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Donne in Gi(u)oco

ESCLUSIVO – Intervista a Stefania Medri: “Vincere lo scudetto con la Roma nel 1969 è stata una gioia indescrivibile”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – Stefania Medri è stata una delle assolute protagoniste degli anni d’oro della Roma femminile della Prof.ssa Palmira Rosi Bellei. La “Sivori in gonnella”, così come fu chiamata dai giornalisti del “Corriere dello Sport”, pur avendo calcato i campi di gioco soltanto per pochi anni, ha lasciato una impronta indelebile. Infatti chi l’ha vista sfrecciare sulla fascia sinistra ha avuto il privilegio di ammirare il suo talento cristallino, la tecnica sopraffina e i numeri di gran classe, fatti di dribbling funambolici, doppi passo, rovesciate e spettacolari colpi di testa. Nella sua carriera, oltre all’azzurro, ha indossato solamente la maglia giallorossa con cui ha vinto lo Scudetto del 1969 e la Coppa Italia della stagione 1971 mentre con la Nazionale ha conquistato la Coppa Europa nel 1969.

Coppa Italia 1971 e Gagliardetto 69/70

Quando iniziò a giocare nella società della Prof.ssa Bellei?

“Prima di praticare il calcio facevo atletica leggera ma questo sport, ad essere sincera, non mi piaceva tanto. Ho iniziato col calcio femminile nel 1967. Mio padre, che tra l’altro era allenatore di calcio, lesse un annuncio sul “Corriere dello Sport” in cui la Prof.ssa Bellei cercava ragazze per la sua società. Mi portò al campo dove facevano gli allenamenti e dopo aver fatto un provino mi presero in squadra. In occasione della riunione che facemmo nel 2019 per festeggiare il cinquantenario della vittoria dello scudetto, Adriana Federici, il nostro portiere, mi rivelò che quella volta, vedendomi palleggiare, disse alla Prof.ssa Bellei “Prendila questa ragazza perché è molto brava”. Nel 1967 giocavamo principalmente contro il Napoli e con qualche altra squadra vicino a Roma. Poi nel 1968 fu costituita la FICF e partecipammo al primo campionato nazionale.”

Com’era strutturata la società giallorossa?

“La Prof.ssa Bellei, oltre ad essere il presidente, si occupava un po’ di tutto. Di lei ho dei ricordi meravigliosi. È stata una persona eccezionale, che ha voluto dimostrare come questo sport, considerato adatto solamente agli uomini, poteva essere praticato con buoni risultati anche dalle donne. All’inizio ci prendevano in giro ma abbiamo fatto ricredere tanta gente riuscendo poi ad avere una bella cornice di pubblico a seguire le nostre partite. Una grossa mano nella gestione della squadra gliela dava il marito Franco. Fu lui a formare la Lazio, visto che ormai eravamo diventate tante, in modo da poter dare vita ai primi derby di calcio femminile. Ed inoltre il suo apporto era prezioso per l’organizzazione delle varie tournée che abbiamo fatto in giro per il mondo. Nel 1969 la guida tecnica viene affidata a Mister Tamilia. Una persona squisita, gentile, educata. Certo si arrabbiava quando facevamo delle marachelle in campo però per noi era quasi un papà: un allenatore severo ma dolce al tempo stesso.”

Stefania Medri in azione

Che rapporti avevate con la Roma maschile?

“L’allora Presidente della Roma Alvaro Marchini ci organizzò una festa sia in occasione della vittoria dello scudetto che della Coppa Italia. Ma al di là di ciò non ci furono altri rapporti o forme di collaborazioni.”

Riviviamo quello scudetto vinto nel 1969. Cosa rappresentava per una romanista vincere il titolo con la maglia giallorossa?

“Vincere lo scudetto è stata una gioia indescrivibile. Avevamo una squadra così affiatata che ci capivamo ad occhi chiusi ed ognuno di noi sapeva cosa doveva fare. Il mio grande rammarico, però, è stato quello di non aver potuto giocare, a causa di un infortunio, la ripetizione dello spareggio contro il Genova, disputatosi il 21 dicembre a Grosseto (il primo spareggio era stato l’8 dicembre a Livorno e si era concluso 0-0 ndr). Le mie compagne mi chiamarono non appena finì la partita per dirmi che avevamo vinto per 1-0 grazie al gol da segnato da Barbara Ostili. Naturalmente ero felicissima ma un conto era festeggiare in campo un conto farlo dalla cornetta del telefono. Nonostante in quella partita non fossi in campo penso, comunque, di aver contribuito abbastanza a far vincere lo scudetto (quell’anno fu capocannoniera con 24 reti in 17 presenze ndr).”

Come mai ha scelto di vestire solo la maglia della Roma?

“Ero molto legata all’ambiente ed alle compagne e poi era la squadra della mia città. In realtà a mio padre giunse un’offerta da Milano ma lui era romanista e la rifiutò perché non considerava l’ipotesi di vedermi indossare altri colori oltre al giallorosso. Nel 1972 mi dovetti ritirare per motivi familiari. Poi ho ripreso a giocare per altre due stagioni, tra il 1974 e il 1976, sempre con la Roma ma si trattava di una società diversa da quella della Prof.ssa Bellei.” 

Con la Roma ha girato il mondo, dall’America all’Estremo Oriente. Ci racconti le sue esperienze in queste terre lontane.

“Siamo state negli USA, in Thailandia, a Malta, in Grecia ed in Turchia. Io partecipai alla seconda tournée negli Stati Uniti, nel settembre del 1971. Disputammo quattro partite contro il Southampton (tre vittorie per le italiane ed un pareggio per 4-4 con Stefania Medri che fu capocannoniera con 6 reti ndr) girando per varie città statunitensi. Devo dire che rimasi molto colpita dall’affetto della gente. Infatti fummo accolte benissimo dai tantissimi emigrati italoamericani che vivevano lì. Ricordo ancora che ci abbracciavano per sentire il calore di un italiano e ci chiedevano notizie di come andavano le cose in Italia. A fine anno, invece, andammo in Thailandia. Giocammo contro la nazionale Under 18 maschile e perdemmo 8-1 ma fummo applaudite perché disputammo comunque una bella partita in uno stadio stracolmo di pubblico. Durante il nostro soggiorno ci divertimmo a girare Bangkok e dintorni. E come dimenticarsi poi del Capodanno? Eravamo solamente noi a festeggiarlo perché non era una festività sentita dalla popolazione locale ma nonostante ciò ci siamo divertite lo stesso! Insomma sono state tutte esperienze fantastiche ad eccezione della Turchia perché lì, per motivi di sicurezza, ci muovevamo sempre sotto scorta ed attorniate dai militari.”

Ha giocato, nel 1971, con una delle calciatrici straniere più forti di quel periodo, l’inglese Sue Lopez. Com’era la vostra intesa?

“Sue Lopez è stata una delle giocatrici più brave con cui abbia giocato. Con lei mi trovavo benissimo, già fin dalle prime partite l’intesa è stata perfetta perché capì subito il mio stile di gioco. Nonostante parlassimo lingue differenti sul campo non avevamo bisogno di parole. Era una giocatrice molto intelligente e sapeva sempre come darmi la palla per mettermi nelle migliori condizioni.”

Quali sono state le più grandi soddisfazioni che si è tolta da calciatrice?

“A parte i trofei vinti, sicuramente è stato l’incontro con Helenio Herrera. Al termine di una partita, di cui però non ricordo contro chi giocavamo, mi stavo avviando negli spogliatoi sennonché mi dissero che dovevano presentarmi una persona. Quando ho visto di chi si trattava sono impietrita: un personaggio come Helenio Herrera che mi voleva conoscere! Rammento ancora quello che mi disse: “Sei piccolina però colpisci di testa meglio di uno alto due metri” È stato un complimento bellissimo e non sapevo cosa rispondere, sono riuscita a solamente dirgli “Grazie!” “

Stefania Medri con il Mago Herrera

Quale è stata la gioia più grande che le ha regalato la nazionale? E la delusione più cocente?

“La gioia più grande fu la vittoria della Coppa Europa nel 1969. La delusione, invece, quella di essere stata messa subito da parte dal tecnico Amedeo Amadei. Infatti nel 1972, in uno dei suoi primi raduni, mi feci male in allenamento a seguito di un fallo subito per aver fatto un dribbling. Amadei si arrabbiò moltissimo perché riteneva che dovevo passare subito la palla invece di dribblare. E quindi venni messa un po’ in disparte e contro la Jugoslavia giocai solamente gli ultimi dieci minuti. Quella fu la mia ultima partita con la nazionale. Quell’anno, come già detto, dovetti ritirarmi ma devo dire che questo episodio ebbe anche un suo peso nella mia decisione di lasciare il calcio.”

Cosa ne pensa del calcio femminile di oggi?

“Quando giocavo io, non solo nella Roma ma anche nelle altre squadre, durante le partite si cercava la giocata ad effetto o di inventarsi una mossa o un’azione per far divertire la gente. Oggi, invece, vedo un gioco molto schematico. Insomma, noto che manca la fantasia. E mi dispiace che il calcio femminile in ciò stia copiando quello maschile.”

Si ringrazia Stefania Medri per la documentazione fotografica messa a disposizione.

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Per chi volesse approfondire l’argomento:

“Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

“Quando le ballerine danzavano col pallone.”  della GEO Edizioni.

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Ingegnere palermitano con la passione per il giornalismo e il calcio femminile. Autore di due libri: "Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista" e "Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile".

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