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I Campionati Mondiali del 1974 (Seconda parte)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Nel Gruppo A c’erano Olanda, Brasile, Argentina e Germania Est. In Sudamerica probabilmente si conosceva già il calcio olandese perché nel 1970 il Feyenoord aveva vinto la Coppa Intercontinentale contro l’Estudiantes e nel 1972 l’Ajax aveva fatto lo stesso contro l’Independiente di Avellaneda. Ma, probabilmente, fu solo nel 1974 che l’America-Latina scoprì la nazionale olandese: dopo avere battuto l’Uruguay due a zero, nel precedente girone, in questa fase di semifinali gli Orange vinsero quattro a zero contro l’Argentina e due a zero contro il Brasile. Prima di superare il Brasile, gli olandesi avevano battuto la Germania Est per due a zero. In questo modo gli Orange finirono il girone a punteggio pieno e si garantirono l’accesso alla finale.

Comunque, in qualche modo, le vittorie di Cruijff e compagni contro i sudamericani, consegnarono l’Olanda alla Storia ed è giusto che siano ricordate.

Olanda-Argentina si giocò mercoledì 26 giugno 1974, alle 19.30, al Parkstadion di Gelsenkirchen. Quella fu forse la partita in cui si evidenziò in modo più chiaro e netto il potenziale di un calcio innovativo come quello olandese su un vecchio modo di concepire il calcio.

Come ho già avuto modo di ricordare in altre occasioni, in quel torneo (e in quella partita in particolare) la squadra olandese segnerà la storia del football moderno. Calcio totale: nuova concezione del portiere che arriva ad avere funzioni di libero, marcatura a zona, tattica del fuorigioco applicata sistematicamente, pressing alto effettuato da più giocatori su un solo avversario, interscambiabilità dei ruoli, circolazione e possesso di palla, occupazione degli spazi, fasi di attacco e difesa portate dall’insieme del team sull’intera superficie del campo, centravanti mobile e polivalente.

Come appena detto, il match finì quattro a zero a favore degli olandesi, con reti di Krol e di Rep e doppietta di Cruijff. I gol furono uno più bello dell’altro.

Nel primo, van Hagenem scende sulla sinistra, si accentra, poi lancia Cruijff con una perfetta verticalizzazione e all’olandese volante non resta che andare in porta scartando anche il numero uno argentino. Il secondo, al 25′, nasce da un tiro di destro di Krol, dal limite, sugli sviluppi di un corner. Il terzo gol scaturisce da un bellissimo cross di Cruijff dalla fascia sinistra che pesca Rep in area Argentina. L’attaccante olandese non manca l’occasione e la mette dentro di testa sul primo palo. Al 90′ arriva il quarto gol: van Hagemen è sulla trequarti di sinistra, triangola con Wim Jansen che è in posizione più accentrata, riceve nuovamente il pallone in area e fa partire un forte tiro di sinistro. Carnevali, il portiere argentino, respinge alla sua destra. La palla arriva a Cruijff che è in posizione più defilata. Il profeta del gol tira di prima intenzione e realizza la quarta rete che chiude l’incontro.

Altra partita che va sicuramente ricordata è Brasile-Olanda, giocata alle 19.30 del 3 luglio del 1974, al Westfalenstadion di Dortmund. A quello scontro il Brasile e l’Olanda arrivarono a pari punti nel girone. Il Brasile aveva vinto uno a zero con la Germania Est e due a uno con l’Argentina. L’Olanda aveva vinto quattro a zero con l’Argentina e due a zero con la Germania Est.

Di fatto, la partita tra brasiliani e olandesi era lo scontro decisivo sulla strada della finale e, in effetti, di vero scontro si trattò, nel senso più fisico del termine, con placcaggi e colpi degni di praticanti di arti marziali. Ci furono solo tre ammoniti e un espulso per il Brasile e due cartellini gialli per gli olandesi. Ma, a termini di regolamento, le sanzioni avrebbero potuto essere molte di più.

Come abbiamo visto, nei due match precedenti il Brasile aveva ottenuto due vittorie di misura. L’Olanda invece aveva vinto le sue due partite segnando sei gol senza subirne nessuno. Il pareggio sarebbe potuto andare bene ai “tulipani”. Ma, nel secondo tempo, gli Orange risolsero la partita. Sugli sviluppi di un calcio di punizione, battuto a centrocampo da van Hagenem, e grazie ad una triangolazione con Cruijff, Neskens si ritrovò in area davanti al portiere, anticipò in scivolata il difensore brasiliano Luís Pereira e superò il portiere Leão con un tiro di destro.  Era il 50′. Un quarto d’ora dopo sarebbe arrivato il raddoppio olandese: discesa sulla fascia sinistra di Krol, cross verso la porta avversaria e Cruijff che dal limite dell’area piccola la mette dentro al volo di destro.

Tra Olanda e Brasile finì dunque due a zero. Gli olandesi sarebbero andati per la prima volta ad una finale di Coppa del Mondo.

L’altra finalista sarebbe uscita dal Gruppo B che, come abbiamo già accennato, era composto da Germania Ovest, Svezia, Jugoslavia e Polonia. Nella prima giornata di questo girone, la Germania Ovest vince con la Jugoslavia due a zero e la Polonia vince contro la Svezia uno a zero. Nella seconda giornata si registra la vittoria della Germania Ovest per quattro a due sulla Svezia e quella della Polonia sulla Jugoslavia per due a uno. Il match decisivo è dunque quello della terza giornata tra le due capoliste del girone, tenendo presente che, in virtù della migliore differenza reti, alla Germania Ovest basta il pareggio per andare in finale.

3 luglio 1974, Waldstadion di Francoforte, ore 16. Ha luogo l’incontro tra Germania e Polonia. I polacchi hanno una squadra veramente forte. Come abbiamo visto, avevano eliminato gli inglesi nelle fasi di qualificazione del 1973 e l’Italia nel girone d’esordio in Germania. La squadra del grande portiere Tomaszewski, dell’eccellente centrocampista offensivo Deyna e del capocannoniere del torneo Grzegorz Lato potrebbe essere considerata la favorita. Perlomeno questo era forse anche l’opinione di Franz Beckenbauer il quale, anni dopo, sembrerebbe avere affermato che: “Se questa partita fosse stata giocata in condizioni atmosferiche normali, non avremmo avuto alcuna possibilità. Quella Polonia era veramente forte”. In effetti, quasi tutti i commentatori e gli uomini di calcio sono d’accordo nel ritenere come il nubrifagio su Francoforte, poche ore prima del match, rese il campo molto pesante, svantaggiando notevolmente i polacchi.

Ad ogni modo, anche se il terreno di gioco era al limite della praticabilità, l’arbitro (l’austriaco Erich Linemayr) decise di disputare comunque l’incontro. Incontro che per i tedeschi passò alla storia come “Die Wasserschlacht von Frankfurt” (la battaglia sull’acqua di Francoforte).

Nel primo tempo il taccuino registra un paio di occasioni della Polonia grazie alle iniziative di Gadocha e di Deyna. All’inizio della ripresa è ancora Gadocha a rendersi pericoloso, costringendo Sepp Maier alla deviazione sul fondo. Ma, al quinto minuto della ripresa, c’è un fallo di Zmuda su Hölzenbein. L’arbitro assegna il rigore ai tedeschi. Sul dischetto va Hoeness che lo tira alla destra del portiere, ma Tomaszewski riesce a parare. Nella dozzina di minuti successivi, i polacchi si rendono ancora pericolosi, soprattutto con Deyna. Ma al 75′ la Germania passa in vantaggio. L’azione, innescata da Beckenbauer sul lato sinistro di centrocampo, costruita da Hölzenbein, continuata da Bonhof in area polacca, è conclusa da Müller, a cui giunge la palla nei pressi del dischetto e che batte una specie di rigore in movimento. Nel prosieguo della partita c’è ancora un ultimo rischio per i tedeschi, ad una decina di minuti dal termine: un tiro del subentrato Kmiecik sventato da Maier. Poi, più niente fino al triplice fischio finale.

Alla fine di quel tre luglio i verdetti dicono dunque che la finale del Campionato del Mondo sarà tra Germania Ovest e Olanda e la finalina del terzo posto tra Brasile e Polonia.

Qui trovi la prima parte

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Classe 1963, genovese e genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro sulla storia del calcio intitolato “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; di una ricerca storica dal titolo “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; della seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020. Infine, coautore, con Emmanuel Bonato, del libro di didattica della lingua italiana, “Imbarco Immediato”, Fanalex Publishing, Ginevra, 2021. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

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