Paolo Rossi, simbolo di un’Italia che aveva ancora una grande storia da raccontare - Gli Eroi del Calcio
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Paolo Rossi, simbolo di un’Italia che aveva ancora una grande storia da raccontare

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Danilo Sandalo) – È notte fonda. L’ Inter di Antonio Conte è da poco stata eliminata dalla Champions League, gli umori si rincorrono, le emozioni si dividono tra rabbia e sconforto, ma anche tra sberleffi, accuse, ingiurie, arroganza e chi più ne ha più ne metta.
All’ improvviso un silenzioso boato irrompe per mettere fine a tutto questo ridicolo quanto volgare frastuono, un’ incursione notturna inaspettata che lascia tutti di stucco, arrivata da chi meno te     l’ aspetti, da colui che senza preavviso si innalza ad eroe momentaneo, più che per gloria personale, forse soltanto per mettere fine a tanta cattiveria che gratuitamente iniziava a circolare sul web e che, con ogni probabilità, già dal mattino seguente sarebbe stata oggetto di discussione verbale nelle piazze di ogni cittadina italiana.
Forse, anche per questo motivo, Paolo Rossi, Eroe del Mundial 82, ha deciso di uscire di scena all’ età di 64 anni, silenziosamente nel bel mezzo di quella che di li a poco sarebbe diventata una discussione da basso borgo e che avrebbe creato l’ ennesimo spettacolo di disgusto mediatico nel nostro Paese.
Pablito, come fu ribattezzato dopo il Mondiale di Spagna, era un mito generazionale, l’ emblema di un’ Italia che si risvegliava dopo un decennio di sangue e terrorismo, l’ interprete migliore di quell’ azzurro che si assumeva il difficile, quanto responsabile, compito di schiarire il nero delle stragi che avevano sconvolto la penisola italica tra la fine degli anni ’60 e l’ inizio degli ’80 (2 agosto 1980, Strage di Bologna) mettendo finalmente fine alle divergenze sociali e politiche. Il tutto condito dalle meritevoli marcature realizzate durante il Campionato del Mondo del 1982 che furono capaci, per non dire artefici, di solidificare il processo di ricostruzione e di rinascita del nostro Paese.
Fu un mese indimenticabile per lo stivale, martoriato da fanatismi e corruzione, ma la notte del 11 luglio 1982 tutti scesero in piazza a rendere omaggio a Pablito e a quella stoica nazionale e nel clima di grande gioia generale e collettiva forse non vi era tempo per fare grandi riflessioni, ma a posteriori, sembra che tutto d’ un tratto  il colore del sangue versato dalle vittime causate dal terrorismo di colpo si fosse trasformato in un rosso di grande amore e orgoglio di sentirsi fieri di essere finalmente italiani. Un fenomeno incredibile che nessuna ideologia nazionalista era riuscita a raggiungere in così poco tempo e con tanti episodi di sofferenza collegati al  recente passato.
Se è vero che “la felicità è sovversiva quando si collettivizza” quello che successe quella notte può essere inverosimilmente un esempio, ma anche e soprattutto la conferma di tutto questo.


La traccia lasciata da Paolo Rossi in questo spazio temporale, contraddistinto dal cambiamento e dalla voglia di ripartire, è quella di poterlo fare con il sorriso e la semplicità che la vita ci mette a disposizione, perché la possibilità ci sarà sempre sicuramente e, anche se la difficoltà di poter cogliere l’ attimo propizio dovesse essere più difficile del previsto, nel tempo che intercorre l’unica soluzione è quella di provarci, magari con il sorriso sulle labbra con la speranza che un giorno lo stesso status possa arrivare alla collettività.
Il passato, anche se funesto e segnante, deve rimanere una sempre e comunque una terra straniera e sconosciuta che non deve tornare a visitarci sul più bello, mentre costruiamo il nostro presente per dar vita al nostro futuro.
Questa è l’ eredita che ci lascia Pablito che, in una fredda notte di dicembre, ha deciso di irrompere, così come faceva nelle aree di rigore avversarie, per mettere a tacere i processi mediatici volgari e insensati, nella forma quanto nei contenuti, prima che potessero sfociare in forme di odio, che lui stesso aveva già vissuto sulla sua pelle in occasione del coinvolgimento nello scandalo del Totonero che gli costò una squalifica di due anni ( terminata il 29 aprile del 1982 con la maglia della Juventus) e l’ Europeo del 1980. La notizia della sua scomparsa probabilmente ha spostato gli argomenti su cui dibattere e, chissà, forse anche richiamato inconsciamente chiunque nel modo di farlo.
E’ vero, la malattia non guarda in faccia nessuno, ma mi piace pensare che sia stato proprio Lui, ancora una volta, a scegliere il momento giusto per salutarci e lo ha fatto con la signorilità e semplicità che lo ha sempre contraddistinto, regalandoci ancora una volta un ultimo ed impareggiabile sorriso che rimarrà indelebile nella memoria di tutti noi, grandi e piccini, che possiamo avere ancora una grande storia da raccontare, per lasciarci alle spalle tutta la monotonia, la tristezza e la volgarità che contraddistinguono questi tempi social.
Ciao Pablito eroe indiscusso dei caldi pomeriggi d’ estate quando la poesia era un concetto semplice della vita quotidiana e irrompeva prepotente nel presente creando un ponte verso il futuro, regalandoci sempre e comunque la possibilità di avere ancora una storia da raccontare!

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Appassionato di filosofia, letteratura e sport con un passato da calciatore. Tecnico marketing di promozione e comunicazione turistica, laureato in Scienze Sociali per lo sviluppo e la cooperazione internazionale. Collabora con DilettantiPuglia24, CalcioWebPuglia (dove è incaricato di narrare le vicende dell'US Lecce), Metis Magazine, MondoCalcioNews e ora... con GliEroidelCalcio

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