Il grande Milan di Sacchi, Galliani e Berlusconi
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Il grande Milan di Sacchi, Galliani e Berlusconi

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Milan Silvio Berlusconi

Il grande Milan di Sacchi, Galliani e Berlusconi

Vorrei iniziare a scrivere del grande Milan di Silvio Berlusconi con una citazione di un, talentuoso e famoso, cantautore americano, Bob Dylan: “Abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo”. 

Da una citazione famosa all’altra, il passo è breve: “Il poeta è colui che con le parole incanta l’animo e fa battere il proprio cuore e quello altrui”. È un richiamo gentile di Roberto Benigni, il grande attore comico e regista toscano, vincitore di tre premi Oscar con La vita è bella. 

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace d’imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario”. 

“Condivido, assolutamente, ogni singola parola, virgola e punto del poeta statunitense. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa. Vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita. Falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.” Non è farina del mio sacco – purtroppo – ma è un periodo introspettivo, estrapolato dal libro Walden, ovvero Vita nei boschi, di Henry David Thoreau, filosofo, scrittore e poeta statunitense.

Il bosco è una metafora di un luogo intellettivo tenuto, gelosamente, nascosto nell’animo di ogni uomo. Un posto magico, misterioso e metafisico, nel quale rifugiarsi per ricaricare le batterie dalla vita frenetica di tutti i giorni. Un luogo in grado di mettere in discussione tutte le flebili certezze umane che – come un’armatura antica indossata da un cavaliere errante – sorreggono l’architettura di questo nostro, misero, corpo mortale.

Chi è il sommo poeta tra i poeti? le origini del Grande Milan

 Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e rasoterra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici”. 

Sembra un pensiero banale, per la sua disarmante naturalezza, ma non lo è affatto perché applicarlo, sistematicamente, alla vita di tutti i giorni non è così semplice.

Il sommo poeta per eccellenza è stato colui che ha dato origine a tutto, così come, oggi, lo vediamo con i nostri occhi: “In principio Dio creò il cielo e la terra, la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”. 

Poi, Dio creò Marco Van Basten a sua immagine; a immagine di Dio lo creò e fu cosa buona e giusta. Come nel viaggio di Thoreau nei boschi, ammirare le prodezze sportive dell’olandese al Meazza significava vivere profondamente e succhiare tutto il midollo della vita; mettere la vita stessa in un angolo riducendola ai suoi termini più semplici, il giuoco del calcio. 

[Riferito a Marco Van Basten. Cit. Carmelo Bene]: “Il lutto in me per il suo precoce ritiro non si estingue ancora e mai si estinguerà”. 

Silvio rimembri ancora quel tempo della tua vita rossonera mortale quando la beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi. E tu, lieto e pensoso, il limitare di gioventù salivi?

“Ahimè, nulla dura per sempre!”. Mi sembrò sentirti dire, sottovoce, in una sera calda di Giugno quando le cicale cantavano, a festa, nella tua villa di Arcore. E tu ti ritrovasti nel futuro, solo e pensieroso, catapultato in una selva oscura ché la diritta via era smarrita. 

Silvio Berlusconi e la sacralità del Milan

Come sono lontani quei tempi durante i quali il Cigno di Utrecht illuminava, in Italia e nel mondo, la via del cammino rossonero?

E fu subito sera. Quel dolce e nostalgico ricordo ti fece sentire vecchio come quando scende, inattesa, la neve in autunno.

Tutte le cose di cui mi occupo sono profane; ma il Milan è sacro (Silvio Berlusconi, 1988)”. 

All’epoca per i milanisti non contava solo vincere, soprattutto convincere attraverso il giuoco del bel calcio. Lo ripeteva fiero in petto, convinto, un giovane allenatore della Setta dei poeti rossoneri estinti, Arrigo Sacchi da Fusignano. Quell’uomo fece di undici ragazzi “apparentemente normali” una grande orchestra composta da 8 strumentisti italiani (Galli, Tassotti, Maldini, Baresi, Costacurta, Donadoni, Ancelotti, Colombo) – archi, violini, viole, violoncelli, contrabbassi, ottoni e percussioni – e da tre rigogliosi tulipani olandesi, Gullit, Van Basten e Rijkaard. Era il Milan, stellare, di Arrigo da Fusignano; quello della difesa granitica, della zona e del fuorigioco, del pressing a tutto campo e dello spettacolo come unica ragione di vita. Vincere, convincendo. Tutto il resto è noia!  

Aggredivamo, e costruivamo. In un Paese dove in qualunque campo si tende a vivacchiare, noi eravamo l’eccezione (Arrigo Sacchi)”.

Furono tempi, meravigliosi, prosperi di virtù e onorificenze per il Milan di Berlusconi e i suoi fedeli sudditi: 1 Campionato italiano (1987-1988), 1 Supercoppa Italiana (1998), 2 Coppe Campioni (1988-1989, 1989-1990), 2 Supercoppa Uefa (1989, 1990) e 2 Coppe Intercontinentali (1989, 1990). L’Italia tutta – per la cronaca il mondo intero –  ascoltava, attonita, con le orecchie tese al cielo: “che lassa pur ch’el mond el disa, ma Milan l’è on gran Milan!”.

Oggi quel Milan “glorioso” costituito da uomini valorosi, purtroppo, non esiste più per una serie di motivi sportivi, politici, economici e sociali. E’ un dato di fatto oggettivo. Il tempo passa per tutti, purtroppo.  

La fame del patron rossonero

La società rossonera, sfortunatamente, non è più nelle mani di Silvio Berlusconi, l’uomo della provvidenza. L’uomo del sacro e del profano. 

Sir Silvio da Arcore ha avuto fame, tanta fame. Per questo motivo anch’egli può essere considerato, a tutti gli effetti, un membro onorario e valoroso della Setta dei poeti rossoneri estinti.

“Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa…..”.  

Il Cavaliere di Arcore non ha avuto mai l’ambizione di vivere in modo spartano, come Henry David Thoreau. Sir Silvio, però, ha vissuto, certamente, da gagliardo e vero milanista. 

Lode a te “O Silvio” detto il gagliardo.

Lode a te Arrigo da Fusignano, Maestro e Ministro della Setta dei rossoneri Estinti. 

Noi ci dovremmo divertire per una proprietà transitiva, ovvero per come facciamo divertire e distrarre dai propri problemi le 70/80mila persone che ci vengono a vedere tutte le domeniche, ed i milioni che ci seguono da casa: quando tu darai a loro il massimo del tuo impegno e le emozioni, loro ti saranno grati per sempre”. 

Lode a te Galliani da Monza, Ministro della Setta dei rossoneri Estinti.

E adesso? Cosa mi resta ti domandi, milanista, tendendo l’orecchio all’universo?

I ricordi e le emozioni della sfida tra Real Madrid e Milan

Tifoso rossonero, di rado, tendi il tuo orecchio al bosco e, soprattutto, abbi cura dei tuoi ricordi perché non puoi viverli di nuovo……

5/04/1989 Real Madrid-Milan 1-1 (telecronaca di Bruno Puzzul)

“Cerca di farsi vedere Virdis, che porta via .., al centro aria parte il traversone…Van Basten, stupendo…palla, goal….e c’è, c’è il gol stupendo, il goal di Van Basten che è andato a esultare presso la curva dove sono sistemati i giocatori del Milan (?)…..esultanza critica da parte di Sacchi, vedete come traspare l’emozione e vedete ancora il colpo di testa da parte di Van Basten, palla che carambola sulla schiena di Buyo e va dentro, 1-1 al 33′ della ripresa. Milan che raggiunge il più che meritato pareggio. Ancora a volo d’angelo, Marco Van Basten, palla sulla traversa e sulla schiena di Buyo… va al recupero il portiere e ci mancava altro che non fosse concesso questo goal.”

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