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Donne in Gi(u)oco

ESCLUSIVO – Intervista a Sante Zaza: “Il mio fiore all’occhiello? Arbitrare la finale nel Mundialito ’84”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – Oltre cento partite in serie A ed una finale del Mundialito. Basterebbero questi due dati per tratteggiare la carriera Sante Zaza, uno dei migliori arbitri internazionali di calcio femminile negli anni Ottanta. Ma il suo contributo in questo sport non si è fermato qui perché è stato anche il Deus ex Machina di uno dei tornei più prestigiosi dei primi anni duemila ovvero l’Italy Women’s Cup. Insignito della medaglia d’argento del CONI, Sante Zaza oggi guida il Comitato piemontese dell’ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiane) e ricopre il ruolo di componente della Commissione Manifestazioni nazionali ed internazionali della LND- FIGC.

La passione per il calcio femminile, comunque, è rimasta cristallina e sincera, come emerge dalle sue parole nel ricordare quel periodo.

Come si è avvicinato al mondo arbitrale?

“Sono originario di Spinazzola, vicino Bari, e quando ero un ragazzetto la domenica andavo a vedere le partite della squadra locale, che militava in Promozione. E ricordo che me la prendevo sempre contro gli arbitri, dicendogli che non capivano niente. Nel 1969 mi sono trasferito a Torino per motivi di lavoro e quando vidi un annuncio rivolto a chi voleva frequentare il corso per arbitri organizzato dall’AIA, per curiosità mi ci iscrissi. Seguendo le lezioni mi resi conto che in realtà ero io che non avevo capito le regole e che quindi da giovane sbagliavo a contestare i direttori di gara. Tutto era nato per scherzo ma col passare del tempo il mondo arbitrale mi è piaciuto sempre di più e ho iniziato a ricevere degli apprezzamenti per la personalità ed il carisma che mettevo in campo e ciò mi ha portato a fare una lunghissima carriera.”

Quando avvenne l’approdo al calcio femminile?

“Nel 1979 un gruppo di amici mi invoglia a passare ad arbitrare nel femminile il cui settore, all’epoca, era diretto da Arpaia. Iniziai nelle serie inferiori ma la svolta della mia carriera avvenne nel 1981 con l’arrivo nella FIGCF di Fulvio Pieroni, che si occupò della riorganizzazione della categoria arbitrale.

Infatti in quella stagione diressi molto bene la semifinale di Coppa Italia e così subito dopo mi venne affidata Gorgonzola-Lazio, un match decisivo per la lotta scudetto. Sugli spalti c’era anche Pieroni, che al termine dell’incontro venne negli spogliatoi e mi fece i complimenti. Nel 1983, in occasione del torneo “L’Uddastri” che si svolse in Sardegna, feci l’esordio come arbitro internazionale.”

In base alla sua esperienza personale, ci sono delle differenze tra l’arbitrare una partita di calcio maschile e una femminile?

“A mio parere il segreto per arbitrare bene nel calcio femminile sta nella bravura di saper interpretare bene la regola del vantaggio. Infatti, rispetto ad una partita di calcio maschile, c’è meno fisicità perché si gioca più in velocità e con la palla a terra.”

Quali sono state le partite più importanti che ha diretto?

“In questo elenco rientra certamente lo scontro di vertice Giolli Roma – Alaska Trani (decima giornata d’andata della stagione 1984 ndr) terminata 2-2, con Carolina Morace che quasi allo scadere realizzò il pareggio, ed il già citato Gorgonzola- Lazio, che nel 1981 fu il mio trampolino di lancio. Poi vi è la semifinale di Coppa Italia tra Trani e Giugliano giocatasi il 27 aprile 1986 allo Stadio delle Vittorie di Bari ed il derby Somma Vesuviana- Giugliano, molto sentito perché tra le due tifoserie c’era una grandissima rivalità. Senza dimenticare le partite internazionali dove il mio fiore all’occhiello è stata la finale nel Mundialito del 1984.

Giolli Roma – Alaska Trani 1984

Ritorniamo proprio a quel 26 agosto 1984 in cui diresse Italia-Germania Ovest.

“Per la finale del Mundialito gli spalti dell’”Armando Picchi” di Jesolo erano gremiti. La gara veniva trasmessa dalla RAI ed in tribuna vi erano tutte le autorità della Federazione Femminile, con in testa il Presidente Trabucco ed il segretario Barra, e fior di giornalisti come Paolo Valenti, Gianfranco De Laurentiis e Giorgio Martino solo per citarne alcuni.

Dopo il fischio d’inizio ho messo da parte l’emozione: sentivo la responsabilità di stare arbitrando una partita importantissima e ci tenevo a sbagliare il meno possibile. E sono stato fortunato a non commettere errori, compreso il calcio di rigore assegnato all’Italia che era nettissimo. Fu un incontro bellissimo e duro, tecnicamente giocato bene ma molto spigoloso e con tanti falli. La presi in pugno sin dal primo minuto rimanendo sempre vicino all’azione. Potei contare sul supporto di due ottimi collaboratori, Pellizzari di Vicenza e Rivetti di Brescia, che mi diedero una grossa mano. E come testimoniato dagli articoli usciti l’indomani fu una direzione di gara senza sbavature. La sera organizzarono un party in un noto albergo di Jesolo e quando ritirai la targa celebrativa fui applaudito anche dalle tedesche perché si erano rese conto che avevo diretto la partita in maniera impeccabile ed imparziale. Dopo quasi quarant’anni sono tornato in quello stadio su richiesta di Rose Reilly per raccontare la partita per il documentario che stanno girando su di lei. Rivivere quei momenti è stato veramente toccante e mi sono emozionato.”

Il taccuino di Italia – Germania Ovest 26 agosto 1984

Dal punto di vista arbitrale il passaggio dalla Federazione di Trabucco alla Lega Nazionale Dilettanti della FIGC comportò dei cambiamenti?

“Con questo passaggio tutto il settore arbitrale rimase fuori la porta perché Ricchieri, l’allora presidente della LND, disse che avrebbe impiegato gli arbitri dell’Interregionale. Inoltre fu azzerata un po’ tutta la infrastruttura della FIGCF: il giudice sportivo, la commissione disciplinare, l’organo tecnico. L’unico che tennero fu Pieroni.

Così la mia carriera terminò con l’annessione della FIGCF alla LND. Certo ci rimasi male ma non ne feci una malattia, in fondo mi ero preso tante soddisfazioni: ho diretto 113 partite in serie A, circa 50 in serie B, due semifinali di Coppa Italia, diverse partite internazionali ed ho ricevuto vari premi come ad esempio il fischietto d’argento.”

Successivamente ritorna nel calcio femminile affiancando il Presidente della Divisione Calcio Femminile Natalina Ceraso Levati. Tra i suoi più importanti successi c’è nel 2003 l’organizzazione della Italy Women’s Cup. Come nacque l’idea?

“Con la nomina di Natalina Ceraso Levati alla presidenza della Divisione mi riavvicinai al calcio femminile. Un giorno Natalina mi chiamò e mi disse: “Ho un sogno nel cassetto. Voglio realizzare un torneo stile Coppa Uefa per dare più vivacità al campionato di serie A così da rendere interessante la lotta dal secondo al quarto posto, mettendo in palio l’accesso a questa nuova competizione internazionale.”. E da parte mia, chiaramente, ci fu piena disponibilità.

Praticamente siamo partiti da zero: bisognava fare un progetto, trovare la formula, le risorse economiche ed il luogo dove fare questo torneo, che chiamammo Italy Women’s Cup. Naturalmente vi partecipavano sia squadre italiane che estere. Io ero il coordinatore responsabile e mi occupavo di reperire anche le risorse economiche necessarie, che oscillavano tra i 140.000 e i 150.000 euro. La prima, nel 2003, fu fatta in Sicilia e scelsi come testimonial Milene Domingues, l’ex compagna di Ronaldo il Fenomeno. Andò molto bene e così ne seguirono altre quattro edizioni, tutte ben riuscite.

Per preparare ogni edizione lavoravo dodici mesi all’anno perché volevamo dare lustro al calcio femminile italiano e fargli fare un salto di qualità. È stata un’esperienza favolosa che ho fatto gratuitamente avendo riconosciuto solo i rimborsi per le spese di viaggio. Nel 2008 col Piemonte avevo stipulato un accordo per disputare lì due edizioni consecutive. Poi nel 2009 venne eletto a capo della Divisione Giancarlo Padovan, che mi lasciò fuori dal suo gruppo di lavoro. Disse che del torneo se ne sarebbe occupato un suo incaricato ma il risultato fu che in realtà non si disputò più. Non dovevano far morire la Italy Women’s Cup, questo è un dolore che ancora mi porto dentro.”

La locandina della prima edizione Italy Women’s Cup

La francese Frappart ha dimostrato che ormai i tempi sono maturi per vedere una donna arbitrare anche nelle più importanti competizioni maschili. Quale è il livello attuale in Italia?

“All’inizio tutti dicevano che le donne non erano in grado di giocare a calcio ed invece hanno dimostrato che potevano farlo ed anche bene. Naturalmente lo stesso discorso lo si può estendere al settore arbitrale e voglio ricordare che abbiamo già avuto Cristina Cini di Firenze che, tra il 2002 ed il 2010, ha ricoperto il ruolo di assistente di linea in serie A e serie B. Oggi ci sono tante ragazze che stanno crescendo e sotto la guida dell’ottimo Trentalange sicuramente continueranno a migliorarsi. Certo ci vuole un po’ di tempo ma sono sicuro che arriverà il momento in cui vedremo una donna dirigere una partita di serie A o incontri internazionali anche nel maschile perché ritengo che ce ne siano diverse che hanno la personalità, il carisma e la capacità per poterlo fare.”

Si ringrazia Sante Zaza per la documentazione fotografica messa a disposizione.

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Per chi volesse approfondire l’argomento:

Giovanni Di Salvo “Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile con particolare riferimento a quello siciliano” della GEO Edizioni.

Giovanni Di Salvo “Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

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Ingegnere palermitano con la passione per il giornalismo e il calcio femminile. Autore di due libri: "Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista" e "Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile".

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