La storia dei calciatori turchi passati per il campionato italiano - Gli Eroi del Calcio
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La Penna degli Altri

La storia dei calciatori turchi passati per il campionato italiano

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(STORIEDICALCIO.ALTERVISTA.ORG – Foto WIKIPEDIA)

[…] Quanti turchi sono passati dai nostri schermi, da che calcio è calcio? Una ventina e un tecnico, Terim. Quando e come? A scaglioni, come le reclute. Tra il 1950 e il 1952 ne sbarcano quattro: Şükrü Gülesin al Palermo, Eken Bülent alla Salernitana, Aziz Esel Bülent alla Spal, Lefter Küçükandonyadis alla Fiorentina. Due nel ‘61: CanBartu alla Fiorentina e Metin al Palermo.

[…]Şükrü Gülesin

[…] Storia succosa, si diceva. Succosa e, a dire il vero, poco esaltante. Il primo turco a toccare il suolo italico è Şükrü Gülesin, estate del 1950. Arriva dal Beşiktaş e arriva con la fama del gran goleador. Fama meritata, a giudicare dalle prime mosse: col Palermo infila la porta tredici volte e poco male se il tocco di palla non è il massimo della grazia. Gülesin ha un fisico imponente e nel fuoco vivo dell’area di rigore non ha paura di niente. Possibile che uno così, peraltro nel pieno dell’età (va per i ventinove) possa restare confinato alla Sicilia? Certo che no: chiama la Lazio e Gülesin risponde. La vena realizzativa a Roma non si esaurisce: arrivano altri sedici gol, ma spunta anche una sempre più inquietantante pancetta.

[…] Eken Bülent resiste due anni (Salernitana e Palermo) e il suo omonimo Aziz, che pure si toglie qualche soddisfazione in più, gioca con la Spal appena tre stagioni. Vicenda curiosa, quella del centravanti che Paolo Mazza scova nel Beşiktaş. Centravanti? Al debutto in campionato viene schierato in quel ruolo e se la cava decisamente bene. Ma a fine gara lascia tutti di sasso: «Centravanti io? No, guardate, dev’esserci un equivoco. Io ho sempre giocato centrocampista». […] L’ala Lefter Küçükandonyadis è un nazionale turco di talento, ma un tipo discontinuo: momenti di struggente ispirazione e lunghe pause di nera depressione. La prima stagione va così così, ma una volta rotto li ghiaccio – si dicono quelli della Fiorentina – il lunatico turco non potrà che migliorare.

[…] Can Bartu

[…] Venticinque anni, un passato da cestista, Bartu si trascina dietro un soprannome pesantissimo: il Sivori di Istanbul. Che tipo è il Sivori dei poveri? Una mezzala dal tocco aggraziato, che però ha una paura folle dei tocchi, assai meno raffinati, dei difensori avversari. Lo dice chiaro: «Qui non fanno neppure la fatica di cercare il pallone, entrano direttamente sulle gambe. E, se permettete, io mi scanso». Meglio ricominciare da Venezia.

[…] Hakan Şükür

[…] Nato nel Sakariaspor e cresciuto nel Bursaspor, Şükür è esploso in giallorosso: in tre stagioni al Galatasaray ha segnato 54 gol e insomma l’affare dovrebbe essere assicurato. Ma già al momento della firma il tempo non mette al bello: «Sono un pacco postale», dice Şükür, «mi usano per fare i soldi». L’entusiasmo delle prime ore si stempera col passare dei giorni: Hakan fa poco per adattarsi ai costumi italiani ed è capace di interrompere qualsiasi attività, persino l’allenamento. per srotolare il tappetino d’ordinanza e mettersi a pregare rivolto alla Mecca. Pure di notte si sveglia per svolgere le pratiche religiose ed è normale che i vari compagni di stanza gradiscano fino a un certo punto. Prima Rizzitelli, poi Milanese chiedono di essere esentati dall’impossibile convivenza.

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