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Le Interviste degli Eroi

ESCLUSIVO – Intervista a Eusebio Acasuzo: “La maglia di Zoff? Una seconda pelle…”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Michelangelo Deodato) –

Avete mai sentito parlare della leggenda di Acasuzo e della maglia di Zoff?

Eusebio Acasuzo detto “El Chevo” è stato un portiere della nazionale del Perù. Nel 1982 era il secondo portiere ma ha scambiato la sua maglia con il nostro capitano azzurro come fanno (o facevano) solitamente i giocatori al termine di ogni partita. La leggenda però narra anche che Acasuzo ha utilizzato la maglia nel proseguimento della sua carriera vincendo il campionato peruviano, il titolo boliviano e difendendo la porta del Perù. Con la maglia del numero uno friulano.

Si tratta solo di una leggenda o è una storia vera?

Per saperlo basta chiederlo al protagonista di questa leggenda romantica. E noi glielo abbiamo chiesto.

Ciao Eusebio, è un piacere parlare con te, grazie per la tua disponibilità. Ci racconti la storia della maglia di Dino Zoff?

Ciao Michelangelo, sono io a ringraziarti per il tuo interesse. Il 18 giugno 1982 si giocava a Vigo la sfida del Mondiale tra Italia e Perù. L’Italia naturalmente era favorita ma dopo il vantaggio di Bruno Conti riuscimmo a pareggiare. Io ero in panchina mentre il portiere titolare era Quiroga. Nella partita precedente avevamo pareggiato con il Camerun, 0-0. In quell’occasione avevo scambiato la maglia con il portiere Thomas N’Kono. Così, anche dopo la sfida con gli Azzurri volevo riuscire a scambiare la maglia con un giocatore italiano.

Hai scambiato la maglia con Zoff in campo al termine della partita?

No, le cose andarono diversamente. Al Mondiale di Spagna la “guardia civil” spagnola era sempre all’erta per possibili attentati dell’Eta e terminata la partita, soprattutto in quell’occasione, molti poliziotti scortarono gli Azzurri fino all’ingresso degli spogliatoi. Non riusciva a passare o ad avvicinarsi nessuno. Decisi di provare ugualmente e, vestito ancora con la maglia da portiere del Perù, mi avvicinai alla porta dello spogliatoio e bussai. Un dirigente della Nazionale italiana aprì la porta e vicino a lui c’era Dino Zoff. Non potevo credere ai miei occhi, Zoff era un idolo per me da anni. Gli feci un cenno indicando la mia e la sua maglia per fargli capire di volerle scambiare. Zoff capì subito e con una cordialità estrema si tolse la maglia e prese la mia. Mi abbracciò e ci salutammo. Fu un gran bel gesto il suo.

E ora arriviamo alla particolarità della storia: molti giocatori si scambiano la maglia ma tu, oltre a scambiarla, hai deciso di usarla e non per una sola partita in particolare ma per intere stagioni. È vero?

Verissimo. Perdemmo la partita successiva contro la Polonia. Una volta eliminati dal Mondiale tornai alla mia squadra di club, l’Universitario di Lima e ripresi il campionato che in Perù si giocava da marzo a dicembre. Indossai sempre la maglia di Zoff e terminai la stagione vincendo il titolo peruviano.

Hai usato la maglia soltanto nel campionato peruviano?

No, anche in Nazionale. Infatti diventai il titolare della Nazionale peruviana e decisi di continuare a usare la maglia di Zoff. Giocai la Copa America del 1983 arrivando al terzo posto quando perdemmo in semifinale con l’Uruguay. Poi la indossai per le qualificazioni mondiali di Messico 86 e con quella maglia vinsi anche il campionato boliviano del 1985-86 con il Bolivar.

Nessuno si accorse che stavi usando un’altra maglia rispetto alla maglia ufficiale?

In quei tempi era tutto diverso, non esisteva l’obbligo di utilizzare una maglia da portiere, non vi era un vincolo di sponsor come oggi. Era tutto diverso. Avevamo una divisa ufficiale ma se usavamo un’altra maglia non succedeva nulla soprattutto se questa non portava il logo come nel caso della maglia di Zoff. Lo sponsor tecnico dell’Italia era Le Coq Sportif ma sulla maglia c’era soltanto il logo della federazione italiana. Dal 1975 fino al 1982 ho cambiato circa una ventina di maglie per stagione, le ho usate praticamente di tutti i colori e i tifosi conoscevano questa mia particolarità. Naturalmente quando giocavo nella “U” di Lima (Universitario) giocavo con la maglia mantenendo il logo dell’Italia mentre quando giocavo in Nazionale coprivo il logo dell’Italia con il logo del Perù. Ma era sempre la stessa maglia, la maglia di Dino Zoff. Ad un certo punto i miei tifosi iniziarono a chiedermi: “Perché giochi sempre con la maglia “plomo”?” In Perù con la parola “plomo” si indica il colore tipo piombo, grigio piombo.

Quindi hai cambiato le tue abitudini perché volevi indossare sempre la maglia di Zoff?

Esatto. Fino al 1982 mi piaceva cambiarla continuamente. Ma dopo aver conosciuto Zoff, ho messo la sua maglia tutte le volte che ho potuto. Ho usato anche quella di Thomas N’Kono in qualche partita, anche quello era un bel ricordo per me. Ma la maglia di Zoff era diventata per me come una seconda pelle.

Questa maglia ti ha probabilmente dato la motivazione di raggiungere quei traguardi che hai raggiunto?

In un certo senso sì. E poi le maglie di quei tempi non sono come quello di adesso, si deterioravano più facilmente. Eppure l’ho usata fino a quando non era proprio più possibile indossarla.

Contro chi avete giocato le qualificazioni dei Mondiali di Messico 86?

Nel primo turno avevamo un girone a quattro squadre dove la prima si qualificava direttamente ai Mondiali. In un girone con Argentina, Colombia e Venezuela abbiamo guidato la classifica fino a pochi minuti dal termine della fase di qualificazione. Avevamo infatti battuto l’Argentina di Maradona in casa, 1-0. L’ultima partita si giocava in Argentina ed eravamo in vantaggio 2-1. L’argentino Gareca riuscì a segnare il gol del pareggio dopo un tentativo di Passarella che avevo deviato sul palo. Con quel gol l’Argentina riuscì a qualificarsi direttamente ai Mondiali a pochi minuti dal termine della partita. Noi invece fummo costretti a giocare i playoff e perdemmo contro il Cile.

E tu hai sempre usato la maglia di Dino Zoff nelle qualificazioni?

Sì, nelle prime 6 partite della prima fase dove perdemmo soltanto una partita in Colombia e dove riuscimmo quasi a qualificarci a discapito dei prossimi campioni del mondo. Nello spareggio perso contro il Cile usai invece un’altra maglia. Pensa che incontrai Maradona in tre partite: in un’amichevole del 1981 tra Universitario e Boca Juniors e nelle due partite raccontate ora. Diego Maradona disse: “ho segnato a tutti i portieri delle qualificazioni ma contro Acasuzo non sono riuscito a fare gol”.

Hai forse qualche altro aneddoto sui Mondiali del 1982 o qualche altro ricordo particolare?

Per me il ricordo più grande, il più bello in assoluto e quello che più mi torna in mente è il momento dell’incontro con Zoff che ti ho raccontato. Dino Zoff aveva già 40 anni quando partecipò al Mondiale ed era molto conosciuto, uno dei più bravi e forse il più bravo portiere in assoluto. Aveva già vinto gli Europei del 1968 e aveva giocato ai Mondiali del 1974 e del 1978 dove arrivò quarto. Quando quel dirigente aprì la porta dello spogliatoio e io improvvisamente vidi di fronte a me Dino Zoff era come la realizzazione di un sogno per me. Una bellissima sorpresa inaspettata. E la sua gentilezza e disponibilità sono state uniche e indimenticabili. Incontrandolo da vicino e vedendo come ha reagito alla mia richiesta è stata per me una conferma di quello che avevo sempre visto e letto su di lui. E poi sono stato felice di vedere che fosse proprio lui a vincere il Mondiale, ad alzare la coppa. Dino Zoff non era soltanto molto conosciuto ed apprezzato ma era praticamente la guida, il punto di riferimento della Nazionale italiana, di tutti i giocatori e dirigenti. Naturalmente i Mondiali mi ricordano anche la grande prestazione di Paolo Rossi con i suoi gol da goleador “rapidito” e il grande gioco di Bruno Conti, era bellissimo vederlo giocare.

Tra le tue foto ho visto che hai giocato contro tantissimi giocatori di grande livello. Hai mai disputato una partita internazionale tipo “Resto del mondo”?

Sì, ho disputato una partita amichevole tra le “Leyendas de America” e il “Resto del Mondo” nel 1989 a New York. Si trattava di una partita con squadre composte da ex giocatori di grande livello. Non appena possibile ti manderò anche le foto di quella partita.

Eusebio, sei mai stato in Italia?

Sì, più volte, anche in occasione della preparazione dei Mondiali del 1982 quando abbiamo fatto una tournée in Europa. Vincemmo tante partite e per questo motivo eravamo indicati come una possibile sorpresa del Mondiale. Ricordo di aver giocato delle amichevoli contro la Fiorentina e l’Inter. Qualche anno fa sono stato al Lago di Garda per un corso per portieri organizzato in collaborazione con il Verona. Sono stati giorni fantastici con tanti giovani giocatori italiani, una bellissima esperienza. Spero di tornare presto in Italia. Vorrei infatti visitare di nuovo Milano e vedere una partita del Milan. Ho ancora un gagliardetto del Milan appeso qui in casa e ci sono molto affezionato, mi considero un tifoso del Milan.

Conosci Gianluca Lapadula, il giocatore italiano-peruviano che gioca ora nella Nazionale peruviana?

Certo, Lapadula mi piace molto e piace praticamente a tutti i peruviani. Ha avuto la forza e la capacità di riuscire ad ambientarsi subito nell’ambiente della Nazionale peruviana e ad apportare un valore aggiunto alla squadra grazie alla sua forza di volontà, alla sua voglia di lottare fino all’ultimo minuto, alla sua bravura e alla sua grandissima generosità. Vedi, gli attaccanti vogliono far gol ma spesso una squadra trova un valore aggiunto quando trova un giocatore volenteroso e capace di fare assist decisivi, creati attraverso la sua generosità, la voglia di far segnare un compagno.

Il Perù è ancora in corsa per un posto ai Mondiali del 2022. Quali sono i tuoi pronostici?

Sì, il Perù è tra le squadre che hanno una possibilità di qualificazione ma la strada è ancora lunga e difficile. Venerdì (28 gennaio) il Perù gioca in Colombia e poi ospita l’Ecuador che ha un buon vantaggio sulle altre ma non va dimenticato che in questo turno l’Ecuador ospita il Brasile. Sono fiducioso e sono convinto che Lapadula può continuare a dare il suo importante contributo. Spero soltanto che riesca a risolvere i suoi problemi col Benevento così da continuare a giocare e a dare il suo supporto anche al Perù. Lapadula in Perù è “muy querido”.

Nemmeno l’Italia è ancora qualificata. La qualificazione passerà per le sfide con la Macedonia del Nord e con il Portogallo o la Turchia in trasferta. Pensi che l’Italia si qualificherà? E chi saranno le favorite ai Mondiali?

Spero che l’Italia possa qualificarsi per i Mondiali. Battendo la Macedonia del Nord l’Italia incontrerebbe poi una squadra forte. Tra il Portogallo e la Turchia sarebbe preferibile per l’Italia giocare contro la Turchia. In ogni caso non è mai facile per nessuna squadra. Ad esempio tra le favorite alla vittoria dei Mondiali naturalmente dobbiamo inserire il Brasile, l’Argentina, la Spagna, l’Italia e la Francia mentre la Germania sembra indebolita rispetto al recente passato. Ma non dobbiamo dimenticarci che nel calcio ci sono sempre tante sorprese. Soprattutto nel calcio moderno la statistica non conta ai fini del pronostico su un possibile vincitore. “El fútbol se tiene que jugar”, il calcio va giocato. Ora anche lo Sheriff per esempio può andare a Madrid e battere il Real Madrid.

E cosa pensi di Buffon? Anche lui è stato un grande portiere.

Zoff e Buffon sono entrambi leggende del calcio, due grandi portieri italiani e mondiali. Buffon ha vinto il Mondiale del 2006 e ha giocato per tanti anni a grandissimi livelli. E anche Zoff, lui ha vinto gli Europei del 1968, è stato un punto di riferimento per anni e, all’età di 40 anni, ha ancora avuto la forza di vincere i Mondiali. Ma non semplicemente di vincerli bensì di guidare la sua squadra in campo e fuori dal campo, da portiere, da capitano, da punto di riferimento e contro squadre composte da alcuni dei migliori giocatori della storia del calcio. Il calcio italiano ha sempre offerto i migliori portieri del mondo. Mi vengono in mente Buffon, Toldo, Pagliuca, Tacconi e tantissimi altri. E tutti sempre molto alti. Alla fine se ci pensiamo bene la cosa incredibile è che proprio Zoff sia il più basso di statura di tutti questi giganti nonostante nella nostra memoria abbia ancora l’immagine di un gigante. Per me Zoff è stato unico. Come campione e come uomo, era lui a gestire un gruppo di grandi campioni.

Grazie Eusebio per questa bellissima intervista. Credo che nei prossimi giorni vedrò su Youtube alcune tue grandi partite partendo dalla doppia sfida con Maradona nel 1985. Forse anche Zoff leggerà questa intervista. Vuoi mandargli un messaggio visto che la sua maglia ha avuto un significato incredibile per te e per la tua carriera?

Certo, volentieri mando un messaggio a Dino Zoff, non posso proprio perdere questa occasione. Voglio dirgli: caro Dino, quando ci siamo scambiati la maglia non ho avuto la possibilità di parlare molto con te. Mi piacerebbe un giorno venire in Italia e rivederti di persona, conoscerti e scambiare una chiacchierata con te. Per me sarebbe un altro grande sogno realizzato e un onore.

Emozioni pure. Conoscevo la storia di Acasuzo e della maglia di Zoff grazie ad un amico peruviano appassionato di calcio, Julio Rondon Ponce de Leon. Lui mi ha fatto conoscere Eusebio Acasuzo. Così ho deciso di intervistarlo. L’ho contattato per chiedere la sua disponibilità e dopo un minuto eravamo già al telefono per questa lunga e bella intervista.

A proposito… caro Dino, anch’io ho un messaggio per te: se ritrovi la vecchia maglia che ti ha dato Acasuzo, potresti rimandargliela per favore? Se legge “mittente: Dino Zoff” sono sicuro che torna a giocare e lo convocano per i Mondiali 2022.

Come concludere? Alcune parole che ho sentito e scritto durante l’intervista in spagnolo ho dovuto poi cercarle nel dizionario. Mi ha colpito la parola “plomo”, piombo, il colore piombo grigio della maglia di Dino.

Doveva essere veramente di piombo per durare così tanti anni fino a vincere due titoli nazionali (peruviano e boliviano) e a sfiorare l’eliminazione dell’Argentina dai Mondiali del 1986 (poi vinti dagli argentini).

Ma soprattutto, questa parola sembra descrivere la forza di due grandi portieri, due uomini forti come il piombo: Eusebio Acasuzo e Dino Zoff.

“Il piombo è l’elemento chimico di numero atomico 82” (Wikipedia).

Un 1982 atomico.

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Il calcio è cultura, è conoscenza delle lingue, passione e interesse per gli altri paesi e continenti, per la storia, per la geografia, per le altre persone. È apertura mentale, comunicazione, tolleranza ed è la porta per il mondo. Con un pallone parli al futuro perché un bambino sarà sempre pronto a giocare con te. Sono un appassionato di calcio e quando scrivo di calcio dimentico che avrei dovuto scrivere la mia presentazione. Forse è questa.

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