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La Penna degli Altri

Le memorie di Maradona

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RIVISTAUNDICI.COM (James Horncastle) – Intervista con Asif Kapadia, premio Oscar, regista del documentario Diego Maradona. Di seguito l’estrapolazione di alcune risposte:

“Parlare con Diego non è per niente semplice. Al tempo viveva a Dubai. Devi organizzarti con un certo anticipo per capire quando è nei paraggi”

“…metto il microfono sul tavolo e gli parlo. Ma sto seduto a fianco a lui sul divano, e ogni volta che risponde si gira verso di me, lontano dal microfono. Sono preoccupato che non si senta bene, quindi decido di sedermi per terra […] E io sono praticamente seduto ai piedi di Dio. Sto guardandolo e lui sta rispondendo a una domanda e i miei occhi cadono sul suo piede sinistro. E non mi è mai capitato con nessuno… Sono stato abbastanza fortunato da incontrare parecchia gente famosa… Avevo questo bisogno di toccargli il piede! (ride, nda). Praticamente ho smesso di ascoltare qualsiasi cosa stesse dicendo e ho iniziato a pensare se si sarebbe arrabbiato se avessi allungato una mano per toccarlo. E a un certo punto ho letteralmente fatto una domanda dal niente tipo: qual era il piede che ti sei rotto? E ho praticamente afferrato la sua caviglia, e lui mi ha spinto via dicendo: “Cosa stai facendo?” (ride, nda). Avevo questo pazzesco bisogno di toccare il piede sinistro di Diego Maradona e per una frazione di secondo ci sono riuscito”

“[…] ci troviamo nel suo salotto, a Dubai. […] Lina è la traduttrice: io faccio le domande in inglese, le traduce in spagnolo, lui risponde in spagnolo. Ho il computer con FaceTime aperto. Due persone del mio team stanno ascoltando l’intervista da Londra, nel caso ci siano incoerenze o fatti sbagliati che vengono fuori mi scrivono e io posso leggere. Nel mentre sto anche chiamando Buenos Aires da WhatsApp, lì c’è Laura in ascolto perché lei capisce molto bene lo spagnolo-argentino di Diego, che non è lo stesso spagnolo-argentino di altri. […] so che ho una finestra di soli 90 minuti ogni volta che lo incontro perché poi lui si stanca, o si annoia, e mi dice di andarmene. E devo chiedergli queste domande anche scomode. Se parte per la tangente, lo posso interrompere e chiedergli di rimanere sulla domanda, e una volta si è davvero scocciato, e mi ha guardato negli occhi e ha detto: “Sai che hai un bel coraggio. Hai un bel coraggio a chiedermi in faccia queste cose. Ma per questo ti rispetto, perché la maggior parte delle persone non avrebbe le palle di dire queste cose davanti a me”. E io ero tipo: “Fiuuu. Ok, bene. Allora possiamo tornare alla domanda?”

[…]“Abbiamo iniziato a fare il film e quasi subito è venuta fuori questa storia che Jorge Cyterszpiler, il primo agente di Maradona, […] arruola due cameraman argentini per realizzare un documentario su Diego Maradona. Hanno queste grosse vecchie videocamere e iniziano a filmarlo in Argentina. Poi lo seguono a Barcellona. Continuano anche a Napoli, finché non arriva Guillermo Coppola e dice: “Voglio sbarazzarmi di un po’ di questo entourage”, e li licenzia. Ma questi filmati erano lì fuori. Il film non fu mai completato”

“I miei produttori hanno sentito parlare che questi nastri sono da qualche parte nei dintorni di Napoli, allora ci vanno, li vedono e dicono: “Allora, questa cosa può essere pazzesca, questo girato è incredibile. È praticamente la vita privata di Maradona nel picco della sua carriera a Napoli. Ma per poterlo usare bisogna fare un accordo con Diego […]”

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