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Arte & Football di Danilo Comino

Arte e origini del football nell’Inghilterra dell’Ottocento. Parte II: Uno sport da gentlemen William Barnes Wollen, Football, 1879

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Danilo Comino) – In questo secondo post su arte e origini del football in Inghilterra mi occupo di un altro quadro che s’intitola Football, quello del 1879 di William Barnes Wollen (Lipsia, 1857 – Londra, 1936). Anche quest’opera, come quella di Webster analizzata nell’articolo precedente, fu esposta con successo alla Royal Academy of Arts di Londra, l’istituzione artistica più importante del Regno Unito dell’epoca. Sì, non c’è alcun errore, Football di Wollen raffigura proprio una partita di rugby e, come se non bastasse, fa parte del percorso di visita del tempio inglese di questo sport: lo stadio di Twickenham di Londra. E allora per quale motivo me ne occupo qui? Perché, a mio parere, rende evidenti le difficoltà che ebbe all’inizio la Football Association, nata nel 1863 per dare un unico regolamento al football. Inoltre, il dipinto di Wollen ci obbliga a porci almeno due domande: in primo luogo, perché, se raffigura una partita di rugby, s’intitola Football? E poi: qual era la prima cosa cui pensavano gli appassionati di sport nella Londra del 1879 quando si parlava di football? Per rispondere a tali quesiti bisogna riassumere brevemente i cambiamenti che interessarono il football nei quarant’anni che separano il quadro di Webster del 1839 da quello di Wollen del 1879.

William Barnes Wollen, Football, 1879. Londra, Twickenham Stadium

Fino all’inizio dell’Ottocento il football era considerato un passatempo plebeo come abbiamo visto nel post precedente, ma nella prima metà del secolo XIX le cose mutarono in modo sorprendente. Infatti, mentre da un lato il football divenne sempre più raro presso il popolo, dall’altro acquisì un’inedita funzione educativa per le classi medio/alte. In questo cambiamento svolse un ruolo determinante la così detta Muscular Christianity, una concezione religiosa che riconosceva agli sport – specialmente a quelli di squadra – un valore formativo pari a quello dello studio tradizionale. Secondo questa corrente di pensiero, l’attività atletica creava bellezza fisica e morale; dal duro allenamento sarebbe derivato il perfetto cristiano, capace di dominare i propri istinti, di proteggere i più deboli, di lottare per giuste cause, ma anche di essere utile al paese con la forza del suo corpo e della sua mente. Era quindi ben presente una componente patriottica. Questa filosofia attecchì presso tutte le public school inglesi – le scuole a pagamento in cui si formavano i rampolli delle famiglie benestanti – che iniziarono a promuovere il football perché, oltre a forgiare fisici forti e possenti, educava alla disciplina, al coraggio, al sacrificio, al rispetto delle regole e delle gerarchie, alla collaborazione con i compagni per raggiungere obiettivi condivisi. Queste erano le qualità che doveva avere chi usciva dalle public school, dove si formavano i futuri vertici politici, economici e militari dell’impero britannico, che all’epoca era la più grande potenza mondiale: il football era considerato un utile mezzo per ottenerle. Ciascuna public school elaborò un suo tipo di football che, a parte i calci negli stinchi (l’hacking) condivideva ben poco con quello delle altre. Cambiavano, infatti, le dimensioni del campo di gioco e delle porte, la forma e la grandezza del pallone, il modo di fare punti, la regola del fuorigioco, la quantità di giocate di mano consentite, il livello di violenza tollerato. Il football più originale era quello della public school di Rugby perché permetteva di correre col pallone in mano – ma solo se si afferrava dopo un rimbalzo – e prevedeva che, per segnare, si calciasse la palla sopra la traversa a qualsiasi altezza.

Terminati gli anni della public school, i ragazzi andavano all’università e non abbandonavano il football; ma la novità assoluta della prima metà dell’Ottocento fu che continuarono a giocare anche una volta conclusi gli studi accademici. Questi giovani benestanti avrebbero svolto sicuramente un lavoro ben remunerato, ma sedentario: i principi della Muscular Christianity non potevano certo essere dimenticati in età adulta! Grazie alle public school il football, un tempo considerato plebeo, era diventato per la prima volta nella sua storia un passatempo per gentlemen. Fu così che, dalla fine degli anni Cinquanta, sorsero i primi club di football. Con quali regole giocavano? Ogni club aveva le sue norme, che potevano essere quelle di una public school o un mix di regole di più scuole, il tutto arricchito da modifiche suggerite dall’esperienza. Va notato che, tra i regolamenti delle public school, quello di Rugby era il più seguito. Dare al football norme di gioco condivise era ormai diventato necessario; fu per raggiungere tale obiettivo che, il 26 ottobre 1863, i rappresentanti di vari club della capitale si riunirono alla Freemason’s Tavern di Londra e fondarono la Football Association, il più antico organo direttivo del football.

Stampa ottocentesca della Freemason’s Tavern di Londra. Manchester, National Football Museum

Dopo settimane di discussioni, l’8 dicembre 1863, il presidente e il segretario della Football Association riuscirono – con metodi poco limpidi – a far approvare tredici regole che proibivano due caratteristiche del football di Rugby dell’epoca: correre con il pallone in mano e l’hacking, ossia i calci negli stinchi. Ciò provocò l’abbandono della neonata federazione da parte dei club fedeli a Rugby. Anche altri club lasciarono la Football Association negli anni seguenti giacché il nuovo regolamento pareva ai più un compromesso mal riuscito. Il 12 febbraio 1867 la Football Association era in una crisi così profonda che, con solo dieci club membri, fu sul punto di sciogliersi dopo nemmeno quattro anni di vita. Fortunatamente negli anni seguenti riuscì a risollevarsi grazie a importanti modifiche al regolamento e, in particolare, alla creazione, nel 1871, del primo torneo nazionale di football della storia: la FA Cup. Proprio nel 1871, il 26 gennaio, fu fondata a Londra la Rugby Football Union, il primo organo direttivo del rugby: curiosamente, le regole approvate in quell’occasione proibivano l’hacking, che nel 1863 causò la rottura tra Football Association e club fedeli a Rugby. Fu dopo il 1871 che i due tipi di football iniziarono a differenziarsi sempre più fino a dar vita a due sport diversi come il calcio e rugby odierni. Nel 1879 non erano però così incompatibili come lo sono oggi; anzi, all’epoca non era raro che un club, pur di giocare, passasse da un regolamento all’altro: ad esempio, il Clapham Rovers FC nel 1871 fu tra i fondatori della Rugby Football Union e partecipò alla prima edizione della FA Cup, torneo che vinse nel 1880! Per un britannico della seconda metà dell’Ottocento il football era ancora un unico sport giocato con due codici diversi, quello della Football Association e quello della Rugby Football Union: per questo motivo nel 1879 appariva del tutto normale che un quadro sul rugby s’intitolasse Football.

Nonostante il successo della FA Cup, per tutti gli anni Settanta il football più popolare rimase quello di Rugby. Ciò era dovuto in parte a una ragione di carattere educativo: una commissione istituita dal governo del Regno Unito nel 1864 per valutare la qualità dell’insegnamento nelle principali public school, concluse che quella di Rugby era la migliore in efficienza e reputazione nonché una fonte d’influenza per tutto il paese. Tale elogio diede indirettamente grande prestigio al football di Rugby, che era parte importante dell’attività educativa della scuola. La seconda ragione che può spiegare il successo del football di Rugby è invece il libro pubblicato nel 1857 da Thomas Hughes, Tom Brown’s Schooldays, un romanzo di formazione ambientato nella scuola di Rugby che, oltre a divulgare i principi della Muscular Christianity, presentava le più entusiasmanti descrizioni del football mai lette fino allora. Il libro ebbe un successo enorme – fu riedito 50 volte nel secolo XIX! – e rese il football di Rugby un esempio da seguire per tutti i ragazzi di famiglia benestante. Pertanto, quando il nostro quadro vide la luce, il football per eccellenza era quello di Rugby.

E. Harwood, Football at Rugby School, 1859. Rugby, Rugby School

Fino al termine degli anni Settanta dell’Ottocento il football – tanto quello della Football Association come quello della Rugby Football Union – rimase un gioco da gentlemen influenzato dall’esclusivismo – o meglio, dal classismo – delle public school; solo dalla fine della decade apparvero i primi giocatori operai, ma di questo mi occuperò nel post successivo. Qui mi limito a dire che i gentlemen non vedevano di buon occhio che quello che consideravano il loro gioco iniziasse a diffondersi tra le classi lavoratrici.

Venendo al quadro Football di Wollen, è stato ipotizzato che raffiguri la finale della prima Yorkshire Cup giocata a Leeds il 29 dicembre 1877 da Halifax e York, club che avevano effettivamente maglie a strisce orizzontali bianco-blu (il primo) e giallo-nere (il secondo). Sappiamo però che la Yorkshire Cup attirò folle di 8.000 persone già dal primo turno eliminatorio (si noti che per tutti gli anni Settanta le finali di FA Cup non superarono i 5.000 spettatori!), mentre nel dipinto di Wollen vediamo solo poche decine di astanti (e almeno tre cani!). L’atmosfera è qui ben più esclusiva; è un match tra gentiluomini, seguito da pochi intenditori del medesimo rango sociale. Il terreno di gioco, irregolare e fangoso, è stato ricavato da un parco cittadino, ha porte di legno, ma è privo di linee di demarcazione. Non v’è alcuna separazione tra giocatori e pubblico perché, tra gentlemen, non ce n’è bisogno. Gli spettatori non hanno pagato un biglietto d’ingresso perché ciò presupporrebbe un lucro da parte dei due club: secondo la logica aristocratica dello sport del tempo, un autentico gentleman giocava solo per passione, non per soldi.

Football di Wollen del 1879 è la prima opera d’arte sul football moderno e rappresenta una partita di rugby; se davvero il suo autore vi ha raffigurato la su ricordata finale tra Halifax e York del 1877, l’ha trasformata – con una “licenza poetica” che consiste nell’ignorare le decine di migliaia di spettatori presenti a quell’evento – in un gioco per pochi gentlemen, in uno status symbol delle classi agiate.

Storico dell’arte con la passione per il calcio e lo sport. Ha all’attivo diverse pubblicazioni sulla storia dell’arte. Nel suo blog www.artefootball.com si occupa di opere d’arte dedicate al calcio, al rugby e al football americano. È sempre disponibile per giocare a calcetto o a calcio con gli amici.

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