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30 luglio 1930: l’Uruguay vince il primo Mondiale della storia

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

Quando all’inizio del ‘900 si cercò di organizzare una parvenza di torneo internazionale, interamente dedicato al footballla neonata FIFA non era ancora in grado di assicurare un numero minimo di partecipanti. La Svizzera, preparata dal punto di vista logistico ed economico, dovette così rinunciare al suo sogno di essere il primo Paese ad ospitare un Mondiale per nazioni.

Passarono più di 20 anni e ci volle la presidenza dell’onnipresente e visionario Jules Rimet per arrivare a concepire la prima, concreta, idea di campionato del mondo. Il congresso della FIFA, riunitosi ad Amsterdam nel 1928, aveva finalmente un progetto solido. Restava soltanto da scegliere la sede.

In lizza, su tutte, l’Italia e l’Uruguay. Si, ma chi scegliere?

L’Uruguay, verso la fine degli anni ’20, era una potenza sportiva ed economica; aveva vinto il torneo calcistico sia nelle Olimpiadi del ’24 che in quelle del ’28 e poteva permettersi il lusso di offrire il viaggio gratis, in nave, a tutte le nazionali che avessero deciso di iscriversi. Vinse l’Uruguay, provocando le proteste italiane ed europee.

L’Italia non ci andò a quella competizione e non ci andò nemmeno l’Inghilterra, soprattutto per eccesso di autostima tecnica. Ci andarono invece Francia, Romania, Belgio e Jugoslavia.

Per quel primo Mondiale della storia si fecero le cose in grande; vennero costruiti tre stadi, tutti e tre nella capitale Montevideo. Al centro del progetto soprattutto lui, il mitico Stadio del Centenario, il più grande stadio del calcio al di fuori dell’Inghilterra, costruito sulla falsa riga di un teatro greco, all’interno di una immensa fossa scavata nel terreno.

Ed è qui che, il 30 Luglio di 90 anni fa, Argentina e Uruguay si giocarono la finale per la conquista della prima Coppa Rimet della storia. Una finale annunciata alla vigilia, tra due squadre che avevano già combattuto per la vittoria olimpica due anni prima e che avevano dominato il Campionato Sudamericano durante tutti gli anni ’20. I 90.000 di un Centenario ancora freschissimo di costruzione aspettavano soltanto di festeggiare la vittoria della loro nazionale, dopo il perentorio 6-1 inflitto alla Jugoslavia in semifinale.

L’arbitro scelto fu il belga John Langenus, figura entrata nel mito calcistico per via del suo testamento (scritto prima dell’incontro), della famosa assicurazione (richiesta con forza per coprire le spese di sostentamento familiari in caso di un eventuale linciaggio) e dell’arresto pre-partita che richiese l’intervento del console belga.

In un clima quasi invernale iniziò una partita strana, tra due squadre che mal si sopportavano. Riuscirono persino a litigare sul pallone da usare. Sia l’Argentina che l’Uruguay avevano infatti portato il loro, pretendendo di utilizzarlo durante tutto l’incontro. Fu la FIFA a prendere la decisione finale: il primo tempo si sarebbe giocato con il pallone argentino ed il secondo con quello uruguaiano.

Ed infatti la prima frazione terminò con il punteggio di 2-1 per l’Albiceleste del durissimo Monti.

Durante l’intervallo, però, il fuoriclasse Andrade prese per mano la sua nazionale e, da quel momento, iniziò un’altra partita. Il pallone venne cambiato come da accordi e cambiò anche il risultato. L’Uruguay decise di vincere quell’incontro, sorretto da un pubblico assetato di trionfo. Cea e Iriarte portarono il risultato sul 3-2 e il monco Castro, che aveva sostituito l’impaurito Anselmo, siglò il definitivo 4-2.

Il 30 Luglio del 1930, il capitano Jose Nasazzi Yarza alzò al cielo la prima Coppa del Mondo di calcio della storia.

 

Classe '83, viaggiatore instancabile ed amante del calcio e dello sport tutto. Una Laurea in Comunicazione, una tesi sul linguaggio giornalistico sportivo degli anni '80 ed una passione per il collezionismo, soprattutto quello inerente la nazionale italiana. Alla sua attività turistica, associa collaborazioni con giornali del mondo travel. Testata preferita: GLIEROIDELCALCIO.COM"

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