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Arte & Società

Il calcio storico fiorentino

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La storia annovera innumerevoli sport che nel corso dei secoli hanno avuto un ruolo particolare per alcune caratteristiche: che siano peculiarità regionali, storiche, culturali o di altra natura, alcune fra queste discipline hanno o hanno avuto ruoli tali da meritare un posto di rilievo nella storia dello sport. Una palla, nella maggior parte dei casi, è sempre protagonista regalando vittorie inaspettate o cocenti delusioni. Nelle più svariate forme, dimensioni, consistenze e materiali, un oggetto rotondo ha sempre avuto il suo peso nelle più diverse applicazioni ludiche in luoghi e tempi diversi, sviluppatesi anche in maniera indipendente tra loro: basti pensare al gioco della palla centroamericano, unicum particolare tra gioco e ritualità. Ma, molto più vicino, giochi con la palla hanno sempre caratterizzato la storia italiana: uno fra i più affascinanti è il calcio storico fiorentino, o calcio in livrea.

Le origini del gioco riflettono appieno la storia della penisola. Il primo embrione, con tutta probabilità, va ricondotto ai contatti fra Romani e Greci: questi ultimi infatti praticavano un gioco con un “antenato” del pallone, consistente verosimilmente in un agglomerato sferico di stracci o pezze di pelle, noto come sferomachia. I Romani fecero propria la disciplina chiamandola harpastum, denunciando in tal nome l’origine greca: questo infatti deriva dal verbo greco che indica l’azione di strappare, sottrarre. Tale gioco ebbe particolare fascino sulle truppe militari, come testimoniato anche dalle moderne rievocazioni, e i motivi sono vari: la competizione ludica rievoca in maniera particolarmente forte la competizione militare, e le regole dell’harpastum ben si adattavano coniugando tale competizione alla spiccata fisicità del gioco. Le truppe legionarie ebbero perciò un ruolo particolarmente importante nel diffondere tale sport negli angoli dell’impero romano, e ciò è evidente dal successo che questo riscosse anche nel territorio urbano: di Augusto, imperatore noto proprio per le conquiste militari oltre che per i doni che distribuiva in occasione dei banchetti, viene tramandato da Svetonio come in età avanzata avesse sostituito gli esercizi con palla e pallone a quelli militari ed equestri.

Nonostante non si abbiano testimonianze che ne riportino ulteriori evoluzioni, è certo che lo sport continuò a essere praticato nei territori, e col passare del tempo ex territori, dell’impero. Infatti, nel pieno fermento del Rinascimento, la pratica riemerse a Firenze per assumere i connotati definitivi propri della disciplina e venire regolamentata così come giunta fino a oggi. A metà del 1400 infatti il calcio risulta essere una vera e propria mania fra i fiorentini, venendo praticato in lungo e in largo per le vie e piazze della città e, in particolare, venendo associato ai festeggiamenti del carnevale. Il calcio divenne talmente identificativo di Firenze che i suoi abitanti, durante l’assedio del 1530 che vide fra i difensori delle città persino Michelangelo, organizzarono una partita in Piazza Santa Croce in maniera tale da ostentare indifferenza verso il nemico che, di lì a pochi mesi, avrebbe comunque conquistato la città. Il ‘500 coincide con il periodo di maggior splendore del calcio fiorentino: in questi anni la disciplina divenne talmente diffusa da rendere necessaria una codifica delle sue regole, esigenza nata anche dal fatto che i fiorentini amavano praticarla in ogni angolo della città. Venne perciò indicata Piazza Santa Croce come campo di gioco, che sarebbe stata appositamente dedicata fra gennaio e febbraio in concomitanza con il carnevale; il numero dei calcianti venne fissato in 27 per squadra, divisi in numero fisso per ruolo; la durata delle partite venne fissata in cinquanta minuti al termine dei quali avrebbe vinto la squadra in grado di portare il maggior numero di volte la palla in fondo al lato avversario, segnando in tal modo le “cacce”. Il gioco, del quale non si hanno testimonianze successive alla prima metà ‘700, rimase sicuramente vivo nella memoria cittadina, circostanza che ha permesso la sua rinascita nei primi decenni del ‘900 e la sua prosecuzione, come rievocazione, fino a oggi.

Le regole delle partite odierne, organizzate in un torneo annuale fra le quattro rappresentanze dei quattro quartieri storici cittadini e la cui semifinale è fissata per il 24 giugno, ricalcano con i debiti aggiornamenti le regole in vigore nel 1580, anno della prima codifica scritta delle stesse da parte di Giovanni de’ Bardi. Le rievocazioni permettono di apprezzare i parallelismi fra il calcio storico fiorentino e i più moderni rugby o football: i punti di contatto sono tantissimi, e permettono di guardare al calcio in livrea come vero e proprio progenitore di questi ultimi.

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