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Capello a Rai Radio2: “Uno scudetto a Roma vale più che a Milano o Torino. Ronaldo?… non voleva perdere peso”

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Fabio Capello è intervenuto a Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, e ha rilasciato alcune dichiarazioni, vi proponiamo quelle più rilevanti in ambito storico.

“Al Milan mi chiamò Berlusconi, io avevo fatto l’allenatore per cinque partite e avevo qualificato la squadra in Coppa Uefa. Mi stavo occupando del settore giovanile, al Milan c’era Sacchi, aveva qualche problema con alcuni giocatori, diceva che bisognava cederli, Berlusconi invece decise di tenere i giocatori e di chiamare me in panchina. Io dissi di sì, mi mancava tantissimo il campo. Il più forte che ho allenato al Milan? Difficile da dire. Gli olandesi erano fortissimi. Savicevic era fenomenale. Ci misi tre mesi a fargli capire cosa volevo, era abituato a ricevere la palla e basta”.

“Pensare che fui vicinissimo alla Lazio nel 1997. Ci incontrammo a Madrid, allenavo il Real, poi mi richiamò Berlusconi, al quale dovevo tutto e a quel punto per riconoscenza accettai al Milan e fu il mio più grave errore nelle scelte tornare. Io ho una capacità nel costruire le squadre, lì mi ritrovai con la squadra fatta, e non era una squadra competitiva. Lo scudetto nella Roma? Non è una leggenda che uno scudetto a Roma vale più che a Milano o Torino. Se hai la squadra, è possibile vincere lo scudetto anche a Roma. E’ il dopo che è difficile. Si continua a festeggiare anche dopo lo scudetto per mesi. Non si ha più voglia, concentrazione, attenzione. Ci sono le radio, tutti lavorano per farti rilassare. L’ambiente romano? Per me non era un problema, io con le radio non andavo d’accordo, avevo detto subito che con le radio non avrei parlato, non ero disponibile a parlare ogni giorno di quello che succedeva nello spogliatoio. Tanto lo sapevano comunque, perché a Roma si sa tutto. I giocatori, i procuratori… Qualcuno che chiacchiera c’è sempre. E’ difficile mantenere un segreto. Ricordo quando chiamai Sensi, io non ho mai avuto procuratori, lui mi disse che mi voleva in panchina, ci incontrammo, firmai il contratto. C’era un problema con molti giocatori che Zeman avrebbe voluto mandare via. La squadra era forte, dopo un anno capimmo che serviva un giocatore di un certo livello, che facesse la differenza, e fu fatto un sacrificio per acquistare Batistuta. Arrivò con dei problemi al ginocchio ma si curò e fu fondamentale. Totti? Io ho sempre chiesto e dato rispetto ai giocatori. Devi essere capitano non solo per lo scambio del gagliardetto. Devi essere leader in tutti i momenti. Volevo che fosse così”.

“Ronaldo il fenomeno era il più forte di tutti. E’ stato il migliore. Ma è stato anche il giocatore che ho fatto cedere al Real Madrid perché non voleva perdere peso. Anche con quel peso enorme aveva ancora delle qualità incredibile. E’ stato importante cederlo quando ero al Madrid, vincemmo il campionato. Io gli dissi che doveva mettersi a dieta. Gli chiesi di dimagrire. Mi disse che nel 2002 pesava 84 chili, quando lo allenavo io ne pesava 96. Gli chiesi di arrivare a 89, ma non ce la fece. Cassano? Giocatore straordinario, talento unico, sotto certi aspetti vicino alla porta qualche volta aveva più talento di Totti, nello stretto aveva quel dribbling che gli permetteva di saltare l’uomo. Però purtroppo anche lui dopo un anno non aveva capito la sua forza. Un talento sprecato”.

foto wikipedia

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