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Le Penne della S.I.S.S.

Hasse Jepsson: il Banco di Napoli

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Hasse Jepsson: il Banco di Napoli

Il calcio moderno ci ha abituati a sentire parlare di cifre economiche che ci stupiscono ormai poco nella loro iperbolicità.

È la conseguenza di essersi posti il “vil denaro” come obiettivo, laddove si muove un pallone si parla di soldi.

È chiaro che ci riferiamo agli alti livelli, però, considerando poi che la base di tutto resta la passione per questo sport, la linfa vitale composta dai milioni di tifosi che hanno a cuore solo il veder giocare, e magari vincere, i beniamini che indossano i colori della loro squadra.

Peccato che poi proprio su questa passione speculino i signori che gestiscono nel modo di cui sopra, e leggere appunto di cifre mostruose spese per ingaggiare questo o quel campione non meraviglia più.

Lionel Messi e Cristiano Ronaldo restano gli emblemi di questo, nonostante l’incalzare dell’età continuano a muovere cifre milionarie; per Kylian Mbappé siamo quasi al valore di un Pil (Prodotto Interno Lordo) di una nazione, e del resto, in pratica, uno stato, il Qatar, controlla proprio il Paris St. Germain in Francia, e il Manchester City in Inghilterra.

In pratica ponti d’oro, dicevamo, ma prima certe cifre che oggi non costituiscono nemmeno l’ingaggio annuale di un calciatore medio, erano rarissime, se non impossibili.

Bisogna risalire agli inizi degli anni Cinquanta per trovare il primo trasferimento, e ingaggio, milionario in Italia, punto di origine, strano a dirsi, non le opulente società del Nord, ma Napoli, capitale del Sud, e per un motivo ben preciso.

Presidente del sodalizio partenopeo che, allora come oggi, si ergeva paladino contro lo strapotere delle squadre del nord della Penisola, era Achille Lauro, un controverso armatore che ebbe la lungimiranza di entrare nel calcio soprattutto per tornaconto politico.

Anche a questo, oggi, siamo abituati (Silvio Berlusconi docet), all’epoca era una novità.

Lauro “carpì” il cuore dei tifosi napoletani per conquistare i voti per entrare a Palazzo San Giacomo, sede del comune, diventando sindaco, e anche per portare consensi al suo Partito Monarchico.

Egli capì che per ottenere questo doveva costruire una grande squadra, competitiva, tanto è vero che il suo slogan fu “un grande Napoli per una grande Napoli”.

Era, quello, un calcio in cui i protagonisti erano veri idoli delle folle, non i personaggi distaccati e irraggiungibili di oggi.

Nella stagione 1951/1952 l’Atalanta aveva ingaggiato dal Charlton Athletic in Inghilterra un attaccante che si era messo in mostra sia nel paese natio, che in Terra d’Albione, e che alla nostra nazionale aveva fatto già male, con una doppietta che costò l’eliminazione azzurra al mondiale del 1950 in Brasile: lo svedese Hasse Jepsson.

Attaccante rapido e potente, vantava più gol che presenze nel Djugarden, il club svedese che lo lanciò (cinquantotto gol in cinquantuno partite), e nove reti in undici presenze aveva segnato anche tra le file del Charlton, prima di arrivare in Italia.

Qui al primo anno iniziò subito a macinare reti, furono ventidue in ventisette partite giocate, giustificando anche il soprannome che si era conquistato in patria: Hasse Guldfot, Hasse Piede d’Oro.

È a questo punto che entrarono in ballo Lauro e il Napoli.

O’ Presidente doveva irretire la piazza, ci voleva il grande nome, e Jepsson, con le sue prodezze, rappresentava l’elemento giusto.

Naturalmente, per cercare di evitare il trasferimento, l’Atalanta sparò una cifra esagerata per l’epoca, che però Lauro pagò senza battere ciglio: settantacinque milioni ai bergamaschi, trenta di ingaggio al giocatore.

Totale: centocinque milioni di lire.

Uno sproposito. Una follia, per l’epoca, tanto da richiedere l’intervento del governo, con il “decreto Andreotti”, che vietava il permesso di soggiorno ai calciatori stranieri, anche per salvaguardare i nostri vivai calcistici: un altro segno della diversità dei tempi.

Ma anche la visione di Lauro, che voleva costruire una squadra vincente.

Jepsson divenne subito un idolo, soprannominato “Banco di Napoli” proprio per la cifra costata, e lo svedese ripagò subito segnando quattordici gol il primo anno e venti il secondo, grazie anche agli assist che gli servivano due ali imprendibili come Giancarlo Vitali e Bruno Pesaola.

La prima stagione valse il quarto posto agli azzurri, terzo miglior piazzamento della storia partenopea fino ad allora, ma gli anni successivi non mantennero le attese, pur mantenendo Jepsson un buon numero di realizzazioni.

Lo svedese si compenetrò molto con la città, che gli ricordava il suo paese di origine, anch’esso sul mare, Kungsbacka, e a Napoli poteva continuare a giocare a tennis, forse la sua vera passione, conquistando qualche torneo e anche qualche cuore femminile nei circoli che frequentava.

Quattro stagioni durò la sua permanenza in maglia azzurra, realizzando cinquantadue reti in centododici partite, poi dissapori con il tecnico Eraldo Monzeglio e con lo stesso Lauro, l’ingaggio di un futuro altro campione, il brasiliano Luis Vinicius de Menezes, Vinicio O’ Lione, lo portarono a trasferirsi al Torino, chiudendo la carriera calcistica al termine di quella stagione 1956/1957.

Un grande campione, immagine iconica del calcio che fu, punto di passaggio dal calcio dei mecenati a quello imprenditoriale.

GLIEROIDELCALCIO.COM (Raffaele Ciccarelli)

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allenatore di calcio professionista, si dedica agli studi sullo sport, il calcio in particolare, dividendo tale attività con quella di dirigente e allenatore. Giornalista pubblicista, socio Ussi e Aips, è membro della Società Italiana di Storia dello Sport (Siss), dell’European Committee for Sports History (Cesh), dell’Associazione dei Cronisti e Storici dello Sport (La-CRO.S.S.). Relatore a numerosi convegni, oltre a vari saggi, ha pubblicato: 80 voglia di vincere – Storia dei Mondiali di Calcio (2010); La Vita al 90° (2011), una raccolta di racconti calcistici; Più difficile di un Mondiale – Storia degli Europei di Calcio (2012); Il Destino in un Pallone (2014), una seconda raccolta di racconti calcistici; Lasciamoli giocare-Idee per un buon calcio giovanile (Edizioni del Sud, Napoli 2016). Per GliEroidelCalcio in convenzione S.I.S.S.

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