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La Penna degli Altri

Il fotografo tifoso che entrava in campo e distraeva i portieri

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IL GIORNALE DI VICENZA (Alessandro Lancellotti) – Gli anni ’70 per il Lanerossi Vicenza e per la nostra città sono stati anni d’oro di passione sportiva e del secondo posto della nostra amata squadra in serie A alle spalle della Juventus nella stagione 1977-78. E del primato di Paolo Rossi come capocannoniere con 24 reti, che con le sue gesta e quelle dei suoi compagni fece amare sempre di più la squadra in città in provincia e in tutta Italia riempiendo lo stadio Menti. Come direbbe l’antropologo Desmond Morris “il gioco del pallone trasforma l’arena”, e l’arena s’era trasformata nel covo della passione dei sostenitori biancorossi.

A Vicenza c’è una persona che ha vissuto da vicino queste fantastiche storie calcistiche. Dalla serie A passando per la B e per finire alla C. Quando in città c’erano allenatori come Gibì Fabbri, Renzo Ulivieri, Bruno Giorgi e giocatori (per citarne qualcuno) come Scaini, Bigon, Rondon e Savino e un giovane Roberto Baggio.

Stiamo parlando di Gennaro Borracino, dal 1973 al 1986 fotoreporter ufficiale del Giornale di Vicenza che non si perse una partita casalinga della squadra. Siamo stati a intervistarlo presso il suo studio in quello che fu battezzato negli anni del boom villaggio della produttività, dove custodisce tutti i negativi delle foto da lui scattate.

Tutto cominciò in una giornata di novembre del 1973: era il 28 novembre e si disputava Lanerossi-Milan; per la cronaca la partita ter minò 1-1, le reti furono firmate da Longoni per i locali e Sabadini pareggiò. «Quella fu la mia prima partita – afferma Gennaro Borracino – fui convinto dai colleghi Libondi e Vitetta della pagina sportiva del Giornale a scattare le foto del match: ero molto emozionato e non m’intendevo di calcio». «Nella partita dopo in casa contro la Roma, partita che vide la vittoria dei giallorossi grazie alla rete di Capellini -prosegue il fotoreporter – fotografai la palla finita in rete senza però fotografare chi l’aveva insaccata. I colleghi, giustamente esigenti, mi fecero notare che non si vedeva l’autore del gol. Da quella volta mi misi a studiare le formazioni in campo sugli almanacchi non potevo permettermi di sbagliare». Da allora, e ogni domenica, Borracino comincia ad andare allo stadio seguendo il Lanerossi in casa e a volte anche in trasferta. «Cominciai anche ad azzardare l’attraversamento del campo nel momento del rigore – narra l’esperto fotoreporter – una volta l’arbitro mi fermò e io gli risposi che non avrei potuto perdere l’inquadratura del gol».

All’epoca ne capitavano di tutti i colori. E un fotografo rischiava addirittura di distrarre il portiere. “Quando stavo in campo – continua Borracino – il pubblico addirittura mi acclamava perché sapeva che il giorno dopo avrei regalato loro delle in quadrature privilegiate sul giornale. Correvo spesso da una porta all’altra, per arrivare in tempo e, come già detto, spesso mi capitava di attraversare il campo prendendo i rimproveri dell’arbitro». «Ricordo una volta: c’era un rigore a nostro favore – racconta – il tifo dietro la porta mi acclamava talmente forte che riuscii a distrarre il portiere, la palla centrò la rete, che gioia». «Pensate che i tifosi dagli spalti gridavano in coro il mio nome: “Borracino” sbattendo i piedi per terra e io li salutavo». E poi il giovane Paolo Rossi. «Lo seguivo fin dall’inizio in tutti i suoi spostamenti – racconta Borracino – e con il sistema delle “telefoto” inviavo le sue immagini ai telegiornali nazionali. Fu un successo». Tante le persone che Gennaro Borracino ha conosciuto nella sua carriera: dai presidenti Giuseppe Farina a Maraschin a Dalle Carbonare, gli allenatori Gian Battista Fabbri, Bruno Giorgi, Giulio Savoini, Renzo Ulivieri, Francesco Guidolin, il massaggiatore Vasco Casetto e il dottor Franco Binda medico della squadra.

Articolo apparso su “Il Giornale di Vicenza” del 7 dicembre 2018

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