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Libri: “Aquile – Il Palermo: il museo, la storia, la città”. Intervista all’autore Giovanni Tarantino

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – Per la rubrica “Libri” abbiamo raggiunto e intervistato un amico de GliEroidelCalcio, Giovanni Tarantino, coordinatore scientifico del Palermo Museum, giornalista ed autore del libro “Aquile Il Palermo: il museo, la storia, la città”, edito da il Palindromo.

L’opera ripercorre i centoventi anni di storia del Palermo calcio attraverso documenti inediti, fotografie, maglie, cartoline, materiale d’archivio, e celebra la nascita del museo che ne conserverà la memoria.

Un triplo appuntamento, oggi l’intervista a Giovanni Tarantino e nei prossimi appuntamenti due estratti del libro.

Buona lettura

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Uno degli aspetti più interessanti nel suo lavoro di ricerca, svolto per la stesura di questo libro, è stato quello di utilizzare anche fonti inglesi oltre a quelle locali. Cosa l’ha spinta ad indagare negli archivi dei giornali d’Oltremanica?

«Il primo sodalizio calcistico palermitano si chiamava Anglo Palermitan Athletic and Football Club. Incuriosito da questa matrice britannica sono voluto andare a ritroso per vedere cosa eventualmente dicevano a riguardo i giornali inglesi. Infatti i giornali locali, come L’Ora, il Giornale di Sicilia o la rivista satirica Piff! Paff! parlano delle prime partite del Palermo come eventi mondani a cui prendeva parte l’aristocrazia palermitana in quanto ancora non si aveva una certa dimestichezza con il football.

Invece in Inghilterra, nel 1900, il football aveva già una grande diffusione tra la gente e ciò fa si ché nei loro giornali si dedicasse spazio anche a eventi avvenuti in un luogo molto lontano, come per l’appunto a Palermo. Aggiungo anche che dai documenti inediti rinvenuti posso dire con certezza che a Palermo si praticava il football secondo le regole della FA e questo è un dato importantissimo perché sappiamo che negli anni pionieristici non in tutte le città d’Italia si giocava secondo il regolamento della Football Association in quanto in molti centri si praticava il cosiddetto calcio ginnastico.

Quindi ciò comprova la legittimità del calcio giocato a Palermo secondo i canoni inglesi. Gli articoli dei giornali d’Oltremanica sono stati reperiti tramite biblioteche e grazie all’aiuto di alcuni amici inglesi e scozzesi, come Roger Stirland per citarne uno su tutti. Così ho potuto constatare che lo Shield Daily Gazette e il Western Morning News, tra gli altri, ripercorrevano e raccontavano le prime partite che si giocavano a Palermo, contro equipaggi di imbarcazioni inglesi o scozzesi, perché le loro redazioni probabilmente avevano dei contatti che gli permettevano di accedere anche ai giornali di bordo».

Dai documenti raccolti che novità emergono in merito a quando il calcio sbarcò a Palermo e sulla fondazione della Anglo Palermitan Athletic and Football Club?

«Partiamo dicendo che non è stato Ignazio Majo Pagano a fondare il Palermo. La nascita dell’Anglo Palermitan Athletic and Football Club, infatti, avviene sotto la regia del Consolato inglese, con il vice console De Garston che viene nominato il primo presidente e con le figure di George Blake e di Olsen – autore tra l’altro del primo gol in assoluto durante l’amichevole giocatasi il 1° gennaio del 1901- che rivestono una figura molto importante nella neonata società. In presenza di uno statuto che parla della fondazione avvenuta il 1° novembre 1900 utilizziamo questa data come convenzionale. Ma ripeto, si tratta solo di una data convenzionale per due ragioni. La prima è che questo statuto viene stampato solo alla fine del 1901.

Quindi potrebbe essere successo che si sia deciso di retrodatare, come avvenuto anche nella Juventus, la data di costituzione di un club che di fatto era già esistente e quindi, per dargli una veste formale, fu redatto questo statuto. In secondo luogo bisogna prendere atto che fino al 1990 nessuno, neppure lo stesso Majo Pagano o i suoi eredi, aveva mai messo in discussione che il Palermo fosse stato fondato nel 1898: in federazione avevano questa data che veniva riportata anche negli album Panini così come sui gagliardetti ufficiali della società. Poiché sappiamo bene che i marinai inglesi che sbarcavano in città attraversavano una zona pianeggiante chiamata “U Pantanu” (il pantano in quanto si trattava di un terreno acquitrinoso che tendeva ad allagarsi) per recarsi al “Sailor’s Rest” (una sorta di pub e luogo di ristoro per i marinai inglesi), ritengo che questa area vicino al porto sia quella a cui dobbiamo fare risalire le prime partite estemporanee giocatesi a Palermo a fine Ottocento. In conclusione penso che lo statuto datato 1° novembre 1900 ha decretato ufficialmente, ratificandolo dinanzi a un notaio, un fenomeno già preesistente».

E sulla figura di Joseph Whitaker?

«La sua figura è stata di centrale importanza a dispetto di erronee valutazioni fatte in passato ed in cui si credeva che il console Joseph Whitaker avesse avuto interessi solo per l’ornitologia e l’archeologia ma non per il football. Infatti la documentazione rinvenuta alla Fondazione Whitaker di Villa Malfitano e all’Archivio Ingham Whitaker presso le Cantine Pellegrino di Marsala fornisce prove inconfutabili di come in realtà abbia avuto un ruolo molto attivo nelle vicende calcistiche cittadine.

Nel marzo del 1902 gli viene conferita, dal suo vice console, la presidenza onoraria del club, inoltre era abile conoscitore del regolamento della FA e fino alla fine degli anni Venti è certamente legato alla società, come testimoniano la tessera di socio datata 1926 ed il carteggio (1928-29) con il Presidente dell’Ente provinciale sportivo (nonché vecchia gloria rosanero) Valentino Colombo, dal quale si apprende che Joseph Whitaker custodiva la Coppa Lipton. Infine dal giornale “L’Ora” del maggio del 1903 apprendiamo che Joseph Whitaker, in qualità di presidente, aveva sciolto l’Anglo Palermitan Athletic and Football Club e fondato una nuova società, il Palermo Foot-ball & Cricket Club, in cui Ignazio Majo Pagano venne eletto direttore del Lawn Tennis mentre George Blake General Manager of the Game. Questo perché Whitaker non si era mai occupato di calcio!».

L’autore, Giovanni Tarantino

In questi centoventi anni di storia, quale è stata l’evoluzione cromatica dei colori della maglia del Palermo?

«La prima maglia è bianco rossa, come testimonia l’articolo a firma di Frak Rosso pubblicato sul Giornale di Sicilia del 30-31 dicembre del 1900. Poi si passa al rossoblù, che potrebbe essere stato adottato in seguito all’entrata di soci scozzesi avvenuta nel 1901 per riprendere i colori della bandiera dell’Union Jack. Il passaggio al rosanero avvenne tra il 1905 e il 1907. Per anni è stata legata alla leggenda della scoloritura delle maglie rossoblù, sebbene esista un carteggio tra Giuseppe Airoldi e Giosuè Whitaker, in cui si fa riferimento a motivazioni che sembrerebbero vicine a logiche tipiche del marketing contemporaneo. Poi ci saranno delle modifiche temporanee.

Dal 1937 al 1940 il regime fascista impone i colori municipali cioè il giallorosso, quindi c’è un passaggio in bianco celeste, che erano i colori della Juventina con cui era stata fatta la fusione, e dopo in sondaggio proposto ai tifosi nell’estate del 1942 si ritorna definitivamente al rosanero. C’è una costante nella storia del Palermo nonostante i tanti fallimenti, le fusioni e le rifondazioni: una forte domanda del colore rosanero da parte dei suoi tifosi».

Quale aneddoto o curiosità c’è dietro alla scelta del primo stemma ufficiale del Palermo?

«Nell’ottobre 1920, dopo un anno di attività, il Racing aveva deciso di cambiare denominazione sociale in Palermo Football Club per colmare il vuoto lasciato dalla mancata ricostituzione del sodalizio rosanero dopo il primo conflitto mondiale. Proprio in quell’anno la Federazione impone l’adozione di un logo ed il Palermo adotta uno scudo bicolore bianco blu, che era per l’appunto l’emblema del Racing con i suoi colori sociali ed in cui era stato sostituito, nella banda diagonale, il nome “Racing” con “Palermo FBC”. Dopo circa un anno i colori dello stemma vengono mutati in rosanero mantenendone, comunque, lo stesso impianto grafico».

La seconda parte del libro presenta una carrellata di personaggi significativi nella storia del Palermo. Come nasce l’idea di rappresentarli stile calcio balilla?

«Nasce dalla collaborazione con l’artista milanese Carlo Cuzzaniga detto CUT, che è specializzato nel rebranding. Lui ha reinterpretato i modelli stile calciobalilla mettendone in evidenza alcuni tratti somatici e giocando con gli aspetti caricaturali. Così, ad esempio, abbiamo Chimenti stempiato e con i baffi. In queste sue cinquanta illustrazioni non ci sono soltanto calciatori ma anche altri personaggi importanti della storia del Palermo, come Whitaker, Sir Thomas Lipton, Ignazio Majo Pagano, Renzo Barbera ecc o legati a qualche aneddoto particolare come l’uomo col deltaplano o l’arbitro Sbardella».

Questo libro funge anche da catalogo del Palermo Museum. Andrebbe letto prima o dopo aver visitato il museo?

«Si può leggere indifferentemente prima o dopo aver visitato il museo. Se lo si legge prima si ha già un’infarinatura di quello che si andrà a visitare. Se lo si legge dopo il libro può rappresentare un utile strumento per approfondire quello che si è visto».

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Ingegnere palermitano con la passione per il giornalismo e il calcio femminile. Autore di due libri: "Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista" e "Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile".

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