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La Penna degli Altri

Apolloni: “Impossibile superare l’amarezza per la sconfitta di Pasadena”

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Intervista esclusiva de Il Posticipo ad Apolloni, difensore del Parma di Scala e della Nazionale anni ’90. Ecco un estratto.

[…] Quel codino visto di spalle, la porta che sembra sempre più piccola, la paura che si fa grande. Luigi Apolloni c’era il 17 luglio 1994 a Pasadena e c’è stato per Roberto Baggio quando quel pallone è volato alto portando via con sé i sogni di un’intera squadra.

[…] Lei ha vissuto Nevio Scala allenatore prima e presidente poi: che rapporto c’è tra di voi?

[…] “La seconda esperienza con Scala è una stata un’ulteriore prova per entrambi: abbiamo dimostrato di andare dalla stessa parte. Scala conosceva i miei pregi e i miei difetti. C’è stato un feeling importante”.

[…] “Io sono originario di Grottaferrata, un paesino vicino Roma che fa parte dei Castelli Romani. Di fronte a casa mia c’erano dei prati dove io, mio fratello e i miei cugini giocavamo. Ho avuto la fortuna di incontrare l’allenatore Marcello Felicioni che mi ha visto esordire in Serie A, purtroppo è morto prima che indossassi la maglia della Nazionale. Ho cominciato a giocare a 9 anni nella Roveriana che fa il derby con la Vivace, la squadra ufficiale di Grottaferrata. Felicioni mi portò in prova alla Lazio, dopo tre mesi mi scartarono e tornai a casa. Poi mi vide la Lodigiani, una squadra importante che a livello giovanile batteva Roma e Lazio. Il presidente Giuseppe Malvicini non ci faceva mancare niente: andavamo in giro con le tute dell’Adidas, della Puma e della Diadora. Avevamo le carte per giocare tra i professionisti”.

[…] Com’è nato difensore? Aveva un mito?

[…] “Ho iniziato come mezz’ala. Alla Lazio mi provarono come terzino sinistro e feci abbastanza bene, poi Marcello Felicioni mi fece fare il marcatore. Tranne l’attaccante e il portiere, ho giocato in tutti i ruoli. Mi sono affermato come difensore centrale alla Lodigiani: mi ha portato lì il padre del centrocampista Roberto Onorati. Poi sono passato al settore giovanile della Pistoiese quindi alla Reggiana e al Parma”.

[…] A proposito di Sacchi e del Mondiale ’94: ripensa spesso alla finale persa col Brasile?

[…] “Impossibile superarla, l’amarezza è stata grandissima. Io poi ero in camera con Roberto Baggio che aveva anche un’altra stanza per pregare: era buddista e lo faceva tre volte al giorno. Si porterà quell’amarezza con sé per tutta la vita. Non è riuscito a coronare quel sogno: ha vinto tanto nella sua carriera, non quel Mondiale che avrebbe meritato. Dal dischetto sbagliarono anche Baresi e Massaro, altri due giocatori che il giorno prima nell’allenamento non avevano fallito. Baggio e Baresi, per i giocatori che sono stati, avrebbero meritato qualcosa di più”.

[…] Baggio era il vostro Maradona?

[…] “Era il nostro punto di riferimento, anche se il leader era il gioco”.

[…] Ha un aneddoto legato a Baggio e a quel Mondiale?

[…] “Roberto cercava di sdrammatizzare sempre tutto: era la sua grande forza perché aveva un grande peso sulle spalle. Baggio era metodico quando faceva la preghiera buddista: al mattino si alzava presto, sentivo che faceva suoni particolari con la bocca. Pregava pure dopo pranzo e la sera prima di andare a letto. Bussava sulla porta della mia stanza: gli dicevo sempre che ero io a dover bussare, non il contrario. Baggio è stato un grande compagno e mi è dispiaciuto per quello che è successo a Pasadena: ho cercato di consolarlo dopo l’errore, ma è una macchia che ti porti per sempre”.

[…] Cosa ricorda di Asprilla invece? È vero che una volta ha colpito il presidente Giorgio Pedraneschi?

[…] “Fu indimenticabile. Eravamo alla Cittadella e stavamo facendo riscaldamento. Asprilla mi chiese quanto ero disposto a dargli se avesse preso in testa Pedraneschi col pallone: il presidente era a bordo campo, stava parlando al telefono. Tino tirò una mina micidiale e lo prese in pieno. Il presidente cadde per terra. Asprilla si mise le mani nei capelli: pensava di averlo ucciso. Poi Pedraneschi si è rialzato. Scala punì Asprilla con una multa da un milione di lire. Il presidente aveva lo stemma del Parma sul telefono: gli si stampò sull’orecchio per la violenza del tiro”.

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(ILPOSTICIPO.IT di Simone Lo Giudice)

 

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