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La Penna degli Altri

Breve storia del cappellino da portiere

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(ULTIMOUOMO.COM di Nikhil Jha)

[…] Nel calcio il rapporto tra i portieri e i cappellini è anomalo: viene dato per scontato, eppure è quasi scomparso. Merito (o colpa) degli stadi coperti, che hanno ridotto la finestra di esposizione al sole delle aree di rigore, ormai solo raramente disturbate dai raggi durante le partite.

[…] Nel Regolamento il cappellino è citato in maniera esplicita: “È consentito l’uso di equipaggiamento protettivo non pericoloso.

[…] Il cappellino ha fatto la sua fortuna sui campi da calcio soprattutto negli anni ’90. Stava sulle teste di molti numeri 1 con una certa dose di stile, grazie anche alle splendide divise caleidoscopiche che impreziosirono l’estetica degli estremi difensori nel primo decennio veramente globale del calcio. Guardate ad esempio Gianluca Pagliuca che sinergia perfetta con il suo berretto blu e la divisa che sembra uscita dalla fantasia di Salvador Dalì. […] Chi lo usava volentieri era Massimo Taibi. […] Walter Zenga lo vestiva con l’immortale scritta Pirelli, addirittura al contrario, come un qualsiasi 15enne fissato con MTV.

[…] Ma il cappellino non è solo un’eccellenza italiana, anzi. Prendete l’onesto Jens Martin Knudsen, carrellista presso un imballaggio ittico, ma soprattutto una carriera divisa tra squadre semiprofessioniste di Islanda, Scozia e Fær Øer, la nazione di cui difenderà i pali sin dalla sua prima partita ufficiale sotto l’egida UEFA, nel 1988.

[…] Il picco fu probabilmente il Mondiale svedese del 1958, dove fu sfoggiato regolarmente da due dei migliori portieri della competizione. Uno era Harry Gregg, portiere del Manchester United e dell’Irlanda del Nord capace di superare un girone con Germania, Cecoslovacchia e Argentina, prima di arrendersi alla Francia ai quarti.

[…] Il secondo era niente di meno che Lev Yashin, considerato da molti il miglior portiere della storia, che l’8 giugno 1958 lo scagliò contro l’arbitro Rudolf Kreitlein reo di aver fischiato un rigore per l’Inghilterra sul 2-1 per l’URSS a cinque minuti dalla fine, dopo averlo quasi placcato.

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