La prima puntata di "Tutto il calcio minuto per minuto"    
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 Sessant’anni (+4) di partite viste “contro il muro”: il 10 gennaio 1960 la prima puntata di Tutto il calcio minuto per minuto

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La prima puntata di “Tutto il calcio minuto per minuto”    

Quando lo spezzatino era soltanto un secondo piatto da servire a tavola, il calcio seguiva prassi che oggi sono completamente dimenticate: tutti in campo di domenica, alla stessa ora, in autunno come in tarda primavera. Da un capo all’altro della penisola, le emozioni viaggiano sulle onde della radio, ma non dal fischio d’inizio: i primi 45′ di gioco, infatti, erano una zona grigia per gran parte degli appassionati. L’embargo imposto dalla FIGC e dalla Lega Calcio alla diretta integrale celava il timore che gli incassi andassero in malora.

Tuttavia, il tifoso medio era disposto a sopportare l’attesa in salotto o in automobile, in gita con la famiglia o al bar con gli amici. Ansie e speranze viaggiano all’unisono fino a quando una voce austera non annuncia l’inizio della trasmissione: «Il Pool sportivo, in collaborazione con il Gr1, presenta: Tutto il calcio minuto per minuto. A cura di Guglielmo Moretti con Roberto Bortoluzzi». Difficile trovare un altro programma che abbia lasciato un segno così profondo nella cultura popolare degli italiani. Inclusi tutti coloro che consideravano (e considerano) il calcio alla stregua di una sciagura. Scena madre: la conversazione a letto tra Vincenzo (Massimo Troisi) e Anna (Giuliana de Sio) in Scusate il ritardo (1983), interrotta dagli echi del turno di Serie A.

“Mannaggia ‘a miseria, nientemeno ‘o Napoli sta perdendo co ‘o Cesena a Napoli”, commenta sconsolato Vincenzo dopo l’annuncio di Enrico Ameri, suscitando lo sdegno della sua donna. Urla di gioia o, al contrario, istanti di silenzio che anticipano l’intervento dell’inviato di turno: un beau geste («Scusa», seguito dal cognome del radiocronista in onda fino al momento dell’interruzione) e una breve descrizione della rete appena segnata prima di cedere tempestivamente la linea «a chi stava parlando».

Ansia, trepidazione, adrenalina: i sentimenti dei tifosi collegati da casa (e dagli stadi) mentre si susseguono i punteggi dai campi collegati: cinque in tutto (Milano, Bologna, Roma, Firenze e Genova) nella prima, storica puntata di Tutto il calcio…, in onda domenica 10 gennaio 1960 alle ore 15.15 sul Programma Nazionale della RAI. Doveva essere la prova generale per la maratona olimpica di fine estate a Roma, finì per accompagnare le vite di quattro o cinque generazioni di radioascoltatori.

Così potente da diventare il titolo di una canzone del 1985 di Claudio Baglioni, la metafora usata da Lucio Dalla nella sua Tempo (1990) per descrivere centinaia e centinaia di partite solo immaginate («Sembra ieri che la domenica/ci si chiudeva in casa con la radio/vedevamo le partite contro il muro non allo stadio») e l’archetipo di tante altre trasmissioni sportive vissute «minuto per minuto», come Tuttobasket – ideata nel 1978 da Massimo De Luca – e Pallavolando (1991), con la conduzione di Nicoletta Grifoni.

La voce ferma e rigorosa di Roberto Bortoluzzi fu il metronomo che scandì per oltre un quarto di secolo l’andirivieni di emozioni dagli stadi. Per il battesimo di Tutto il calcio…, la scelta cadde sull’esperto Amerigo Gomez e su un pugno di giovani radiocronisti (Piero Pasini, Nico Sapio e lo stesso Ameri), tutti cresciuti all’ombra del vate Niccolò Carosio che, dopo aver firmato per tanti anni la Radiocronaca in diretta del secondo tempo della partita di calcio, avrebbe presidiato per un paio d’anni il campo centrale.

No, non erano ancora le indimenticabili Voci della domenica, alle quali il compianto Roberto Pelucchi ha dedicato uno splendido libro pubblicato nel 2019 da Bolis Edizioni. Il mito sarebbe nato qualche anno più tardi, quando il timone di Tutto il calcio minuto per minuto passò dalle mani di Giorgio Boriani – che coordinò con Sergio Zavoli le primissime edizioni della rubrica domenicale – a quelle di Guglielmo Moretti, il vero inventore della trasmissione, ricalcata su un analogo contenitore-fiume, Sports et Musique, che intratteneva gli ascoltatori francesi con aggiornamenti e notizie dal campionato di rugby. Moretti perfeziona la formula delle origini con poche ma riuscitissime intuizioni, prima fra tutte l’interruzione del normale flusso dei collegamenti per annunciare i gol e altri episodi eclatanti.

E poi, una scaletta riconoscibilissima per timbro e tonalità dei suoi interpreti: Bortoluzzi comandante in capo dallo studio centrale di Corso Sempione a Milano, Ameri prima scelta, Sandro Ciotti – che debuttò in radio con il commento degli incontri di hockey su prato a Roma 1960 – seconda voce, a ruota il figlio d’arte Claudio Ferretti, incalzato a sua volta da Alfredo Provenzali ed Enzo Foglianese. Infine, il jolly della serie cadetta: Ezio Luzzi, talvolta criticato per i suoi interventi che, a detta dei suoi detrattori, poco o nulla aggiungevano al ritmo frenetico dei collegamenti.

Ameri e Ciotti, così diversi per stile, carattere, personalità. Dirompente, quasi torrenziale il primo – che si riabilitò dopo i trascorsi giovanili nella Repubblica sociale italiana – suadente ed elegante come uno standard jazz il secondo, a discapito di una voce arrochita dal fumo e ancor di più dagli effetti di una lunghissima radiocronaca sotto la pioggia ai Giochi olimpici di Città del Messico 1968.

Una rivalità serrata e aspra: «Dove va quello lì?», l’immancabile domanda di Ciotti a Guglielmo Moretti, nonostante sapesse benissimo che il campo più importante della giornata non sarebbe toccato a lui. Tensioni, bisticci e schermaglie – spesso alimentate da interminabili partite a carte – che esplosero in maniera inequivocabile il 27 aprile 1975, quando Ameri, impegnato nella radiocronaca di Juventus-Lazio 4-0, accolse di malanimo un’interruzione del collega, intervenuto per annunciare la terza rete con cui il Napoli batté l’Inter. “Ma come si fa a essere così c…?”: l’intemerata del giornalista toscano rimbalzò nitidamente da una radiolina all’altra.

E la successiva giustificazione di Ameri – che inventò di sana pianta l’incursione in cabina di un tifoso laziale – non placò di certo l’ira di Ciotti. Toccò allora a Moretti – come ha raccontato Riccardo Cucchi in una puntata monografica de La storia siamo noi di Giovanni Minoli – lavorare di fino per suturare la ferita e non compromettere il buon nome di Tutto il calcio minuto per minuto. Che, di lì a poco, dovette fare i conti con nuovi e smaliziati concorrenti: le televisioni e le radio private, autorizzate nell’estate del 1976 a trasmettere in ambito locale da una sentenza della Corte Costituzionale.

Molte di esse cercarono abilmente di inserirsi nei vuoti lasciati dalla RAI, che pure aveva appaltato a Domenica sport – prima parte, in onda sul Secondo Programma/Radiodue, e al contenitore di Radiouno Carta bianca il compito di seguire i primi tempi delle partite. L’esempio più lampante? Roma e Lazio dal primo minuto, una sorta di radiovisione ante litteram varata nel 1978 da TVR Voxson con la conduzione di Lamberto Giorgi.

Fatto sta che, con il passare del tempo, Radio RAI fu obbligata a rafforzare la sua trasmissione di punta e ad accontentare il pubblico che, in mancanza d’altro, seguiva l’andamento delle partite grazie ai flash in sovrimpressione nel corso della Domenica In di Raiuno. E così, a partire dal 1990, Tutto il calcio minuto per minuto – nel frattempo passato sotto la supervisione di Mario Giobbe – superò l’anomalia dei primi 45′, abbracciando così la diretta integrale della giornata di campionato. Novità anche in studio: Bortoluzzi cedette infatti il microfono a Massimo De Luca, in arrivo da Domenica Sport.

Senza tradire lo spirito di Tutto il calcio…, il giornalista romano rinnovò la confezione della trasmissione, modernizzandola: gli schermi in bassa frequenza per catturare episodi sfuggiti agli inviati negli stadi, l’interfono per comunicare con la regia e ricevere i risultati dai campi non collegati, uno spazio più ampio al resto dell’attualità sportiva, con gli aggiornamenti sul campionato italiano di rugby a cura di Domenico Marcozzi e l’aggiunta in scaletta di un ulteriore collegamento dalle strade delle grandi classiche di ciclismo e dal Giro d’Italia.

E poi, l’intuizione di aggiungere un co-conduttore – il primo fu Rino Icardi – per tenere sotto controllo la schedina del Totocalcio, i risultati della B e le altre notizie sportive. Al limitare degli anni Novanta, i maestri stavano per congedarsi dalla compagnia: Ferretti scelse di proseguire la sua carriera al Tg3 di Alessandro Curzi, Ameri si congedò dalle radiocronache nel 1991, Ciotti fece altrettanto cinque anni più tardi.

Non prima, però, di aver lanciato un’altra generazione di radiocronisti, che avrebbe ben presto conquistato vecchi e nuovi ascoltatori: Riccardo Cucchi – che ereditò proprio da Ciotti il campo principale – Bruno Gentili, Emanuele Dotto, Carlo Nesti (che si divise a lungo tra radio e tv prima di dedicarsi esclusivamente alle telecronache), Enzo Delvecchio, Giulio Delfino, Livio Forma. Al posto di comando, invece, si insediò Alfredo Provenzali, subentrato a De Luca nel 1992. Modi pacati, lessico raffinato e mai mellifluo, il giornalista ligure ha vissuto l’epoca della metamorfosi del nostro calcio per effetto del crescente potere delle pay-tv: anticipi e posticipi avrebbero pian piano ridimensionato il ricco banchetto di Tutto il calcio…, senza tuttavia comprometterne il fascino, il seguito e la considerazione tra appassionati e ascoltatori.

Prova ne è la puntata speciale del 10 gennaio 2010, quando la trasmissione celebrò i suoi primi cinquant’anni di vita con una sinergia irripetibile: sui quattro campi collegati, infatti, furono schierate le voci del passato (Ferretti, Foglianese, Luzzi e Grifoni, la prima donna al microfono del programma di Radio Uno) accanto ai radiocronisti del presente (Cucchi, Dotto, Giuseppe Bisantis e Carlo Verna). Un atto di riconoscenza, di più: un potente messaggio lasciato a una comunità di ascoltatori che ha resistito alle lusinghe del pallone da consumare davanti alla tv.

La definitiva consacrazione del calcio-spezzatino assottiglia ulteriormente la scaletta domenicale – ormai ridotta a non più di due partite di Serie A e al posticipo della B – ma non spegne la gloriosa insegna di Tutto il calcio, oggi affidato alle voci di Filippo Corsini (subentrato a Provenzali nella primavera del 2012, pochi mesi prima della sua morte) e di Massimiliano Graziani, che ne conduce la versione del sabato. Quella più fedele all’impostazione originaria del programma, con i rimbalzi di linea, le interruzioni che si rincorrono da un campo all’altro del torneo cadetto, le brevi dagli altri campi. E una parola magica: «Scusa». L’unità di misura di tutte le nostre emozioni. 

GLIEROIDELCALCIO.COM (Carmine Marino)

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Nato in provincia di Salerno nel 1986, l'anno della «Mano de Dios». Insegnante di scuola superiore con una passione (a volte corrisposta, a volte meno) per il giornalismo, si riconcilia con il pallone quando ripensa alla liturgia radiofonica di «Tutto il calcio» e al teatrino di «90° minuto». A tempo perso, si occupa del rapporto tra calcio, media e storytelling. Matera e il rock gli fanno battere il cuore.

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