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La Penna degli Altri

Mestre Fidelis

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M e F due semplici lettere nello stemma di un vecchio gagliardetto dell’Unione Sportiva Mestrina.

Sembrano un dettaglio irrilevante ma sono invece la storia, l’orgoglio e l’indole indomita di Mestre città, in antichità, alleata fedelissima di Venezia. Questo motto risale a oltre 500 anni fa precisamente alla guerra tra la Repubblica di Venezia e la cosiddetta Lega di Cambrai, denominazione derivante dalla località dell’Alta Francia dove vari Stati, sotto la volontà del Papa Giulio II, sottoscrissero nel 1508 un accordo atto a fermare le mire espansionistiche veneziane. Nella guerra che ne conseguì, Mestre fu orribilmente saccheggiata dalle truppe di Massimiliano d’Asburgo resistendo eroicamente tant’è che dal 1513, in memoria della fedeltà dimostrata a Venezia, poté ornare il suo stemma con il motto “Mestre Fidelis”.

Questo stemma, come poi ripreso anche sui gagliardetti realizzati dall’Associazione Mestre nel 2015, è un ulteriore simbolo della cittadina lagunare in quanto quello storico, in uso fino al 1513, risale al periodo medievale epoca in cui Mestre era sottomessa a Treviso. Proprio per tale motivo nell’araldica non era presente lo scudo crociato bianco in campo blu con il leone di Venezia e l’acronimo MF, bensì uno scudo con croce argentea in campo rosso, stemma di Treviso, con l’acronimo CM ovvero “Communitas Mestrensis

Gagliardetto in uso nel 2015

Un’altra testimonianza del gagliardetto odierno riguarda i colori, ormai sbiaditi dal tempo ma senz’altro espressione del fascino e della storia della compagina veneta. Nel 1927, anno della costituzione della Mestrina, la squadra indossava maglie granata che portò la stampa nazionale a coniare il termine di “Piccolo Torino” a favore della compagine veneta che aveva nel mestrino Bruno De Lazzari detto “Papussa”, estrosa mezzala e punto di riferimento della squadra.

Bruno De Lazzari, calciatore della Mestrina (fonte WikiLazio)

Alla fine della seconda guerra mondiale la Società dovette fare, tuttavia, di necessità virtù. Successe infatti che l’unica sartoria fornitrice nella zona di Mestre era sprovvista di tessuto granata e si decise, pertanto, di optare per l’arancione che invece era disponibile. L’arancione, sebbene stinto, riportato nella parte superiore del gagliardetto, richiama a questa scelta e colloca il gagliardetto nel periodo tra la fine degli anni quaranta, dove la Mestrina giocò tra l’atro nella stagione 1946 – 1947 in Serie B, e gli anni cinquanta. Il bordo granata presente nella parte inferiore dello scudo turrito può essere invece, presumibilmente, un riferimento all’originario colore granata della squadra.

Nel corso degli anni la Mestrina rinunciò ad apporre sui suoi gagliardetti lo stemma civico solo in alcune circostanze. La prima negli anni ottanta in cui si preferì sfoggiare la sagoma stilizzata di una gondola.

Gagliardetto in uso negli anni ottanta

La seconda negli anni novanta quando a prendere posto nei gagliardetti è il profilo della Torre dell’Orologio, opera edificata al centro della città di cui rappresenta un ulteriore simbolo.

 

Gagliardetto risalente al 1995

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