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Donne in Gi(u)oco

ESCLUSIVO – Intervista a Antonietta Cosentino: “Tutto il calcio femminile veniva visto con curiosità, figuriamoci una donna arbitro”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – L’arbitro francese Stéphanie Frappart lo scorso 2 dicembre è salita agli onori della cronaca per essere diventata la prima donna ad arbitrare una partita di Champions League, Juventus- Dinamo Kiev valevole per la quinta giornata della fase a gironi del Gruppo G. Il fischietto d’Oltralpe, comunque, già da qualche anno fa parte del gruppo dei migliori direttori di gara europei avendo arbitrato, nel 2019, la finale dei Mondiali femminili fra Stati Uniti e Olanda e la finale di Supercoppa Europea tra Liverpool e Chelsea.

Ma l’Italia, tra fine anni sessanta ed inizio anni settanta, è stata uno dei paesi guida non solo nel calcio femminile ma anche nel relativo settore arbitrale. Infatti nel 1969 venne istituito il G.I.LA. (Gruppo Italiano Liberi Arbitri), che aveva sede a Torino ed era presieduto da Alberto Sicco, ed i suoi corsi per arbitro erano aperti anche alle donne. Tra le prime quattro iscritte vi furono Armanda Prochet, moglie di Alberto Sicco, ed Antonietta Cosentino, sorella di Giuseppe Cosentino, uno dei migliori arbitri di quel periodo.

Antonietta Cosentino, ad oltre cinquant’anni di distanza, rivive la sua avventura con la giacchetta nera.

Come mai decise di diventare arbitro?

«Spesso andavo a vedere le partite che arbitrava mio fratello. Lui era molto bravo ed imparziale (Giuseppe Cosentino diresse le finali di Coppa Europa nel 1969 e nel 1973 e quella del Mondiale non ufficiale Trofeo “Martini & Rossi” nel 1970 ndr) e mi trasmise questa passione. Il calcio femminile mi piaceva parecchio ed ammiravo anche le ragazze che in quegli anni pionieristici giocavano a pallone. Così ad un certo punto pensai: voglio diventare un arbitro anche io. All’inizio proprio mio fratello non fu molto contento di questa mia scelta perché fare l’arbitro era impegnativo in quanto molte volte le sedi delle partite erano lontane e bisognava affrontare lunghe trasferte. Inoltre ero maestra d’asilo e quindi avrei dovuto far conciliare entrambe le cose. Alla fine prevalse la voglia di provare a fare questa esperienza e così mi iscrissi al corso, superai l’esame e conseguii il tesserino.»

Antonietta Cosentino

Quando avvenne il suo debutto?

«Era il 15 marzo del 1970. Si trattava di un’amichevole che si disputò a Castelletto sopra Ticino ed io ed Armanda Prochet venimmo designate come assistenti dell’arbitro Pezzotta. Ne parlarono sia sul Corriere della Sera che su Lo Specchio dei Tempi de La Stampa, ed ancora oggi conservo quegli articoli. Nel 1995 a Carlentini (la famiglia Cosentino era originaria di lì e si era spostata a Torino allorquando il padre, per lavoro, era stato trasferito nel capoluogo piemontese ndr) ricevetti il premio Leone d’Argento proprio per essere stata una delle “prime arbitresse”.»

Il Leone d’Argento

Ed invece l’esordio nel Campionato di serie A?

«Avvenne il 10 maggio di quell’anno a Traversetolo per la gara Vernici Milesi Parma- Real Torino, valevole per la terza giornata di andata del Campionato FICF. Due settimane dopo venni chiamata nuovamente, per far parte della terna dell’arbitro Sicco, per la partita Real Torino- Olimpia Verona.»

Come era vista una donna che arbitrava o faceva l’assistente di linea?

«In quegli anni tutto il calcio femminile veniva visto con curiosità, a maggior ragione una donna arbitro o guardialinee. Il pubblico ci guardava con un po’ di meraviglia ed era molto critico nei nostri confronti. Poi, quando ho arbitrato un’amichevole di calcio maschile, più che applausi ricevetti inviti a cena!»

Marzo 1970 – Al centro l’arbitro Pezzotta, a sinistra Armanda Prochet, a destra Antonietta Cosentino

Per quanti anni ha fatto parte del settore arbitrale?

«Ho iniziato a ventisette anni e ho proseguito per circa 2 anni. Ricordo che sono stata assistente di linea in una decina di partite di calcio femminile. Come arbitri di cui sono stata guardalinee, rammento, oltre a Pezzotta e Sicco, anche Mosca e Mollo. Per quanto riguarda i campi che ho calcato i più belli sono stati il Motovelodromo ed il Ruffini di Torino ma soprattutto lo stadio “Marassi” di Genova. Inoltre ho diretto, come primo ufficiale di gara, anche un’amichevole di calcio maschile. Poi il G.I.LA. si sciolse e così decisi di smettere.»

Si ringrazia Antonietta Cosentino per la documentazione fotografica messa a disposizione.

 

Per chi volesse approfondire l’argomento:

“Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

“Quando le ballerine danzavano col pallone.”  della GEO Edizioni.

Ingegnere palermitano con la passione per il giornalismo e il calcio femminile. Autore di due libri: "Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista" e "Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile".

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