Albione terra di conquista: le vittorie italiane in Inghilterra - Gli Eroi del Calcio
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Albione terra di conquista: le vittorie italiane in Inghilterra

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Le vittorie italiane in Inghilterra

Esistono, sulla Terra, dei luoghi che non rappresentano solo spazio geografico, ma sono dei luoghi dell’anima, santuari dove lo spirito si eleva, l’esaltazione diventa massima.

Non deve necessariamente trattarsi di un luogo sontuoso o famoso, a volte è rappresentato da un piccolo anfratto, da pochi metri di terra dove però è avvenuto qualcosa che lo ha reso caro e incancellabile nel tempo.

Una simile comunione ed esaltazione di sentimenti avviene ancora di più nello sport, dove si aggiunge l’epica, il pathos, dove l’evento marca in maniera indelebile chi ne è protagonista, diretto o indiretto, in quel momento, tanto da lasciarlo a imperitura memoria.

Non possono non restare nell’immaginario collettivo le arene dove sono stati stabiliti record mondiali di atletica, come l’Arena Civica di Milano, ad esempio; sempre evocherà palpiti di emozione il sentire il nome dell’Estadio Sarrià di Barcellona, o il vederne qualche immagine visto che, purtroppo, è stato abbattuto, teatro delle immortali vittorie contro Argentina e, soprattutto, Brasile nel 1982; ancora, è talmente tanta la leggenda che circonda la mitica “Italia-Germania 4-3” che allo stadio Azteca di Città del Messico hanno apposto una targa ricordo.

E si potrebbe continuare all’infinito, andando anche a coinvolgere intere regioni o addirittura stati, nazioni.

Fin dagli albori della nascita del calcio moderno, avvenuta in Inghilterra, è stata proprio la nazionale di quest’ultima ad essere indicata come pietra di paragone al confine con la grandezza calcistica.

Fuori dai mondiali per scelta politica, ma anche, e forse soprattutto, per un complesso di superiorità verso le altre scuole calcistiche, gli inglesi si consideravano depositari del sacro fuoco del gioco, con essi si pretendeva si dovesse misurare chi ambiva a spodestarli da quel trono che si erano costruiti e su cui l’immaginario collettivo li aveva assisi.

Una detronizzazione che sarebbe avvenuta solo nel 1953, quando la nazionale dei Tre Leoni fu sconfitta in casa per la prima volta dai campioni olimpici della Grande Ungheria, ed anche con un corposo punteggio (sei a tre).

Dal 1930, intanto, si disputavano quei campionati mondiali di calcio cui proprio gli inglesi avevano rinunciato, nel 1934 campione del mondo era l’Italia di Vittorio Pozzo, e fu in occasione di quella classica sfida, il 14 novembre 1934, che i colori azzurri debuttarono in Inghilterra.

L’atmosfera, tipicamente britannica, tra nebbia e pioggerellina, sembrava fare quasi da preambolo a quella che sin da subito si preannunciava come una disfatta inevitabile per l’Italia: in dieci dopo una manciata di minuti per l’infortunio di Luisito Monti (non esistevano le sostituzioni), al dodicesimo la squadra di Pozzo era già sotto di tre reti, frutto della doppietta di Eric Brook e del gol di Ted Drake.

Sembrava il presagio di un’imbarcata dalle proporzioni bibliche, anche perché Luigi Allemandi e compagni avevano molte difficoltà a controllare il ritmo degli avversari.

Tutto cambiò nella ripresa quando, spronati dai richiami del capitano Attilio Ferraris, gli azzurri dettero vita ad una vera battaglia, Peppino Meazza siglò una doppietta e solo la traversa, nel finale, impedì ancora a Meazza di siglare il gol del clamoroso pareggio.

L’impresa, però, restava, la vittoria non era venuta, ma i Leoni di Highbury, come furono poi chiamati gli undici azzurri di quella partita, dimostrarono tranquillamente di poter competere con i Maestri.

Gli anni trascorrevano, il tabù Inghilterra resisteva, l’Italia altre due volte sarebbe ritornata in Terra d’Albione, raccogliendo una sconfitta (due a zero) e un pareggio, anche questo in rimonta (due a due), fino alla sfida del 1973.

Erano trascorsi esattamente trentanove anni dall’impresa dei Leoni di Highbury, era ancora un 14 novembre quando la squadra di Ferruccio Valcareggi si presentò di nuovo al cospetto dei Maestri, stavolta nella mitica cornice del Wembley Stadium.

Con maggiore fiducia, però, perché l’Italia solo cinque mesi prima, al “Comunale” di Torino, era riuscita a infliggere agli avversari la prima sconfitta, un britannico due a zero firmato da Pietro Anastasi e Roberto Bettega.

Ancora un tempo tipicamente british accolse le due squadre, i Leoni inglesi arrembavano furiosamente l’area azzurra, ma Dino Zoff si dimostrò guardiano insuperabile dei tre legni, i ragazzi di Valcareggi pungevano con il classico contropiede, finché si giunse al minuto ottantasei: Giorgione Chinaglia, deriso sui giornali prima della partita per i suoi trascorsi da cameriere proprio in Inghilterra, si involò sulla fascia destra e, quasi dal fondo, esplose un tiro sul quale Peter Shilton poté solo respingere, ma sui piedi di Fabio Capello, che appoggiò inesorabilmente in rete.

Era fatta, Albione era conquistata per la prima volta.

Ormai il tabù era superato, sul nostro suolo l’Inghilterra sarebbe ritornata alla vittoria solo recentemente, Oltremanica restano da ricordare ancora due grandi imprese della nostra Nazionale.

La prima è datata 12 febbraio 1997: si gioca per l’accesso ai mondiali di Francia del 1998, quando l’Italia era ancora protagonista immancabile, nel bene o nel male, delle fasi finali.

Ancora una volta, nel complesso di un ottimo gioco di squadra, furono soprattutto due gli azzurri che si ersero a protagonisti: Angelo Peruzzi con le sue parate risultò invalicabile per i ragazzi selezionati da Glenn Hoddle; Gianfranco Zola, già primo attore da quelle parti con la maglia del Chelsea, fu lo spietato giustiziere.

Erano trascorsi solo diciannove minuti quando Alessandro Costacurta, con un lancio lungo dalla metà campo, trovò Magic Box che ebbe un eccellente controllo di sinistro e poi concluse con un destro imparabile alla sinistra di Ian Walker, confezionando la seconda vittoria dell’Italia in Inghilterra.

La seconda data da incorniciare è l’11 luglio del 2021, a Londra si disputa la finale dell’Europeo itinerante che vede i Tre Leoni di Gareth Southgate logici favoriti, ma i rinati azzurri di Roberto Mancini per nulla disposti al ruolo di vittima sacrificale.

L’inizio del match sembra dare ragione ai pronostici, sono trascorsi appena due minuti quando Luke Shaw raccoglie un traversone dalla destra e supera imparabilmente Gigio Donnarumma, sorprendendo la difesa azzurra.

L’Italia non cede, si riorganizza e lentamente prende a condurre il gioco, fino al pareggio di Leonardo Bonucci.

Il punteggio non cambia più, e l’esito della partita è affidato ai tiri di rigore, che tante volte sono stati la disperazione del calcio italiano.

Non questa volta, qui protagonisti diventano i due portieri, Jordan Pickford ipnotizza prima Andrea Belotti e poi Jorginho, Donnarumma con la sua mole prima costringe all’errore Marcus Rashford che colpisce il palo, poi blocca consecutivamente le conclusioni di Jaden Sancho e di Bukayo Saka.

È apoteosi azzurra, quasi novant’anni dopo il debutto dei Leoni di Highbury, e a cinquanta dalla prima vittoria, la festa italiana è completa, suggellata dal commovente abbraccio in lacrime tra Roberto Mancini e Gianluca Vialli, due italiani che hanno scritto anche un pezzo di storia del calcio inglese.

GLIEROIDELCALCIO.COM (Raffaele Ciccarelli)

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allenatore di calcio professionista, si dedica agli studi sullo sport, il calcio in particolare, dividendo tale attività con quella di dirigente e allenatore. Giornalista pubblicista, socio Ussi e Aips, è membro della Società Italiana di Storia dello Sport (Siss), dell’European Committee for Sports History (Cesh), dell’Associazione dei Cronisti e Storici dello Sport (La-CRO.S.S.). Relatore a numerosi convegni, oltre a vari saggi, ha pubblicato: 80 voglia di vincere – Storia dei Mondiali di Calcio (2010); La Vita al 90° (2011), una raccolta di racconti calcistici; Più difficile di un Mondiale – Storia degli Europei di Calcio (2012); Il Destino in un Pallone (2014), una seconda raccolta di racconti calcistici; Lasciamoli giocare-Idee per un buon calcio giovanile (Edizioni del Sud, Napoli 2016). Per GliEroidelCalcio in convenzione S.I.S.S.

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