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Libri: “1971 Campionesse!”. Maria Rosa Rocca

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Per la rubrica “Libri” abbiamo raggiunto e intervistato un amico de GliEroidelCalcioMassimo Farina, esperto di sport piacentino ed autore del libro “1971 Campionesse!”edito da Officine Gutenberg.

L’opera ripercorre la storia del calcio femminile piacentino e celebra il cinquantennale dello scudetto vinto dalla Brevetti Gabbiani Piacenza.

Un triplo appuntamento per noi: due settimane fa l’intervista, sabato scorso il primo dei due estratti, e oggi il secondo.

Buona Lettura.

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MARIA ROSA ROCCA

Maria Rosa Rocca è una donna molto tranquilla, misurata, dai toni pacati.  Se queste erano le sue doti anche in gioventù è facile capire perché sia stata capitano della Lazio per 5 anni.  La incontro in un assolato sabato mattina di giugno per parlare un po’ della sua carriera calcistica.  Per mia fortuna è anche dotata di ottima memoria.

Difensore poderoso e di grande sostanza sia a Piacenza che a Roma, nella sua lunga carriera di calciatrice ha militato soltanto in due squadre: la Brevetti Gabbiani (e le sue antesignane Piacenza ACF e Pro Loco Travo)  e la Lubiam Lazio (che poi diventò Lazio Calcio Femminile).    Prima di parlare dei suoi trascorsi romani due parole sugli inizi.

Com’è che una ragazza diventa giocatrice di calcio negli anni ’60  ?

Nasco a Morfasso, ma la mia famiglia si trasferisce a S.Giorgio ed io, frequentando l’oratorio, gioco a calcio perché all’epoca per una ragazza non c’era molto altro da fare se non unirsi ai maschi e giocare assieme a loro.  Ma questo accadeva in mezzo a non pochi problemi: il prete era molto preoccupato per i miei calzoncini corti che riteneva essere motivo di turbamento per i ragazzi della parrocchia ed inoltre i miei genitori non vedevano di buon occhio la mia passione per il calcio.

Comunque sia è una passione che ha cambiato la tua vita. E come sei capitata alla Pro Loco Travo ?

In effetti il calcio mi ha permesso di fare esperienze che certamente non avrei fatto se avessi semplicemente vissuto una tranquilla vita a San Giorgio.  Il mio contatto con la Brevetti Gabbiani è avvenuto grazie ad un signore di San Giorgio, un guidatore di taxi appassionato di calcio che mi aveva vista giocare all’oratorio e che conosceva Paolo Gabbiani, che aveva avviato l’attività calcistica femminile nella provincia di Piacenza.  Gli suggerì subito di venire a vedere una ragazza che sarebbe stata perfetta per la sua formazione. Gabbiani venne ed evidentemente mi trovò sufficientemente valida per reclutarmi nella squadra.

Il campionato però era già al girone di ritorno.

Sì, era l’estate del 1968 e appena riprese il campionato dopo la pausa di agosto, ero già in campo a Sarzana contro il Genova.  Non andò tanto bene,  perdemmo 5-1 ma fu il mio “battesimo” .

E poi è iniziata l’ascesa della Piacenza ACF e poi Brevetti Gabbiani.

Sì, è stata una crescita graduale di tutta la squadra, non solo come singole giocatrici ma proprio come squadra che è culminata nello scudetto del 1971 e che poi si è pian piano sgretolata nell’anno seguente a causa dei nuovi e diversi equilibri che si erano creati all’interno dello spogliatoio.  Alla fine del 1972, io, Luciana e Tiziana saputo dell’interessamento dalla Lubiam Lazio che giocava anch’essa in Serie A e avuto il via libera dalla Brevetti Gabbiani, siamo partite per la capitale.

Dove sei rimasta per un tempo molto lungo, probabilmente hai avuto la carriera ad alto livello più lunga di tutte le tue compagne di squadra della Piacenza ACF e Brevetti Gabbiani.

A livello di Serie A e di Nazionale certamente sì, anche se qualcuna ha giocato più a lungo di me.

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