viene intercettato nell’area spagnola e un tiro dalla distanza di Heredia che finisce molto a lato della porta di Maier.

Al 52′, Hoeness fa una bellissima discesa sulla destra. Eusebio lo atterra sulla tre quarti ed è ammonito. Al 54′, sesto corner per gli spagnoli. Ma ancora una volta è battuto male: il tiro è troppo sotto porta, e la palla è intercettata da Maier. Al 55′, buona occasione dell’Atletico: rimessa laterale sulla tre quarti tedesca di Melo, la palla arriva nel centro dell’area del Bayern dove Aragonés anticipa di testa Hansen, ma la traiettoria  del tiro finisce di poco a lato del palo alla destra di Maier.

Al 58′, arriva il secondo gol tedesco. Kapellmann scende sulla fascia sinistra, arriva al limite, fa partire un cross che taglia tutta l’area spagnola. Sul lato opposto c’è Gerd Müller che controlla di destro e calcia con lo stesso piede. Il suo tiro potente supera Reina e si insacca sull’incrocio del lato opposto.

L’Atletico prova e reagire immediatamente. Bella verticalizzazione di Heredia che dribbla tre giocatori del Bayern e passa a Fernández, da lui la palla arriva a Garate che è nell’area tedesca. L’attaccante colpisce di testa verso la porta di Maier ma la palla è deviata. Settimo corner per I madrileni, ma, dopo un batti e ribatti, la difesa tedesca riesce ad allontanare il pallone.

Al 61′, entra Benegas per Adelardo. Un minuto dopo arriva l’ottavo corner spagnolo e ancora una volta la difesa tedesca riesce a liberare senza troppi problemi. Al 63′, c’è un rigore che sembra netto a favore dell’Atletico: a seguito di un’azione iniziata da Melo sulla fascia di destra e continuata da Heredia che si accentra sulla tre quarti tedesca, la palla  -anche grazie ad un rimpallo fortunoso-  arriva a Garate. Su di lui, che si ritrova solo all’interno dell’area tedesca, esce Sepp Maier. Ma il numero uno del Bayern arriva in ritardo, manca il pallone e atterra l’attaccante spagnolo. L’arbitro, però, fa segno di proseguire.

Al 66′, entra Ufarte per Fernández e l’Atletico prova ancora a rientrare in partita: dopo un’azione corale innescata da Heredia che fraseggia con Bezerra, Salcedo e Aragonés, è lo stesso Heredia a finalizzare, con un tiro da distanza ravvicinata che costringe Maier alla parata di piede.

Al 70′, bellissimo gol di Gerd Müller, sul filo del fuorigioco (ma in posizione regolare). Il centravanti tedesco è splendidamente servito da un lancio di Hoeness. Così, quando il bomber del Bayern vede Reina fuori di porta, lo sorprende con un tiro a pallonetto.

Un minuto dopo, a seguito di un attacco sulla fascia destra tedesca, l’Atletico conquista il nono corner. Ma il canovaccio è sempre lo stesso: calcio d’angolo degli spagnoli e palla tra le braccia di Maier. Al 73′, Roth va via sulla fascia destra. Lo atterra il nuovo entrato Benegas, che viene ammonito. Due minuti dopo, un calcio di punizione dell’Atletico viene ribattuto sul lato alla destra della porta tedesca. Decimo corner per gli spagnoli. Ma, come al solito, il corner è battuto basso e piuttosto male. La difesa tedesca si salva per l’ennesima volta, allontanando il pallone.

All’83’, micidiale gol di contropiede del Bayern Monaco. L’Atletico è in attacco. Breitner libera l’area tedesca in rovesciata acrobatica. La palla arriva a Müller sulla propria tre quarti. Il centravanti la “spizzica” per Hoeness che è a centrocampo. Hoeness dribbla due madrileni, entra nel lato destro dell’area spagnola, scarta anche Reina e la mette dentro.

Poi, c’è ancora tempo per un corner del Bayern Monaco, il secondo per i tedeschi (computo finale: dieci a due per gli spagnoli) e la partita finisce così, senza altre emozioni.

Onore all’Atletico

Nonostante il pesante risultato numerico, gli spagnoli se l’erano giocata alla pari per circa 150 minuti e, dal mio punto di vista, a livello di gioco e fraseggio l’Atletico non era stato inferiore, soprattutto nel primo incontro. Anzi, fino ad un minuto dalla fine della prima finale, gli spagnoli erano  stati in vantaggio.

In effetti, dalla visione completa delle due partite, mi sono fatto l’idea che, dopo aver corso il rischio della sconfitta, nella prima finale, il Bayern Monaco cambiò strategia, cercando di andare in gol non con trame particolarmente complesse, ma tentando di saltare lo schieramento spagnolo: tre dei quattro gol della seconda finale nascono da lanci lunghi e repentini capovolgimenti di fronte: il primo, il terzo e il quarto.

Naturalmente, la qualità tecnica individuale e di gruppo del Bayern Monaco è fuori discussione, ma questa finale mette anche in luce, a mio parere, l’essenzialità e la capacità dei tedeschi di ridisegnare strategie in funzione dell’avversario. È questa, a mio modo di vedere, la chiave di lettura che spiega la grande differenza di risultati tra la prima e la seconda finale. Sono caratteristiche tecnico-tattiche, quelle dei giocatori tedeschi, che saranno di lì a poco rimesse in atto ai Campionati del Mondo e che porterà la Mannschaft ad avere la meglio sugli olandesi.

Concludo con due note a margine. La stragrande maggioranza dei siti stranieri e delle pagine tematiche italiane indica il 38′ come minuto della prima marcatura del Bayern Monaco e il 29′ come minuto dell’ammonizione di Müller. Dalla visione completa della partita risulta, senza ombra di dubbio, che il primo gol fu segnato al 28′ e che Muller venne ammonito per proteste al 44′.

Il tabellino della finale tra Bayern Monaco e Atletico Madrid

Heysel Stadium, Brussels, 17 maggio 1974. Spettatori: 24.000.

Bayern Monaco-Atletico Madrid 4-0

Marcatori:  Hoeness, 28′ e 83′; Müller 58′ e 71′.

Arbitro: Alfred Delcourt (Belgio).

Bayern Monaco. Maier, Hansen, Breitner, Schwarzenbeck, Beckenbauer (capitano) Roth, Zobel, Hoeness; Torstensson, Müller, Kapellmann. Allenatore: Udo Lattek.

Atletico Madrid. Reina Melo, Capon, Adelardo (61′), Heredia, Aragonés (capitano), Eusebio (51′), Bezerra, Garate, Salcedo, Fernandez (65′).
Sostituzioni: Benegas (61′), Ufarte (65′).
Allenatore: Juan Carlos Lorenzo.

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Laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Studi Post-Laurea, nel 2004 e nel 2005, presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università di Ginevra, nell’ambito del DEA (Diplôme d’Etudes Approfondies) e, nel 2017, al St Clare’s College di Oxford (Teacher of English Language and Literature). Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora per il Dipartimento dell’Istruzione Pubblica del Cantone di Ginevra. Pubblicazioni: “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, Fratelli Frilli Editori, 2004. “I Racconti del Grifo. Quando Parlare del Genoa è come Parlare di Genova”, Nuova Editrice Genovese, 2017. “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019. “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020. Seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando Parlare del Genoa è come Parlare di Genova” Urbone Publishing, 2020. Coautore di “Imbarco Immediato. Didattica della Lingua Italiana”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021. “Dieci Racconti di una Lucertola del Porto di Genova”,  Urbone Publishing, 2021. “Il Calcio Anni ’70. Primo Volume 1969-1974”, Urbone Publishing,  2022. «Les Suisses Pionniers du Football Italien», Mimésis Éditions France, 2022. Terza edizione de “I Racconti del Grifo. Quando Parlare del Genoa è come Parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2022. Ha scritto anche numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893.” e “GliEroidelCalcio”. I suoi libri fanno parte delle collezioni della Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, della Biblioteca Nazionale Svizzera di Berna, dell’Università di Friburgo, della Società Dante Alighieri di Basilea, della Biblioteca dello Sport di Ginevra e della Civica Biblioteca Berio di Genova. Prossima uscita editoriale: Massimo Prati, «Il Calcio Anni ‘70. Secondo volume, 1975-1977», Urbone Publishing.

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