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Libri: “Renato Pieraccioli – Un uomo, un padre, uno sportivo”. Un Derby … una Vita

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Per la rubrica “Libri” abbiamo raggiunto e intervistato Manila Pieraccioli e Sauro Barbagli, autori del libro “Renato Pieraccioli – Un uomo, un padre, uno sportivo”, edito da Aska Edizioni.

E’ il racconto della vita di un uomo, ma soprattutto di uno sportivo, scomparso improvvisamente dopo un derby calcistico.

Nel 1944 dopo la fine di una partita amichevole con la squadra di San Giovanni V.no di lui si perderà ogni traccia a seguito di tafferugli avvenuti, negli spalti e fuori dal campo di gioco, per il risultato della partita. Molte sono state le ipotesi, nessuna è stata confermata. L’unica verità è la scomparsa di un uomo che ha fatto del settore giovanile e del calcio un obiettivo, raggiungendo traguardi di eccellenza per una città di provincia, in epoche in cui ancora non si conosceva bene l’importanza determinante dell’allenamento.

Oggi un estratto del libro in cui si narra proprio del giorno della sua scomparsa.

Si ringrazia la casa editrice Aska Edizioni per l’opportunità.

Il team de GliEroidelCalcio.com

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Un Derby … Una Vita

“Renato anche nei primi mesi del 1944 continua la sua strenua attività di organizzatore per la società montevarchina, di tornei giovanili proprio perché in questo periodo si cercava di non far seppellire sotto le macerie della guerra, lo spirito sportivo delle giovani leve, che purtroppo avrebbero dovuto aspettare la fine del conflitto bellico per poter calcare serenamente uno stadio di calcio. Di fronte ad una tragedia immane, il gioco del calcio doveva essere messo da parte nonostante avesse rappresentato per ben dieci difficilissimi anni l’elemento equilibratore e lo sfogo di popoli che assistevano ad eventi brutali e minacciosi. Aveva assolto molto bene il compito di sport espressione di un’epoca, ed aveva fatto conoscere al mondo i suoi calciatori più celebri, gli abili e veloci italiani che, assieme ai divi del cinema, suscitavano emozioni tanto desiderate.

Nel maggio 1944 venne organizzato un torneo inizialmente denominato “Coppa città di Montevarchi”, ma che poi mutò il suo nome in “Coppa De Santi”, per onorare la scomparsa prematura, in Firenze, del capitano rossoblù avvenuta proprio in quei giorni. Ad esso parteciparono molte squadre giovanili che si raccolsero un po’ da tutta la provincia, provenienti da Dopolavoro, Istituti superiori, Rioni ecc… e le squadre non in possesso di un campo proprio furono autorizzate a disputare le gare o nel campo di Montevarchi o di San Giovanni V.no. L’estate del 1944 fu un’estate particolare per il Valdarno in quanto ci fu il passaggio del fronte, con le truppe angloamericane e la lotta dei partigiani, che si mosse dalla Valdambra, la prima ad essere liberata, e proseguì in avanti, senza arrestarsi, fino a Reggello, e infine riuscì ad arrivare anche a Loro Ciuffenna, che fu l’ultimo territorio valdarnese attraversato dalla Liberazione.

A Montevarchi la liberazione arrivò nel luglio del 1944 e furono momenti di grande tensione non senza uccisioni e rappresaglie da parte dei soldati tedeschi che provocarono la morte di soldati e civili basta pensare ai morti caduti nella battaglia di Ricasoli. La crisi economica portò all’affievolirsi delle attività manifatturiere presenti in città e si dovette provvedere alla ricostruzione della Stazione ferroviaria ed alla linea sotto il viadotto di Caposelvi a causa dei danni della guerra. Questo portò da un lato a promuovere le attività sportive come mezzo di rinascita e distrazione per la popolazione, ma anche a fare i conti con la crisi finanziaria che gravava in tutti i settori.

Si organizzarono così molte partite amichevoli con le squadre dei paesi vicini, ma tutto in condizioni molto ridotte. Nel novembre del 1944 fu appunto organizzata un’amichevole tra Montevarchi e San Giovanni che si disputò al “Brilli Peri” terminata con la vittoria della compagine rossoblù per 1-0. Il risultato fu molto contestato dagli sportivi sangiovannesi in quanto accusavano di partigianeria l’arbitro che aveva condotto la gara in quanto montevarchino. La rivalità tra le due cittadine si era fatta sempre più aspra tanto che si racconta che spesso avvenivano tafferugli all’uscita delle fabbriche tra sostenitori delle due squadre e bastava poco a infervorare gli animi (rivalità che aveva origini molto lontane). Pur essendo molto vicine geograficamente, praticamente confinanti (la distanza tra i due centri storici è di circa 6 km) Montevarchi e S. Giovanni hanno avuto tradizioni, costumi e cultura molto differenti alimentando una rivalità protratta fino ad oggi. Probabilmente lo spartiacque che segnerà in modo deciso questa rivalità si può ricercare nelle vicende che hanno caratterizzato le elezioni politiche del 26 ottobre 1913 tra i candidati Frisoni (che aveva il suo bacino elettorale di riferimento nella Valdambra e a Montevarchi, centro più popoloso della vallata di tradizione agricola e commerciale, la sua recente industria era legata in gran parte alla produzione della campagna) e Luzzatto (che aveva il suo bacino elettorale nel territorio minerario di Cavriglia e nel comune di San Giovanni Valdarno antico capoluogo del vicariato fiorentino e granducale, ora maggiore beneficiario della politica industriale luzzattiana). La campagna elettorale fu particolarmente violenta tanto che dovettero intervenire più volte le truppe dell’esercito e i reali carabinieri di Arezzo. Negli scontri perse la vita anche un cittadino di Montevarchi.

Emblematico un episodio che vede protagoniste alcune montevarchine, di fede frosiniana, che, dopo aver saputo della venuta di Luzzatto a Montevarchi per un comizio, si dichiararono pronte a sacrificare sé stesse e i loro figli, gettandosi davanti alla sua automobile piuttosto che lasciargli libero il passo. Da allora la rivalità tra i due paesi si accentuò sempre più fino ad incanalarsi in ambito sportivo con la nascita delle rispettive squadre di calcio. Per la cronaca, il derby politico fu vinto da Frisoni con 10.794 voti, mentre Luzzatto prese 6.415 voti. Il derby della domenica 10 dicembre 1944 si giocò in un momento in cui i campionati, a causa del conflitto bellico, erano sospesi. Questo portò il 10 dicembre 1944 ad accettare l’invito dei dirigenti sangiovannesi per la partita di ritorno sul loro campo arbitrata dal sig. Cardinali (sangiovannese) in modo da cercare una riconciliazione tra le due tifoserie. Niente faceva presagire quale sarebbe stato il suo epilogo in quanto Pieraccioli, proprio per aver organizzato rappresentative valdarnesi per la F.I.G.C., aveva spesso avuto rapporti di collaborazione anche con la società del San Giovanni. La partita si svolse allo stadio “Alberto Galli” in una giornata piovosa e, dopo circa mezz’ora di gioco, il Montevarchi passò in vantaggio con rete di Semoli o Loretti (a seconda dei ricordi!). Il goal provocò sicuramente la reazione dei tifosi biancazzurri che cominciarono, visto che la loro squadra non riusciva a raggiungere il pareggio, ad accalcarsi lungo la recinzione ed ad accalorarsi sugli spalti.

L’arbitro Cardinali, forse resosi conto della situazione all’esterno del campo di gioco, nel secondo tempo, assegnò un calcio di rigore al San Giovanni, che molti montevarchini giudicarono di dubbia attribuzione e generosa concessione di un arbitro un po’ impaurito. Il caso volle che Mario Babacci, difensore della porta montevarchina, riuscisse a parare la massima punizione. I facinorosi sostenitori sangiovannesi cominciarono quindi, nel giro di pochi minuti, ad abbattere le recinzioni ed invadere il campo sportivo provocando uno scompiglio generale. La polveriera era esplosa!! Le risse cominciarono sulle tremolanti tribune in legno per poi continuare a terra e dentro il tappeto verde. L’arbitro si vide costretto a sospendere l’incontro e ben presto i calciatori e gli allenatori si rifugiarono negli spogliatoi. Pieraccioli entrò anche lui dentro con i propri ragazzi, ma i tifosi sangiovannesi sembra appunto, dalle testimonianze di chi ha assistito all’incontro, avessero preso di mira soprattutto lui, bandiera storica degli aquilotti. I calciatori montevarchini tornarono alla spicciolata a casa cercando passaggi di fortuna per evitare i tifosi avversari.

Renato invece quella sera non tornò a casa e rimasero impresse nella mente di alcuni calciatori le sue ultime parole: “Ragazzi, non lasciatemi solo…” Forse aveva intuito quale sarebbe stato il suo destino”.

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