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I Campionati Mondiali del 1974 (Prima parte)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Prologo 1974: nascevano Leonardo Di Caprio, Eva Mendes, Robbie Williams, Valentina Vezzali e Penelope Cruz. Ci lasciavano Gino Cervi, Vittorio De Sica, Duke Ellington e Pietro Germi.

Il regime dittatoriale di Mosca espelle il dissidente Aleksandr Isaevič Solženicyn, accusato di avere svolto attività antisovietiche. Nella Spagna del dittatore Francisco Franco è ancora in vigore la pena di morte, tramite “garrota”, ne è vittima il militante antifranchista Salvador Puis Antich. In Portogallo, la “Rivoluzione dei Garofani”, mette fine a una pluridecennale dittatura iniziata con Salazar e continuata con Caetano. Il 6 maggio il cancelliere tedesco, il socialdemocratico Willy Brandt, si dimette (pochi giorni prima si era scoperto che il suo più  stretto collaboratore era una spia della Stasi). In estate scoppia la guerra di Cipro tra Grecia e Turchia. Poco dopo, in Grecia, cade la “Dittatura dei Colonelli”. Negli USA Richard Nixon si dimette a causa dello scandalo Watergate.

In Italia, a marzo, nasce il Governo Rumor V, composto da DC, PSI e PSDI, e con l’appoggio esterno del PRI. A maggio vince il referendum a favore del divorzio. Poche settimane dopo, a Brescia, si verifica l’ennesima strage fascista della storia repubblicana. L’attentato è passato alla storia come la strage di Piazza della Loggia. A giugno, Indro Montanelli fonda “Il Giornale Nuovo”.  Ad agosto, un’altra sanguinosa strage fascista, quella del treno “Italicus”: 12 morti e 44 feriti. A settembre, una TV privata milanese inizia le sue trasmissioni, la proprietà è di Berlusconi. A novembre si verifica l’ennesima crisi di governo e al governo Rumor succede quello di Aldo Moro, composto da DC e PRI, e appoggiato da PSI e PSDI.

Nelle classifiche internazionali troviamo “Rebel Rebel”, di David Bowie, “I Shot the Sheriff”, nella versione di Eric Clapton, “I Know What I Like”, dei Genesis, “It’s Only Rock And Roll”, dei Rolling Stones, “Samba Pa Ti” di Carlos Santana, “Je T’Aimes… …Moi Non Plus”, di Jane Birkin e Serge Gainsbourg.

Tra gli album più venduti in Italia troviamo  “E Tu…”, di Claudio Baglioni, la “Raccolta Numero 18”, di Fausto Papetti, “L’Isola di Niente”, della Premiata Forneria Marconi, “E La Vita La Vita”, di Cochi e Renato, “Io Sono Nato Libero”, del Banco di Mutuo Soccorso, “Mazurka di Periferia”, dell’Orchestra Spettacolo Casadei e “Superbattisti”, di Lucio Battisti.

Nelle sale cinematografiche uscivano Frankenstein Junior” e “Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco”, di Mel Brooks, “Il Padrino. Parte II”, di Francis Ford Coppola, “Il Grande Gatsby”, di Jack Clayton (interpretato da Robert Redford e Mia Farrow), “Assassinio sull’Oriente Express”, di Sidney Lumet, “L’Inferno di Cristallo, di John Guillermin, Con Paul Newman, Steve McQueen, Faye Dunaway e Fred Astaire e “Quella Sporca Ultima Meta”, di Robert Aldrich, con Burt Reynolds nel ruolo del protagonista.

A livello mondiale, tra i libri più venduti dell’anno troviamo “Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Bicicletta”, di  Robert M. Pirsig, “Tutti gli Uomini del Presidente”, di Carl Bernstein e Bob Woodward, “Carrie”, di Stephen King, “I Sei Giorni del Condor”, di James Grady e “Lo Squalo”, di Peter Benchley.

“La Stangata”, di George Roy Hill, vince il Premio Oscar come miglior film e come migliore regia; “Effetto Notte”, di François Truffaut, vince il Premio Oscar come migliore film straniero e Groucho Marx riceve il Premio Oscar alla Carriera. A Cannes il Festival si apre con la proiezione di “Amacord”, di Federico Fellini; il Grand Prix come miglior film va a “La Conversazione”, di Francis Ford Coppola, mentre Jack Nicholson vince il premio per la migliore interpretazione maschile con “L’ultima Corvé”.

La Germania Ovest vince i Campionati del Mondo, ma la squadra che ha appassionato gli amanti del calcio è l’Olanda. In Italia la Lazio vince lo scudetto e il Bologna la Coppa Italia. Il Bayern di Monaco vince la Coppa Campioni, il Feyenoord la Coppa Uefa, il Magdeburgo la Coppa delle Coppe. In America Latina l’Independiente vince la Coppa Libertadores e sarebbe candidata a sfidare il Bayern nella Coppa Intercontinentale. Ma il Bayern rinuncia alla sfida ed è sostituito dall’Atletico Madrid (finalista sconfitto in Coppa Campioni) e i madrileni,  vincendo la doppia sfida di andata e ritorno con gli argentini, si aggiudicano la Coppa Intercontinentale.

Infine una nota di colore per ricordare che, negli Stati Uniti, iniziava la serie di “Happy Days”, proprio nel 1974. Poco più di un paio di anni dopo Fonzie e Ricky Cunningham sarebbero entrati nelle case degli italiani.

I Campionati Mondiali del 1974

Quel periodo (mi riferisco anche ai tre o quattro anni precedenti) è spesso associato all’affermazione del calcio olandese, specialmente se si considerano le competizioni di club. Questo non solo per i celebri fasti dell’Ajax che vinse la Coppa dei Campioni nel ’71, nel ’72 e nel ’73, la Coppa Intercontinentale nel 1972 e la Supercoppa nel 1974, ma anche grazie al Feyenoord che vinse la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale nel 1970 e la Coppa Uefa proprio nel 1974.

Ma andrebbe anche considerato che, oltre a vincere i Mondiali nel 1974, la Germania vinse gli Europei nel 1972 e il Bayern vinse la Coppa dei Campioni nel 1974, nel 1975 e nel 1976, oltre a vincere la Coppa Intercontinentale, sempre nel 1976. Inoltre, il Borussia Mönchengladbach vinse la Coppa UEFA nel 1975. Quindi,  retrospettivamente, si può dire che, rispetto al football olandese, per il calcio tedesco (se consideriamo anche i due anni successivi: 1975 e1976) quello fu un periodo altrettanto felice, un periodo forse anche più gratificante di quello degli stessi olandesi.

Fatta quella che per me era una doverosa premessa, possiamo entrare nel merito di questa prestigiosa competizione. I Campionati Mondiali del 1974 si tennero nella Germania Ovest dal 13 giugno al 7 luglio. Gli incontri furono disputati in nove città: Amburgo, Berlino Ovest, Dortmund,
Düsseldorf, Francoforte, Gelsenkirchen, Hannover, Monaco di Baviera e Stoccarda.

Il Campionato del Mondo del 1974 fu il primo in cui un logo di uno sponsor apparve sulle maglie (o sui pantalocini) di alcune squadre partecipanti. Facendo una rapida ricerca in rete, si possono trovare le foto di Balbuena, dell’Argentina, oppure di Caszely e Vallejos, del Cile, in cui è ben visibile il simbolo di una celebre marca sportiva nelle loro maglie.

Le squadre partecipanti furono sedici: Argentina, Australia, Brasile,  Bulgaria, Cile, Germania Est, Haiti, Jugoslavia, Germania Ovest, Italia, Olanda, Polonia, Scozia, Svezia,  Uruguay, Zaire.

Da segnalare due episodi che riguardano i gironi di qualificazione che avevano preceduto la fase finale in Germania. 1) L’Olanda si qualificò, ai danni del Belgio, pareggiando lo scontro diretto il 13 novembre del 1973. In quel periodo il Belgio era una squadra di vertice: nel 1972 aveva eliminato l’Italia nei gironi di qualificazione agli Europei e alla fine, a quegli Europei, arrivò terzo dietro Germania Ovest e Unione Sovietica. Ma, per tornare al 13 novembre del 1973, l’Olanda  passò il turno grazie a un controverso pareggio in cui, ai belgi, fu ingiustamente annullato un gol per erronea segnalazione di fuorigioco da parte del guardalinee. Tutto avvenne all’ultimo minuto di gioco, Van Himst batté una punizione scavalcando la difesa olandese, arrivò Verheyen che segnò colpendo al volo, però il gol fu appunto annullato. Ma, dalla visione del filmato della partita, anche facendo un semplice fermo immagine, risulta evidente che, nel momento in cui Van Himst calcia il pallone, ben due giocatori olandesi tengono in gioco Verheyen. E così la partita finì 0 a 0 e l’Olanda, prima in classifica a pari punti col Belgio, si qualificò solo grazie alla migliore differenza reti. 2) L’altro episodio della fase di qualificazione che merita di essere ricordato è l’eliminazione dell’Inghilterra ad opera della Polonia. Nel 1972 l’Inghilterra era stata eliminata, nelle fase di qualificazione degli Europei, dalla Germania Ovest. In quella occasione una parte della stampa inglese
aveva parlato di un preoccupante segno di declino calcistico nazionale. Quindi è facile immaginare come fu accolta, a Londra e dintorni, l’eliminazione dell’Inghilterra dal Mondiale a seguito di un pareggio interno contro i polacchi, il 17 ottobre del 1973, dopo che, nel mese di giugno precedente, in Polonia gli inglesi avevano perso due a zero.

Ma, torniamo al Mondiale del 1974. Si parte da quattro gironi di quattro squadre. Nel primo, gruppo,  troviamo Australia, Cile, Germania Est e Germania Ovest. Il secondo è formato da Brasile, Jugoslavia, Scozia e Zaire. Nel terzo ci sono Bulgaria, Olanda, Svezia e Uruguay. Infine, il quarto annovera Argentina, Haiti, Italia e Polonia.

Vanno avanti le prime due di ogni girone, formando i successivi gironi della seconda fase finale del torneo (gironi di semifinale): le due prime squadre del gruppo 1 e 3 e le due seconde, del gruppo 2 e 4 formano il primo girone di semifinale; mentre le due prime squadre del gruppo 2 e 4 e le due seconde del gruppo 1 e 3 vanno a comporre il secondo girone di semifinale.

La Germania Ovest non fa proprio una partenza brillante: vince le prime due partite senza entusiasmare (in un caso, vittoria di misura col Cile), perde la terza contro la Germania Est, finisce seconda in classifica e, in quanto seconda del gruppo 1, accede al secondo girone di semifinale nel Gruppo B. Ma, forse, per i tedeschi occidentali è meglio così, visto che nel Gruppo A di semifinale, oltre alla Germania Est e all’Argentina, ci sono il Brasile e l’Olanda. Nel girone B di semifinale, invece, la Germania Ovest trova la Polonia, la Svezia e la Jugoslavia.

A questi gironi di semifinale, l’Italia non arriva perché viene eliminata nel girone precedente dalla capolista Polonia e dall’Argentina che aveva gli stessi punti degli azzurri ma una migliore differenza reti. Alla fine fu decisivo il fatto che contro Haiti l’Italia vinse con due gol di scarto (tre a uno) mentre nella vittoria degli argentini contro Haiti i gol di scarto furono tre (quattro a uno). Sull’esito negativo degli azzurri a quei Mondiali ci sono diverse interpretazioni che vanno dalla scarsa condizione atletica ai problemi di spogliatoio, con quest’ultima ipotesi che sembra la più plausibile. In effetti, in una intervista sul tema, rilasciata da Zoff nel febbraio del 2021, il grande portiere ricorda che tra gli azzurri “c’era qualche Generale di troppo”. Del resto, anche Gigi Riva ebbe a dire che nella Nazionale di quell’anno c’erano “troppi che si sentivano campioni e c’erano troppi clan”.

Se dovessi proporre qualche frammento in ordine sparso della fase iniziale di quel Mondiale, ricorderei l’espulsione di Carlos Caszely in Germania Ovest-Cile (il primo calciatore a subire un cartellino rosso); il gol di Sanon, in Italia-Haiti, che interruppe l’imbattibilità di Zoff, una imbattibilità che era durata oltre mille minuti (per la precisione, i minuti furono 1.143); il gol della vittoria della Germania Est sulla Germania Ovest, segnato da Sparwasser; il nove a zero inflitto dalla Jugoslavia allo Zaire e il sette a zero dei polacchi alla squadra di Haiti.

14 giugno 1974. Olympiastadion di Berlino Ovest. Ore 16. Germania Ovest-Cile, partita finita uno a zero per i tedeschi,  grazie ad un gol di Paul Breitner. È il 22′ del secondo tempo: nella zona di centrocampo, forse in modo irruente (ma nei limiti del regolamento) Berti Vogts ruba palla a Carlos Caszely che cade a terra. Il cileno si rialza subito e fa un’entrata scorretta sul tedesco, colpendolo da dietro. L’arbitro turco, Dogan Babacan, tira fuori il cartellino rosso ed espelle il cileno. È la prima volta che questo avviene su un campo di calcio.

Detto questo, giusto ricordare l’attaccante cileno anche per il suo impegno contro la dittatura di Pinochet. Un impegno che sarà omaggiato anche nel film di Eric Cantona “Football Rebels”.

15 giugno 1974. Olympiastadion di Monaco di Baviera,  ore 18. Italia-Haiti 3-1. Nella prima frazione di gioco, l’Italia ha avuto diverse occasioni da gol (con Mazzola, Facchetti, Riva e Chinaglia). Tuttavia il primo tempo finisce a reti inviolate. Ma al primo minuto della ripresa Haiti passa in vantaggio e, per stessa ammissione di Dino Zoff, si trattò di un bel gol. Su una bella verticalizzazione, Sanon scappa a Spinosi. Il difensore italiano prova a trattenere l’haitiano ma non ci riesce. Sanon prosegue la sua corsa, scarta anche Zoff e la mette dentro. Nel prosieguo della partita ci saranno le reti di Rivera, e Anastasi e l’autorete di Auguste. Finirà tre a uno a favore dell’Italia. Ma l’imbattibilità di Zoff era stata interrotta.

18 giugno 1974. Parkstadion di Gelsenkirchen. Ore 19.30. Si consuma quella che probabilmente è la più sonora sconfitta nella storia dei campionati del mondo. I marcatori furono Bajević, autore di una tripletta (7’, 29’, 70’); Džajić (13’); Šurjak (18’); Katalinski (21’); Bogićević (34’); Oblak (60’); Petković (62′). In quel girone, tre squadre finirono a pari punti: Jugoslavia, Brasile e Scozia (quattro punti ciascuna). La Jugoslavia arrivò prima proprio in ragione della migliore differenza rete. Nel servizio RAI della partita, Ennio Vitanza raccontava ai telespettatori italiani di avere parlato poco prima col mister jugoslavo, Miljan Miljanic. Il Mister della Jugoslavia aveva spiegato al commentatore italiano che le indicazioni per i suoi uomini erano di segnare almeno un gol in più di quanti la Scozia ne avesse segnati allo Zaire (la partita era finita due a zero a favore degli scozzesi). Evidentemente i giocatori jugoslavi non vollero deludere il proprio mister e di gol allo Zaire ne fecero nove.

Nella partita successiva, Zaire-Brasile, un giocatore africano fece un gesto inconsulto. All’85’, lo Zaire perdeva tre a zero quando Rivelino stava apprestandosi a tirare un calcio di punizione, ma Joseph Mvepu Ilunga glielo impedì calciando lontano il pallone. Il giocatore africano fu ammonito dall’arbitro per un atto apparentemente incomprensibile. Ma il gesto non fu fatto né per imprudenza né per incompetenza. Fu lo stesso Mvepu a spiegarlo quasi trent’anni dopo, nel 2002.

Ai tempi del Mondiale in Germania, lo Zaire era sotto la dittatura di Mobutu. Dopo la sconfitta dello Zaire contro la Polonia, gli uomini del dittatore, al seguito della squadra zairese, minacciarono di morte i giocatori in caso di una nuova sconfitta con più di tre gol di scarto. Era per questo motivo che all’85’, di quel Brasile-Zaire, con il punteggio già sul tre a zero per i brasiliani, Mvepu aveva reagito in modo apparentemente scomposto, cercando di impedire il calcio di punizione.

19 giugno 1974. Olympiastadion di Monaco. Ore 19.30. All’indomani di Jugoslavia-Zaire ci fu un’altra sonora sconfitta nell’ambito del Campionato Mondiale. Questa volta fu Haiti a subirla, ad opera dei polacchi. La partita fu vinta dalla Polonia per sette a zero. Tutti gli uomini più rappresentativi della Polonia quel giorno lasciarono il segno con una o più marcature: Deyna, Lato e Szarmach. Oltre a loro, va citato Gorgon, autore di uno splendido gol di punizione su uno schema chiaramente ben studiato e ben preparato. Infine, degno di nota forse il fatto che tra le tante e prevedibili fragilità tecniche degli haitiani ci fu sicuramente il gioco aereo: tre dei sette gol polacchi nacquero da colpi di testa su calci d’angolo.

22 giugno 1974. Volksparkstadion di Amburgo. Ore 19.30. Germania Ovest contro Germania Est. Pur se con qualche pericolo per i tedeschi orientali (Gerd Müller aveva preso un palo), la partita sembra avviarsi al pareggio. Ma, al 77′, Erich Hamann riceve palla nella propria metà campo su un lancio di mano del suo  portiere, Jürgen Croy. Hamann si lancia per un lungo tratto della fascia di destra. Poi, arrivato sulla trequarti avversaria fa partire un cross verso la porta della Germania Ovest. In area ci sono Berti Vogts, Höttges e Cullmann (quest’ultimo un po’ più indietro perché stava rientrando in copertura). Ma Jürgen Spasswasser (quell’anno vincitore della Coppa delle Coppe col Magdeburgo) anticipa tutti, si porta avanti la palla di testa, arriva al limite dell’area piccola e supera Maier con un forte tiro di destro. È un gol ricordato anche dal Premio Nobel Günter Grass in un suo libro: “Sparwasser accalappiò il pallone con la sua testa, se lo portò sui suoi piedi, corse di fronte al tenace Vogts e, lasciandosi dietro persino Höttges, lo piantò alle spalle di Maier in rete”.

E dopo questa breve panoramica a volo d’uccello sulle prime partite di questo Mondiale, possiamo passare agli incontri della seconda fase a gironi, quelli di semifinale.

(Segue …)

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Classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. Infine, coautore, con Emmanuel Bonato, del libro di didattica della lingua italiana, “Imbarco Immediato”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

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